<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739</id><updated>2011-07-30T20:46:21.681-07:00</updated><title type='text'>RAVIOLO GIORGIO</title><subtitle type='html'>Se un uomo ha tutte le risposte è solo perchè ha smesso di farsi domande.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>167</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-9102542565456537371</id><published>2009-12-31T07:05:00.001-08:00</published><updated>2009-12-31T07:06:58.395-08:00</updated><title type='text'>Addio anni zero senza rimpianti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;L’ immagine del tunnel, per definire un percorso al buio attraverso una lunga serie di crisi, è ormai inflazionata e svalutata. Ma è quella che definisce meglio i primi anni del secolo, dall’elezione di George W. Bush alla Casa Bianca nel novembre del 2000 all’elezione di Barack Obama nel novembre dell’anno scorso. Le responsabilità non sono soltanto americane. Non è colpa degli Stati Uniti, ad esempio, se il fanatismo islamico, nel settembre del 2001, scatena la guerra santa nel cielo di New York. Ma molto di ciò che è accaduto ha le sue origini nel modo in cui l’America, da quel momento, ha concepito il proprio ruolo nel mondo e nei metodi con cui ha perseguito i suoi obiettivi.&lt;br /&gt;La lista degli avvenimenti funesti è impressionante: la guerra afghana, la guerra irachena, la guerra libanese, la guerra georgiana, la guerra di Gaza, le guerre africane, imassacri del Darfur, una lunga serie di attentati terroristici da Madrid a Londra, dal Pakistan all’India, dall’Indonesia alla Turchia, e una serie non meno importante di repressioni poliziesche in Birmania, nel Tibet, nello Xinjiang, in Iran. Il catalogo delle crisi economiche e finanziarie non è meno lungo, da quella del petrolio e del gas a quella dell’industria automobilistica, da quella americana dei mutui a quella delle banche e delle compagnie di assicurazione, da Wall Street alla City. E mentre gli Stati Uniti reagivano a ogni insuccesso raddoppiando testardamente la posta, l’Europa impiegava otto anni per approvare una Costituzione che le permettesse di governare se stessa e di avere un ruolo mondiale corrispondente alla sua importanza. Aggiungo, per completare il quadro, che in questo marasma si sono fatti spazio gli avventurieri e i corsari, da quelli che controllano gli Stati, come il venezuelano Hugo Chávez e i signori nordcoreani di Pyongyang, a quelli che catturano le navi nel Golfo di Aden e al largo delle coste somale.&lt;br /&gt;Forse siamo prossimi alla fine del tunnel. Vi saranno altre guerre, altri attentati terroristici e altre operazioni militari, forse addirittura nei prossimi giorni. Ma lo stile degli Stati Uniti è cambiato, l’Europa ha finalmente una Costituzione, la crisi del credito ha ripulito almeno in parte le stalle della finanza internazionale e molte industrie (quelle dell’automobile ad esempio) sanno che non è più possibile tornare alle dimensioni di un tempo. So che la conferenza di Copenaghen viene considerata da molti un insuccesso. Ma tra la situazione degli anni scorsi, quando alcuni fra i maggiori Paesi inquinanti rifiutavano qualsiasi impegno, e quella d’oggi corre una bella differenza. So che il G20 non sarà mai probabilmente il governo mondiale dell’economia, ma sarà pur sempre meglio di un G8 che rappresentava soltanto i vecchi proprietari. So che gli Stati Uniti continueranno a considerarsi superpotenza, ma l’America di Obama, soprattutto dopo l’approvazione della riforma sanitaria, assomiglierà un po’ di più all’Europa.&lt;br /&gt;Gli Stati, come gli esseri umani, non smetteranno mai di commettere errori. Ma sanno imparare le lezioni ed eviteranno, almeno per un certo periodo, di ripetere gli errori del passato. Possiamo dire lo stesso del nostro Paese? Durante il primo decennio del secolo l’Italia è stata, come spesso nel corso della sua storia, schizofrenica. La sua classe politica è litigiosa, il suo rapporto con gli elettori èmediocremente clientelare, i suoi dibattiti sono futili e retorici, l’apparato statale è poco produttivo, le corporazioni sono potenti e miopi. Ma il frastuono delle chiacchiere copre il silenzio di coloro che lavorano seriamente e mettono a segno ogni tanto risultati importanti, spesso con un confortante grado di continuità tra governi di colore diverso. Sul piano delle infrastrutture, un settore cruciale per la sua modernizzazione, il Paese, alla fine del decennio, sta meglio che all’inizio. Lo spettacolo è ancora più confortante se spostiamo lo sguardo dall’apparato politico-amministrativo alla società. Mentre l’agenda politica nazionale era dominata dalla discussione sul declino, molti industriali hanno affrontato il problema senza dare retta alle Cassandre e hanno reinventato le loro aziende.&lt;br /&gt;Da una ricerca della Fondazione Edison, descritta da Marco Fortis sul Sole 24 Ore del 29 dicembre, risulta che nel 2007, prima della grande crisi del credito, l’Italia era «seconda soltanto alla Germania per numero complessivo di primi, secondi e terzi posti nell’export mondiale ogni 100.000 abitanti, precedendo Francia e Corea del Sud». Non è tutto. Mentre le cicale americane e inglesi bruciavano il loro denaro, le formiche italiane continuavano a risparmiare. Abbiamo un pesante debito pubblico, ma se altri Paesi sommassero il debito delle pubbliche amministrazioni a quello delle famiglie, scoprirebbero che la loro situazione, in qualche caso, è peggiore della nostra. Esiste una sonder weg italiana, una via speciale dell’Italia, che ci riserva talvolta qualche gradevole sorpresa. Occorre evitare tuttavia, al momento dei bilanci, i pericolosi compiacimenti. Dovremmo piuttosto constatare che le potenzialità italiane sono frenate dalla mediocrità della sua classe politica, dallo stato del Mezzogiorno e dalla snervante lentezza con cui stiamo modificando le nostre invecchiate istituzioni. Siamo usciti senza troppi danni da un decennio orribile. Pensate a che cosa accadrebbe se, invece di camminare, ci mettessimo a correre.&lt;br /&gt;Sergio Romano (pubblicato sul sito Corriere.it del 31 dicembre 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-9102542565456537371?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/9102542565456537371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=9102542565456537371' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9102542565456537371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9102542565456537371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/l-immagine-del-tunnel-per-definire-un.html' title='Addio anni zero senza rimpianti'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3416224401922836879</id><published>2009-12-31T02:29:00.001-08:00</published><updated>2009-12-31T02:30:31.830-08:00</updated><title type='text'>L'impareggiabile Samuelson</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#ff0000;"&gt;Paul Samuelson è stato un pensatore unico. Nessuno ha dato alla scienza economica tante idee fondamentali nei più diversi campi. Ma particolarmente attuale appare oggi il suo contributo alla politica economica. Fondato sulle buone politiche macroeconomiche. Un insegnamento spesso dimenticato da economisti troppo presi dalla bellezza della matematica dei mercati perfetti. E che per questo trascurano il mondo reale. Al quale invece Samuelson è rimasto sempre profondamente ancorato.&lt;br /&gt;Ci sono stati i ricci e ci sono state le volpi. E poi c’è stato Paul Samuelson.Il riferimento è naturalmente alla famosa distinzione tra pensatori di Isaiah Berlin: le volpi, che sanno molte cose, e i ricci, che ne sanno una sola grande. Ciò che ha fatto di Samuelson un pensatore economico unico, come nessun altro passato o presente, è stato il fatto che sapeva, e ci ha insegnato, molte grandi cose. Nessun economista ha mai avuto così tante idee fondamentali.Con un piccolo aiuto di Google Scholar, ho compilato una lista di alcune grandi idee di Samuelson. Dico “alcune” perché non sono sicuro che l’elenco sia completo. Ma in ogni caso ecco otto (otto!) intuizioni fondamentali, ognuna delle quali ha dato luogo a una vasta e continua letteratura.&lt;br /&gt;Otto pietre miliari:&lt;br /&gt;Preferenze rivelate: negli anni Trenta ci fu una rivoluzione nella teoria del consumo perché gli economisti si resero conto che nelle scelte di consumo c’era molto di più dell’utilità marginale decrescente. Ma è stato Samuelson a insegnarci quante deduzioni si possono trarre dalla semplice affermazione che ciò che le persone scelgono dev’essere qualcosa che preferiscono a qualcos’altro che potrebbero permettersi, ma che non scelgono.Economia del benessere: che cosa significa affermare che un risultato economico è migliore di un altro? Prima di Samuelson era un concetto vago e molta era la confusione su come si dovesse pensare la distribuzione del reddito. Samuelson ci ha insegnato come usare il concetto di redistribuzione del reddito dal punto di vista di un osservatore etico per dar conto del concetto di benessere sociale. E ci ha perciò insegnato i limiti di quel concetto nel mondo reale, dove non esiste un simile osservatore e la redistribuzione generalmente non avviene.Vantaggi del commercio: che cosa significa dire che il commercio internazionale porta benefici? Quali sono i limiti di questa asserzione? Il punto di partenza è l’analisi di Samuelson dei vantaggi che derivano dal commercio, un’analisi che fa leva sia sulle preferenze rivelate sia sul concetto di benessere. Tutto quello che è venuto dopo, dall’analisi sulle distorsioni di Bhagwati e Johnson al concetto di vantaggio comparato generalizzato di Deardorff, si basa su quell’intuizione.Beni pubblici: perché alcuni beni e servizi devono essere forniti dallo Stato? Che cosa rende alcuni beni, e soltanto alcuni, adatti ai mercati privati? È tutto scritto in Pure theory of public expenditure di Samuelson, del 1954.Teoria della proporzione dei fattori: ogni volta che parliamo di risorse e di vantaggio comparato, ogni volta che ci preoccupiamo degli effetti del commercio sulla distribuzione del reddito, ci rifacciamo al lavoro di Samuelson degli anni Quaranta e Cinquanta: prese le vaghe e confuse idee di Ohlin e Heckscher e le trasformò in un modello raffinato che ha definito la teoria del commercio per una generazione e che resta un elemento chiave della sintesi attuale.Tassi di cambio e bilancia dei pagamenti. Faccio qui una breve digressione nella mia storia personale: chi lavora nel commercio internazionale tende per lo più a perdere il filo quando il discorso cade su tassi di cambio e bilancia dei pagamenti. Come mi è capitato di dire, chi si occupa di commercio reale ha della macroeconomia internazionale la stessa opinione che ha del voodoo e i macroeconomisti internazionali tendono a considerare il commercio reale come noioso e irrilevante (e quando sono di cattivo umore penso che siano vere entrambe le cose). Ma a salvarmi da tutto questo è stata la lettura del lavoro di Dornbusch, Fischer e Samuelson del 1977 sul commercio ricardiano. Un lavoro che tra le altre cose mostrava come tutto si tenga tra commercio e macroeconomia, tassi di cambio e bilancia dei pagamenti, la possibilità di trarre vantaggi dal commercio, ma anche la possibilità che ne derivi disoccupazione.Più tardi mi sono reso conto che Samuelson aveva compreso tutto ciò già molto tempo prima, ma l’eleganza del modello di Dornbusch, Fischer e Samuelson è stata certamente d’aiuto per l’affermazione di questi concetti. Ecco che cosa scriveva Samuelson nel suo lavoro del 1964 Theoretical notes on trade problems: “Senza piena occupazione e con un prodotto interno netto sub-ottimale, tutti i deprecati argomenti mercantilisti si rivelano validi”. E proseguiva citando l’appendice dell’ultima edizione del suo Economics, “mettendo in rilievo i veri problemi che la sopravvalutazione solleva per gli apologeti del libero commercio”. La soluzione, naturalmente, era nel mettere fine alla sopravvalutazione e non nell’imporre restrizioni al commercio. Samuelson aveva capito che le buone politiche macroeconomiche sono un pre-requisito delle buone politiche microeconomiche. Ma su questo torneremo fra poco.Generazioni sovrapposte: il suo modello dei prestiti fra generazioni sovrapposte, del 1958, è il paradigma di pensiero per tutto, dalla previdenza sociale al debito delle famiglie. È difficile immaginare la macroeconomia senza quel modello.Finanza a percorso casuale: la dimostrazione di Samuelson che gli investimenti a lunga scadenza implicano fluttuazioni casuali dei prezzi è il punto di partenza di molta della finanza moderna.&lt;br /&gt;La Politica Economica&lt;br /&gt;Come ho già detto, sono sicuro che c’è dell’altro. Ma va ricordato che già da sola ciascuna di queste idee sarebbe stata sufficiente per fare di Samuelson un grande economista. Nessuno, ma proprio nessuno, ha fatto così tanto. Come ci è riuscito? Perché era il più intelligente di tutti, ovviamente. Ma aggiungerei anche per due aspetti del suo carattere che hanno dato forza alla sua ricerca intellettuale.Il primo era la sua allegria. Leggendo Samuelson non si ricava l’impressione di un serissimo studioso intento a scrivere i suoi ponderosi lavori, ma ci si immagina un uomo che si divertiva con le idee, tanto che talvolta l’allegria si trasforma in ispirate sciocchezze. Basta leggere la nota 9 del suo paper sulle generazioni sovrapposte: “Sicuramente, quale frase che inizia con la parola “sicuramente” può avere legittimamente alla fine un punto di domanda? Tuttavia, un paradosso è più che sufficiente per un solo articolo…”. Mi sembra chiaro che la sua allegria ha liberato la sua immaginazione ed ha alimentato la sua creatività.E tuttavia, allo stesso tempo, è sempre rimasto profondamente ancorato alla realtà. Nessuna torre d’avorio accademica per Samuelson, è sempre stato profondamente interessato agli avvenimenti e alla politica, giocava con i mercati, non ha mai lasciato che le sue teorie avessero il sopravvento sulla realtà delle cose.E ciò mi porta al suo più importante contributo di politica economica: la sintesi keynesiana. Samuelson è stato intellettualmente un figlio della grande depressione: è diventato intellettualmente maturo in un periodo di disoccupazione di massa, i suoi manuali hanno fatto conoscere il pensiero keynasiano a un pubblico più vasto e non ha mai dimenticato che i mercati possono funzionare terribilmente male. E allora che utilizzo si può fare nel mondo reale della teoria economica sulle virtù del mercato?La risposta di Samuelson è stata che occorre dare la precedenza alle buone politiche macroeconomiche. Le politiche monetarie e fiscali devono essere utilizzate per assicurare più o meno il pieno impiego (come ho sottolineato altrove, Samuelson si rendeva conto dei limiti della politica monetaria in un modo che appare oggi incredibilmente preveggente) e i tassi di cambio devono essere aggiustati per assicurare la competitività. Soltanto a quel punto le virtù del mercato possono entrare in gioco.Troppi economisti hanno dimenticato questa lezione, mentre si immergevano nella elegante matematica dei mercati perfetti. Ma il realismo di Samuelson, la sua consapevolezza che i mercati sono una grande cosa, ma devono essere affiancati dall’attivismo del governo, mai come oggi ci appare nella sua importanza.Rendiamo onore a Paul Anthony Samuelson, l’economista ineguagliabile: non c’è mai stato, né mai ci sarà, qualcuno alla sua altezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#ff0000;"&gt;Paul Krugman (pubblicato sul Sito LaVoce.info del 16.12.2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3416224401922836879?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3416224401922836879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3416224401922836879' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3416224401922836879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3416224401922836879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/limpareggiabile-samuelson.html' title='L&apos;impareggiabile Samuelson'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2417467152887120260</id><published>2009-12-31T02:24:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T02:28:04.329-08:00</updated><title type='text'>Derby del debito Atene - Roma</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Oltre alla Grecia, altri paesi europei sono considerati a rischio insolvenza del debito da mercati e agenzie di rating. L'Italia è uno di questi. Ma quali sono differenze e analogie tra la nostra situazione e quella greca? In Grecia lo squilibrio è dato da un disavanzo primario molto elevato. Nel nostro paese, invece, è la fortissima recessione seguita alla crisi a creare problemi. E allora le nostre finanze, a differenza di quelle greche, potrebbero beneficiare molto della ripresa economica e dell'aumento dell'inflazione.&lt;br /&gt;Uno spettro si aggira per l’Europa, proveniente da Dubai: l’insolvenza del debito sovrano. Usciti carichi di debiti e con le finanze dissestate dalla recessione internazionale, molti paesi europei, Grecia, Irlanda, Spagna, paesi Baltici, fino ai Balcani, sono oggi considerati a rischio dalle agenzie di rating e dai mercati. I timori si concentrano soprattutto sulla Grecia, mentre l’Italia, per ora, sembra sgamarla. Ma la solvibilità della finanza pubblica nei due paesi cugini è davvero diversa? E di quanto? Semplici calcoli mostrano che vi sono molte analogie e qualche importante differenza.&lt;br /&gt;Conseguenze del declassamento&lt;br /&gt;Il 7 dicembre, Standard &amp;amp; Poors ha messo in “negative watch” il debito sovrano greco, attualmente classificato A-, preludendo a un probabile declassamento; il giorno dopo Moody’s lo ha declassato a BBB+, con un “out look” negativo. Nel frattempo, sul mercato sono aumentati vertiginosamente gli spread sui Cds greci (i premi pagati per assicurarsi contro l’insolvenza), cresciuti fino a 211 punti base, i massimi da marzo 2009. In confronto, gli spread dell’Italia sono “solo” 81 punti base. Oggi gli investitori richiedono un premio di 2,31 punti percentuali per investire in titoli greci anziché tedeschi (i Bund a dieci anni), come compenso contro il rischio d’insolvenza. Per l’Italia, il differenziale è “solo” dello 0,86 per cento. (1)Il declassamento del debito greco ha un’importante conseguenza: a partire dal 2010 la &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ecb.int/press/pr/date/2009/html/pr091120.en.html"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Banca centrale europea&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;, per migliorare il controllo della liquidità bancaria, ha deciso di rafforzare i “requisiti” di rating per i titoli &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.borsaitaliana.it/documenti/rubriche/sottolalente/assetbackedsecurities.htm"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Abs&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt; (Asset Backed Securities): per essere accettati come collaterale in cambio dei finanziamenti della Bce, sarà necessario che questi titoli abbiano almeno due rating, di cui il più basso sia “A”. Se, come sembra prevedibile, lo stesso criterio verrà applicato anche ai titoli pubblici, un declassamento generalizzato del debito greco impedirà alle banche di utilizzare queste linee di credito (a buon mercato) per investire in debito sovrano greco (da dare in garanzia alla Bce). Sparirebbe allora un’importante fonte di domanda per i titoli greci (e di profitto per le banche), con conseguenze potenzialmente destabilizzanti.&lt;br /&gt;Il confronto tra Italia e Grecia&lt;br /&gt;Per paragonare la sostenibilità del debito pubblico nei due paesi dobbiamo considerare almeno tre fattori: il disavanzo primario (cioè il deficit pubblico al netto delle spese per interessi), che indica quanto nuovo debito lo stato deve emettere per finanziare l’eccesso di spese sulle entrate; la differenza tra il tasso di interesse reale, cioè depurato dall’inflazione, e il tasso di crescita del Pil, che misura la velocità “automatica” a cui deve aumentare il rapporto debito/Pil, solo per pagare gli interessi che maturano sullo stock esistente di debito; e l’ammontare di debito in circolazione, su cui pagare interessi e rimborsare il principale. (1)I due paesi (vedi tabella 1, scenario “attuale”) presentano dati non troppo dissimili per inflazione, tasso nominale di interesse e rapporto debito pubblico/Pil. La differenza principale sta nel fatto che in Grecia lo squilibrio è dato dall’elevatissimo disavanzo primario, circa il 7,5 per cento del Pil, che invece da noi appare più contenuto (grazie, ministro Tremonti!). Per contro, la dinamica esplosiva del debito italiano trae origine dalla fortissima recessione seguita alla crisi internazionale (grazie, ministro Tremonti!), che invece ha quasi del tutto risparmiato la Grecia. La recessione accresce la velocità “automatica” del rapporto debito/Pil attraverso il differenziale tra tasso d’interesse reale e il tasso di crescita.Qual è l’entità della manovra necessaria per stabilizzare il rapporto debito/Pil nei due paesi? Semplici calcoli mostrano che, se venissero confermati questi tassi, Grecia e Italia dovrebbero generare un surplus nel bilancio primario rispettivamente di 5,8 e di 10,5 punti di Pil (vedi riga “scenario attuale” della tabella). Dunque, in entrambi i paesi si renderebbe necessaria una correzione di bilancio di circa 13 punti di Pil (vedi ultima colonna).La diversa origine dello squilibrio fiscale comporta però un importante vantaggio per l’Italia: le nostre finanze, a differenza di quelle greche, potrebbero grandemente beneficiare della ripresa economica e dell’aumento dell’inflazione.Se, infatti, la crescita economica si stabilizzasse all’1 per cento (scenario 1), la manovra di aggiustamento necessaria alla stabilizzazione del nostro debito si ridurrebbe al 4,6 per cento del Pil, mentre quella greca rimarrebbe molto elevata, all’11,2 per cento.Infine, un aiuto molto prezioso potrebbe venirci dalla Banca centrale europea: se l’inflazione arrivasse al 3 per cento (scenario 2), in Italia basterebbe realizzare un bilancio primario in pareggio, e l’aggiustamento si ridurrebbe al 2,5 per cento del Pil, una manovra politicamente realizzabile, che non ucciderebbe sul nascere la ripresa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Paolo Manasse (pubblicato sul sito LaVoce.info del 15.12.2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2417467152887120260?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2417467152887120260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2417467152887120260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2417467152887120260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2417467152887120260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/derby-del-debito-atene-roma_31.html' title='Derby del debito Atene - Roma'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5805700485586670971</id><published>2009-12-31T02:21:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T02:23:52.197-08:00</updated><title type='text'>La sanità di Obama: una riforma a metà</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#000099;"&gt;Un indubbio successo politico per il presidente Obama che l'ha fortemente voluta. Ma anche un compromesso con la lobby delle compagnie di assicurazione, che non ne vengono minimamente danneggiate. La riforma del sistema assicurativo per la sanità negli Stati Uniti si ferma infatti a metà strada: affronta il problema dei milioni di cittadini che non hanno una copertura per le cure mediche, ma non quello della esorbitante spesa sanitaria americana.&lt;br /&gt;Il 7 novembre scorso la Camera degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge di riforma del sistema assicurativo per la sanità. Il 24 dicembre il Senato americano ha approvato un testo simile, ma non uguale. Adesso i due testi saranno armonizzati e, presumibilmente, diverranno legge, dando il via libera a una riforma fortemente voluta dal presidente Obama. Ma come funziona oggi il sistema di assicurazione sanitaria negli Usa? Quali cambiamenti apporterà la riforma? E che cosa resta ancora da fare?&lt;br /&gt;L’assicurazione sanitaria negli USA&lt;br /&gt;L’assicurazione sanitaria pubblica è composta principalmente da due programmi di spesa, Medicare e Medicaid. Medicare è un programma federale che rimborsa gli anziani per le spese mediche. Medicaid è un programma a finanziamento misto, federale e statale, diretto ai poveri. La copertura di Medicaid varia da stato a stato, e in alcuni esclude i poveri senza figli. In totale, la sanità pubblica copre il 27 per cento della popolazione. L’assicurazione sanitaria privata si fonda sui piani offerti da compagnie assicurative private, che promettono di rimborsare una parte consistente delle spese mediche. Il 67 per cento della popolazione è coperto da una forma di assicurazione sanitaria di questo tipo. Caratteristica distintiva è il fatto che la grande maggioranza dei piani viene contrattato dai datori di lavoro, cioè dalle aziende, che poi offrono ai lavoratori la possibilità di acquistare il piano assicurativo contrattato, a tassi di solito più vantaggiosi di quelli disponibili al privato cittadino. Ciò significa che per la maggioranza della popolazione Usa, la sanità è funzionalmente legata al posto di lavoro: perdere il lavoro significa perdere anche l’assicurazione sanitaria.&lt;br /&gt;Due problemi e una riforma&lt;br /&gt;E poi ci sono i non-assicurati, circa 45 milioni di persone, ovvero il 15 per cento della popolazione. Cosa succede quando si ammalano? Al contrario di quanto spesso si crede in Italia, non verranno lasciati morire in mezzo alla strada. Verranno curati, magari anche in un ottimo ospedale. Poi però riceveranno fatture assai salate, che molti non saranno in grado di pagare se non vendendo la casa o altre proprietà, finché non diventeranno poveri e quindi coperti da Medicaid. Quello dei non-assicurati è uno dei due grandi problemi della sanità negli Stati Uniti.L’altro problema è il costo della sanità Usa, che in aggregato, è troppo alto: il 16 per cento del Pil degli Stati Uniti è dato da spese sanitarie, contro una media del 9 per cento nei paesi Ocse. A questa enorme disparità di spesa non corrisponde però una maggiore aspettativa di vita: negli Stati Uniti quella alla nascita è 78 anni, due meno che in Italia. Le ragioni del costo eccessivo della sanità sono complesse e non perfettamente comprese allo stato attuale.La riforma Obama, nella sua forma attuale, è diretta al primo problema: aumentare la percentuale della popolazione coperta da assicurazione sanitaria, un obiettivo perseguito in vari modi. Innanzi tutto, il disegno di legge impone un obbligo individualedi assicurazione sanitaria, paragonabile all’obbligo previsto per chi guida l’automobile. I poveri ne saranno esentati, perché coperti altrimenti. L’obbligo ricadrà invece sulla “struggling working class”, cioè sulla fascia di popolazione che lavora con stipendi molto bassi, ma non tali da farli cadere al di sotto della soglia di povertà, e sui giovani, che attualmente rappresentano la quota maggiore dei non-assicurati. Per agevolare l’acquisto dell’assicurazione da parte dei non-assicurati, il governo favorirà la creazione di alcuni piani privati con regolamentazione pubblica, che saranno aperti agli individui non ancora coperti e alle piccole imprese. Inoltre, vi saranno delle agevolazioni all’acquisto di assicurazioni private per i meno abbienti. Infine, la proposta di legge estende la copertura di Medicaid a tutti i poveri, indipendentemente dalla prole, includendo così 15 milioni di cittadini precedentemente non coperti.Nell’arco di dieci anni, il costo della riforma è stimato attorno al trilione di dollari (per fare un confronto, il Pil annuale americano è circa 14 trilioni di dollari). Le proposte per finanziare un tale esborso sono svariate, comprese le ipotesi di una tassa sui super-ricchi o di una tassa sulle compagnie assicurative.&lt;br /&gt;Missione compiuta?&lt;br /&gt;La proposta di legge è dunque indirizzata a risolvere solo il problema della insufficiente partecipazione della popolazione ai piani di assicurazione sanitaria. A essere maligni, si potrebbe notare che le lobby forti, quelle delle compagnie assicurative, delle aziende produttrici di medicinali e dei medici, non ci perdono certo dall’aumento del numero degli assicurati, anzi. Qualcosa di più avrebbero forse potuto perdere se si fosse cercato di limitare la spesa per la sanità, ma nel progetto di legge di uno sforzo simile non vi è traccia. Nella forma attuale la riforma è dunque meno rivoluzionaria di quello che potrebbe sembrare, non è politicamente impossibile, tutt’altro. E infatti il compromessoc’è stato, a tutto vantaggio delle compagnie assicurative. Da parte sua, però, Barack Obama può cantare vittoria: politicamente aveva puntato molto sull’approvazione di una riforma, e una riforma è stata approvata. Resta il fatto che nulla è previsto per ridurre, o almeno contenere, il livello della spesa sanitaria. Da un certo punto di vista, l’inazione è ragionevole, vista l’attuale mancanza di comprensione delle determinanti del costo eccessivo della sanità. D’altra parte, ed è forse un elemento altrettanto importante, l’idea del controllo dei costi si è dimostrata politicamente molto difficile. Il partito repubblicano ha messo alla berlina le iniziali, timide, proposte di controllo dei costi definendole come un tentativo di introdurre una “sanità socialista” che, per economizzare, avrebbe negato al paziente le cure prescritte dal buon medico di famiglia. Non sorprende perciò che il partito democratico abbia subito lasciato cadere la questione.&lt;br /&gt;21In conclusione, la riforma Obama è importante perché rende possibile l’obiettivo di assicurare la maggioranza di coloro che finora non avevano una copertura sanitaria. Potrebbe anche comportare una riduzione di coloro che si assicurano tramite il datore di lavoro, con conseguenti possibili mutamenti sul mercato del lavoro: in particolare, potrebbe determinare un minore attaccamento al posto di lavoro. Tuttavia, la riforma non è un miracolo politico. Anzi, al contrario, è un regalo alle lobby assicurative. Mentre resta aperta l’importante e difficile questione del costo della sanità.&lt;br /&gt;Nicola Persico (pubblicato sul sito LaVoce.info del 28.12.2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5805700485586670971?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5805700485586670971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5805700485586670971' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5805700485586670971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5805700485586670971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/la-sanita-di-obama-una-riforma-meta.html' title='La sanità di Obama: una riforma a metà'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4858611197791241158</id><published>2009-12-31T02:15:00.000-08:00</published><updated>2009-12-31T02:20:27.120-08:00</updated><title type='text'>Italia 2020: la ricetta del Governo è il familismo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;Il modello che il governo propone per l'Italia del prossimo futuro è ancora quello di una famiglia in cui la generazione dei nonni aiuta ad accudire i nipoti, per permettere ai neogenitori di rimanere sul mercato del lavoro. In cambio, figlie e nuore si prenderanno cura degli anziani quando diventeranno non autosufficienti. Per le famiglie si prevedono dunque obblighi formali di assistenza, senza però dare loro un adeguato sostegno economico e di servizi. E quindi senza raggiungere l'obiettivo primario: accrescere la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.&lt;br /&gt;“Sempre più numerose sono le famiglie nelle quali gli anziani, coabitanti o meno, offrono il loro aiuto nelle azioni di accompagnamento e di assistenza dei minori, assicurando così alla donna la possibilità di partecipare al mercato del lavoro, oppure mettono a disposizione la loro pensione nella vita familiare. E nello stesso tempo trovano nelle famiglie la risposta ai loro bisogni e alle loro paure. È questo il patto intergenerazionale che vogliamo promuovere”. Così sostiene a pagina 15 il recente documento congiunto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e del ministero per le Pari opportunità intitolato “Italia 2020”.Il modello quindi è quello di una famiglia in cui la generazione dei nonni aiuta i figli in età lavorativa ad accudire i nipoti, in modo da permettere ai neo genitori di rimanere sul mercato del lavoro. Poi un qualcuno non meglio specificato, ma sappiamo che sono quasi sempre le figlie e le nuore, si prenderà cura dei nonni quando questi diventeranno non autosufficienti.Non è che sia qualcosa di nuovo, è ciò che vediamo tutti i giorni attorno a noi. Famiglie sotto pressione per coordinare i tempi e le necessità di cura di anziani e bambini, oppure donne che escono dal mercato del lavoro per non rimanere “schiacciate” dalle molte richieste di cura a cui devono rispondere con scarso aiuto dei mariti (come dice il documento) e dei servizi pubblici (come non dice il documento). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;Analizzare i pro e i contro di questo modello di relazioni intergenerazionali ci porterebbe lontano. Qui vogliamo invece tentare di rispondere a una domanda: cosa prevede di nuovo il “Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro” al fine di promuovere questo modello di patto generazionale?Subito dopo il paragrafo citato, il documento fa riferimento a tre possibili misure per sostenere il patto intergenerazionale di cura reciproca: agevolazioni fiscali o trasferimenti monetari e in natura; possibilità di cumulare crediti per prestazioni sociali; dovere di assicurare a chi ha oneri di cura contratti e orari di lavoro flessibili.Di fatto non c'è nulla dal lato dell'offerta pubblica di servizi. Da un lato, si persegue nella strada già battuta di (modeste) agevolazioni economiche per chi si prende cura dei propri cari; dall'altro si promette di stabilire un dovere per i datori di lavoro di offrire un'organizzazione temporale del lavoro compatibile con gli oneri di cura. Per altro, le tre misure appena evocate scompaiono del tutto nella parte “programmatica” del documento. Anche in questa sezione non si prefigura un ruolo dello Stato che vada al di là di un mero coordinamento del dialogo tra lavoratori e datori di lavoro affinché trovino loro una soluzione al rebus della doppia necessità di aumentare l'occupazione femminile e di venire incontro ai bisogni di cura di una popolazione sempre più anziana.Il documento è quindi in linea con quello che gli studiosi chiamano il modello del familismo per default. Tradotto, significa che si prevedono obblighi formali per le famiglie di assistere i soggetti che necessitano cura, senza però dare loro un sostegno adeguato. Non v'è traccia dell'intenzione di fare ciò che la grande maggioranza dei nostri vicini europei ha fatto già negli anni Novanta (e anche la Spagna c'è arrivata in anni recenti), ovvero di sviluppare un sistema di protezione sociale che copra le necessità di cura di lungo termine di una popolazione che va invecchiando rapidamente.L'indennità di accompagnamento, riservata solo alle persone totalmente non autosufficienti, rimane l'unica politica significativa in termini di supporto finanziario alle persone anziane con bisogno di cura.In alcune regioni vi si affianca l'assegno di cura, che tuttavia ha una copertura inferiore al 2 per cento anche là dove più diffuso. In generale, si tratta di trasferimenti monetari di importo tale per cui non vi si può acquistare cura professionale sul mercato regolare dei servizi alla persona, o uscire dal mercato del lavoro per accudire un genitore senza timore di cadere in povertà. Sul lato dei servizi di cura i dati sono ancora più disarmanti: la copertura non supera mai il 3-4 per cento a livello nazionale, mentre nel 2000 le stime dell'Istat e dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali riportavano una incidenza dei disabili nella popolazione anziana tra il 20,6 e il 12,2 per cento. Se si vuole sostenere il modello intergenerazionale, è chiaro che bisogna fare molto di più. …&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;I modelli alternativi non sono solo quelli defamilizzanti dell'Europa scandinava, ma anche quelli del familismo esplicito, sostenuto con risorse pubbliche, dell'Europa continentale. In questo ultimo modello la famiglia deve farsi carico di una larga parte del lavoro di cura, ma viene aiutata con trasferimenti degni di nota e servizi di accompagnamento. Ad esempio, i sistemi di cura di Austria e Germania sono regolati da principi molto simili a quelli italiani. Tuttavia, non solo la copertura dei servizi di cura residenziali e domiciliari è ben più alta che in Italia, ma vi sono anche sistemi assicurativi per le cure di lungo termine che forniscono alle famiglie un supporto significativo. Nel 2006, quando l'indennità di accompagnamento in Italia era pari a 450 euro, il trasferimento massimo previsto in Austria era di 1.562 euro, mentre in Germania il massimo era pari a 665 euro (o 1.432 euro se si optava per ricevere servizi). Inoltre nei due paesi si coprono in misura diversa diversi gradi di disabilità, non escludendo i casi meno gravi. E le famiglie sono libere di scegliere se ricevere servizi, soldi o un mix dei due.Dal documento Italia 2020, purtroppo, non emerge alcune segnale che il governo si muova in questa direzione. E pare difficile che i ministri stiano pensando di allargare la platea di chi riceve aiuto economico e, allo stesso tempo, di portare i trasferimenti a un livello “europeo”. Se le famiglie dovranno continuare a occuparsi degli anziani non autosufficienti, senza che venga aumentata l'offerta di servizi pubblici o senza portare i trasferimenti monetari a un livello adeguato, è inevitabile che si accetti l'utilizzo di badanti assunte spesso fuori regola, oppure che molte figlie e nuore escano dal mercato del lavoro. Il familismo per default non aiuta ad aumentare la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, che pure è l'obiettivo esplicito delle azioni menzionate nel documento Italia 2020. Il rischio è che per le famiglie e le donne italiane, l'Italia del 2020 sia tragicamente uguale a quella del 2009. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;Marco Albertini (pubblicato sul sito LaVoce.info del 30.12.2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4858611197791241158?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4858611197791241158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4858611197791241158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4858611197791241158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4858611197791241158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/italia-2020-la-ricetta-del-governo-e-il.html' title='Italia 2020: la ricetta del Governo è il familismo'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-396201363659871335</id><published>2009-12-23T08:00:00.000-08:00</published><updated>2009-12-23T08:03:05.098-08:00</updated><title type='text'>Il numero perfetto dei politici locali</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;La Finanziaria 2010 taglia del 20 per cento i consiglieri comunali ed elimina i consigli di quartiere. Una larga rappresentanza locale è espressione e strumento di partecipazione alla vita comunitaria, soprattutto se è a basso costo. Altrettanto evidenti sono però gli svantaggi e le degenerazioni. E allora può essere giustificato anche lo sfoltimento forzato. Ma una soluzione uniforme e imposta dal centro è contraria allo spirito federalista. Tanto più che la legge sul federalismo fiscale già prevede un costo standard della rappresentanza politica. Basterebbe evidenziarlo.&lt;br /&gt;Prima era un taglio obbligatorio di oltre il 30 per cento dei consiglieri e assessori comunali e provinciali; poi, il taglio è diventato una raccomandazione, a fronte di una riduzione dei trasferimenti centrali agli enti locali; ora è tornato obbligatorio nella misura del 20 per cento dei consiglieri comunali, con il vincolo aggiuntivo di un rapporto tra assessori e consiglieri non superiore a un quarto nei comuni e a un quinto nelle province; e inoltre via i consigli di quartiere. Nelle riscritture della Finanziaria si è andati avanti e indietro, e non è escluso che la discussione in aula, per quanto condizionata da un testo blindato, porti ulteriori cambiamenti. Per ora, comunque, il taglio c’è: attenuato rispetto ai propositi originari, ma pur sempre pesante. A regime, infatti, dovrebbero saltare circa 35mila poltrone locali, oltre a 10mila “sedie” nei quartieri. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Ma è bene o male che la rappresentanza locale si riduca? Non è facile rispondere. A favore di una larga rappresentanza, si può dire che è espressione e strumento di partecipazione alla vita comunitaria. È in sede locale che cresce la democrazia come concreta gestione della res publica. Rispetto all’arena nazionale, la dimensione locale offre meno spazio ai contrasti ideologici e più spazio al confronto sulle cose, all’analisi dei costi e benefici dei progetti, agli impegni precisi e alle verifiche inoppugnabili. In sede locale è più facile coniugare lavoro proprio e impegno politico; si evita così che la partecipazione diventi sempre professionismo, un ingrediente inevitabile e forse anche positivo della politica, ma nella giusta dose e senza che respinga gli apporti temporanei degli esponenti della società civile. Si sa poi che è necessario sviluppare le iniziative collettive di origine volontaria, in nome della sussidiarietà orizzontale, il che richiede che alla comunità si dedichino molte persone e che vi sia osmosi tra azioni pubbliche in senso stretto e azioni volontarie; e una larga rappresentanza politica può facilitare la crescita del volontariato e il suo rapporto con il governo locale. Infine, il costo degli assessori e soprattutto dei consiglieri è in molti casi esiguo, perché l’incarico viene svolto come impegno etico che chiede ben poco oltre al rimborso spese.C’è ovviamente il rovescio della medaglia nella larga rappresentanza: decisioni che ritardano e si complicano per accontentare un maggior numero di persone; contrasti che si alimentano per difficoltà di stabilire i confini tra assessorati e per necessità di differenziarsi tra consiglieri; tentazione diffusa di dilatare i confini del settore pubblico per giustificare l’alto numero dei rappresentanti. E poi il costo che lievita: come compensi e rimborsi spese, se si sta nella fisiologia del potere (con persone che anche sui bassi ruoli politici ci campano, altro che volontariato); e come illeciti guadagni nelle procedure di autorizzazione, se si entra nella patologia. Con l’aggravante che spesso i costi diretti e indiretti sono più alti nelle aree del paese che meno se lo potrebbero permettere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#6600cc;"&gt;Se fosse concesso di scegliere solo tra regole rigide, il timore della casta prevarrebbe sul fascino della partecipazione appassionata a basso costo. Meglio quindi un dimagrimento forzato e generalizzato. Ma la soluzione uniforme e imposta dal centro è contraria allo spirito federalista, ed è il caso di ricordarlo pure alla Lega. Inoltre, non è necessaria. Importante è che le decisioni autonome non impongano oneri agli altri, sotto forma di costi che l’ente locale non ce la fa a sostenere e addossa pertanto ai trasferimenti perequativi. La scelta giusta sta quindi nel determinare a livello centrale uno standard per il costo della rappresentanza politica, commisurato a popolazione e territorio, e tenere quello come riferimento nel conto del dare e dell’avere tra aree a fini di perequazione: l’ente che risparmia, si tiene il guadagno; quello che spende di più, perché vuole molti rappresentanti o li compensa meglio, è libero di farlo, però con le risorse proprie. Ma a ben vedere, questo c’è già nella legge sul federalismo. Sarebbe forse opportuno evidenziarlo, enucleando dal fabbisogno standard per l’insieme delle funzioni fondamentali la specifica voce relativa alla rappresentanza politica, in modo da avvisare in modo molto chiaro sia gli elettori che i loro rappresentanti. Gilberto Muraro (pubblicato sul sito LaVoce.info del 22 dicembre 2009)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-396201363659871335?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/396201363659871335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=396201363659871335' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/396201363659871335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/396201363659871335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/il-numero-perfetto-dei-politici-locali.html' title='Il numero perfetto dei politici locali'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-534332079466637959</id><published>2009-12-23T07:58:00.000-08:00</published><updated>2009-12-23T07:59:46.314-08:00</updated><title type='text'>Lo strappo di Flopenaghen</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000099;"&gt;Più che per un fallimento, il vertice sul clima di Copenaghen verrà ricordato come un passo decisivo nella diplomazia del G2. Ma si tratta di un accordo discusso, scritto e infine condiviso da solo cinque paesi e poi sottoposto agli altri, che ne hanno preso atto. Apre perciò scenari del tutto nuovi. Quale sarà a questo punto il ruolo delle Nazioni Unite? E quanto tempo sarà necessario all'Europa per reagire con coesione?&lt;br /&gt;L’accordo finale non poteva mancare. Il costo del fallimento per non aver saputo trovare un compromesso sarebbe stato troppo alto per tutte le parti in causa. Per l’amministrazione Obama che, nonostante la continua campagna elettorale interna anche su questi temi, doveva sottolineare, ancora una volta, la propria missione verso un new green deal. Per la Cina e gli altri paesi emergenti protagonisti di questo accordo, che dovevano chiaramente dimostrare di non essere quegli insensibili free rider continuamente (e mediaticamente) esposti alla critica serrata da parte delle potenze occidentali.&lt;br /&gt;Molti commentatori si sono soffermati sulla debolezza dell’accordo raggiunto. Di tutto quello di cui si è discusso negli ultimi mesi e di tutte le aspettative è rimasto l’obiettivo di contenereentro i 2 gradi centigradi l'aumento della temperatura media planetaria, insieme all'impegno finanziario verso i paesi più poveri: 30 miliardi di dollari per il triennio 2010-2012 e 100 miliardi all'anno dal 2020 in poi. Degli altri progetti rimane molto poco, oltre alla promessa da parte di tutti i paesi di presentare entro gennaio obiettivi di riduzione per il 2020.Tutto questo nella speranza che, durante il prossimo vertice a Città del Messico (Cop 16, 29 novembre – 10 dicembre 2010), possa essere firmato un accordo internazionale legalmente vincolante.Rimane significativo che, appena tornato in patria, il presidente Obama abbia voluto sottolineare questo aspetto.&lt;br /&gt;Mentre lasciamo ad altri il commento più approfondito dei risultati raggiunti, riteniamo sia utile soffermarci su alcuni aspetti meno considerati, ma che sono stati comunque fondamentali nel determinare il successo (o meglio, l’insuccesso) dell’iniziativa.La Danimarca ha ospitato l’incontro e lo ha fatto con cortesia ed efficienza. Ma, a detta di molti osservatori, non ha dedicato sufficiente attenzione alla scelta della persona che avrebbe dovuto gestire gli incontri. Il presidente della Conferenza svolge un ruolo centrale nell’organizzazione dei lavori, specie di quelli che avvengono al di fuori delle occasioni formali. Per diverse circostanze, questo ruolo non è stato coperto con la dovuta attenzione. Quella che sembrava la persona giusta, Thomas Becker, ovvero il capo negoziatore sui temi del cambiamento climatico per la Danimarca, è stata costretta alle dimissioni due mesi prima dell’incontro per uno scandalo su alcuni rimborsi spesa gonfiati. L’ex primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, sarebbe stato probabilmente un valida alternativa, ma dal primo settembre di quest’anno è stato nominato segretario generale della Nato.Dopo varie vicissitudini, l’ingrato compito di presiedere la conferenza è toccato al ministro per l’Energia e il clima, Connie Hedegaard, la cui inesperienza in fatto di difficoltà negoziali era già stata sottolineata da molti esperti. (1) A riprova della previsione, Connie Hedegaard è stata costretta alle dimissioni nel bel mezzo della Conferenza, lasciando l’incombenza al primo ministro Lars Lokke Rasmussen. Il ministro Hedegaard, che peraltro è di recente nomina a Commissaria Ue per l’azione climatica, la neonata figura creata dal Barroso II, ha dovuto lasciare a due giorni dalla conclusione. Ufficialmente per motivi protocollari (“Troppi capi di Stato e di Governo. È giusto che a presiedere sia il primo ministro”), ma in realtà perché inopinatamente e in maniera sconsiderata sin dalle primissime battute della conferenza aveva rilasciato una bozza di documento negoziale troppo a vantaggio dei paesi industrializzati, con l’unico risultato di indispettire immediatamente tutti gli altri paesi, in particolare quelli dell’Africa.&lt;br /&gt;Un secondo punto di particolare interesse, e che sembra trascurato dalla gran parte delle analisi che sono state condotte finora, riguarda la forma di questo accordo e il modo in cui è stato approvato. Fino a Copenaghen, il negoziato era sempre stato interamente gestito dalle Nazioni Unite, utilizzando le forme proprie della diplomazia: i documenti venivano elaborati all’interno dei poteri e delle responsabilità del Segretariato della convenzione o comunque, se elaborati in gruppi ristretti, erano fatti propri dal Segretariato stesso.In questo caso, abbiamo assistito per la prima volta a una sorta di outsourcing dell’esperienza negoziale. E non è detto che il meccanismo possa aprire una nuova strada al futuro delle negoziazioni. Cinque paesi (Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica) hanno, di fatto, scelto per tutti lasciando gli altri (Europa e Giappone in testa) di fronte all’alternativa tra l’accettare quell’accordo e il non averne alcuno. Il carattere “privatistico” dell’accordo raggiunto non potrà non avere degli effetti anche nel prossimo futuro. Cinque paesi hanno discusso, scritto e infine condiviso un testo finale, che si chiama appunto Copenaghen Accord, mentre l’assemblea Onu (la Conferenza delle parti) si è limitata, alla fine dei suoi lavori, a prendere atto dell’avvenuto accordo (“The Conference of the Parties takes note of the Copenhagen Accord of 18 December 2009.”).Europa e Giappone, nonostante i mal di pancia per l’esclusione, hanno deciso di appoggiare la decisione per mancanza di ogni altra alternativa. Non è un caso che il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa tenuta alle due di notte, abbia sostenuto che “Un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”.Non ci sono ragioni per difendere il modo di procedere dei cinque paesi protagonisti dell’accordo. Qualcuno ha indicato il nascente spirito del G2, altri hanno voluto sottolineare il carattere pragmatico delle scelte obamiane e il suo desiderio di apparire ancora una volta come colui che risolve uno stallo che pareva definitivo.Un comportamento del genere mette in conto – e se ne disinteressa totalmente – l’ulteriore perdita di leadership delle Nazione Unite e uno schiaffo all’attuale Segretario generale.Quello che è meno comprensibile è perché gli Stati Uniti abbiano voluto umiliare in particolare Europa e Giappone, escludendoli dall’accordo iniziale. Voglia di protagonismo climatico? Paura delle pastoie europee? Voglia di affermare che il nuovo ordine mondiale è sempre più bipolare?Saranno i prossimi mesi a chiarire meglio il quadro.&lt;br /&gt;Alessandro Lanza&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000099;"&gt;(pubblicato sul sito LaVoce.info del 22 dicembre 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-534332079466637959?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/534332079466637959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=534332079466637959' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/534332079466637959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/534332079466637959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/lo-strappo-di-flopenaghen.html' title='Lo strappo di Flopenaghen'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2364410465635467260</id><published>2009-12-23T00:58:00.000-08:00</published><updated>2009-12-23T00:59:49.457-08:00</updated><title type='text'>Debito pubblico l'uscita difficile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;Il debito pubblico italiano ha superato i 1800 miliardi di euro, pari al 117% del Prodotto interno lordo degli ultimi 12 mesi: due punti in più rispetto agli obiettivi del governo. Stiamo tornando ai primi anni Novanta. Eppure, questa volta non suona l’allarme. E non solo perché le agenzie di rating, che hanno appena declassato le obbligazioni dello Stato greco, sembrano preoccuparsi più del deficit annuale che del debito accumulato dalle pubbliche amministrazioni: deficit che in Italia cresce meno che altrove. La questione è più radicale.&lt;br /&gt;Le banche centrali esortano a pensare all’exit strategy: a una strategia per ritirare gli aiuti all’economia finanziati con i denari dei contribuenti. Ma poi non mostrano alcuna fretta di chiudere l’ombrello di Stato sulla finanza, se è vero che le nuove regole, dettate dal Comitato di Basilea per scongiurare nuovi salvataggi, entreranno in vigore gradualmente a partire dal 2012. Come mai tale differenza tra ieri e oggi?&lt;br /&gt;Per cominciare, va detto che allora l’Italia era sola: nessun altro Stato, tranne il Belgio, aveva un’esposizione simile alla nostra. Poi, il mondo considerava l’alto debito pubblico prova di inefficienza e corruzione, mentre giudicava segno di operosa fiducia il debito di famiglie e imprese. L’Italia, infine, voleva entrare nell’euro e perciò aveva accettato i vincoli dettati dalla Germania. Adesso, l’Italia non è più la pecora nera. Nei 40 Paesi dell’Ocse, in media il debito pubblico equivale al Pil. E negli Usa salirebbe al 135-140% se solo il Tesoro federale consolidasse le obbligazioni municipali e quelle delle agenzie nazionalizzate Fannie Mae e Freddie Mac; mentre nel Regno Unito supererebbe il 170% se il Tesoro di Sua Maestà contasse, come dovrebbe in base al Trattato di Maastricht e ancora non fa, anche il costo dei salvataggi bancari e i passivi delle banche nazionalizzate.&lt;br /&gt;Il mondo ha scoperto a sue spese il vizio implicito nel debito delle famiglie, fatto per consumare molto più di quanto consenta il reddito, e nel debito delle imprese, acceso per esaltare il rendimento del capitale ben oltre i risultati operativi. Debito pubblico e debito privato formano un debito globale che va considerato. E la Grande Crisi ci dice che il rientro dagli eccessi sarà lungo e incerto: a metà 2007, prima della frana dei subprime, il debito globale americano era pari al 339% del Pil; adesso viaggia sul 370%. Secondo le rilevazioni dell’Ocse, l’Italia porta un debito globale pari ai quattro quinti di quelli americano e britannico. E fa parte di Eurolandia, dove i parametri di Maastricht vengono peraltro applicati con maggiore flessibilità.&lt;br /&gt;Negli anni Novanta, l’Italia uscì dall’isolamento grazie alla caduta generale dei tassi, che rese meno oneroso il debito pubblico, e alla riforma dell’economia secondo gli schemi anglicizzanti che, come spiegò Michel Albert in Capitalisme contre capitalisme, stavano prevalendo anche nell’Europa renana: dunque pensioni più leggere, meno valore aggiunto destinato ai salari, privatizzazioni, apertura dei mercati finanziari, indebitamento delle famiglie. Alla vigilia del 2010, la Grande Crisi ci avverte che le armi degli anni Novanta hanno effetti collaterali negativi o sono spuntate. Exit strategy, dunque, ma verso dove?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;Massimo Mucchetti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;(Pubblicato su Corriere.it del 23 dicembre 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2364410465635467260?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2364410465635467260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2364410465635467260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2364410465635467260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2364410465635467260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/12/debito-pubblico-luscita-difficile.html' title='Debito pubblico l&apos;uscita difficile'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4983178746930144824</id><published>2009-07-07T01:32:00.000-07:00</published><updated>2009-07-07T01:33:01.577-07:00</updated><title type='text'>Il passo giusto delle 12 tavole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff0000;"&gt;Nuove regole etiche per il capitalismo, un efficace sistema di controlli per la finanza globalizzata, aiuti alimentari e assistenza allo sviluppo dell'agricoltura per i Paesi più poveri, soprattutto quelli africani. Negli ultimi anni sono stati numerosi i vertici internazionali nei quali questi temi sono stati discussi da governi titubanti davanti a una stampa poco attenta (anche perché consapevole dell'estrema difficoltà di arrivare a risultati concreti) e nel sostanziale disinteresse delle opinioni pubbliche occidentali. Il G8 che si apre domani all'Aquila potrebbe rischiare un destino simile: già oggi sappiamo che - almeno sul tema spinoso della riforma delle regole della finanza - non si arriverà ancora alla stesura di un documento definitivo, vincolante per tutti. Probabilmente non ci si riuscirà nemmeno al G20 che si riunirà a settembre a Pittsburgh, nonostante che questo organismo allargato alle nuove potenze economiche (dalla Cina al Brasile) e ai Paesi emergenti sia ormai generalmente considerato una sede più adatta del «direttorio » dell'Occidente, alla definizione di misure di portata globale. Eppure le «dodici tavole » per un'economia etica - il documento dell'Ocse frutto dal lavoro degli esperti italiani messo in campo dal ministro Giulio Tremonti e di quello dei tecnici del cancelliere tedesco, Angela Merkel - possono far fare un grosso salto di qualità alla discussione, fin qui inconcludente, sulle grandi riforme di sistema. Il documento - anticipato ieri dal Corriere - fissa obiettivi ambiziosi: nuovi standard per la trasparenza dei mercati, smantellamento dei «paradisi fiscali», calmiere per i «superstipendi » dei banchieri, parametri legali minimi anche per la difesa dell'ambiente e dei lavoratori. Uno schema che certamente trova resistenze nel mondo anglosassone (Londra vuole evitare misure legalmente vincolanti e propone, al posto di una revisione del rapporto tra etica e affari, interventi più diretti per spingere le banche a riattivare il credito, contro il protezionismo e contro le speculazioni sul petrolio), ma che obbliga tutti a ripartire dalla realtà dei danni immensi subiti dal sistema economico per l'assenza di regole comuni adeguate all'era dei mercati globali. «Prediche inutili»? Chi ha fin qui considerato i discorsi sull'etica negli affari alla stregua di sermoni, dovrebbe decidersi a voltare pagina, visto quello che è accaduto negli ultimi due anni. E il lavoro fatto sull'asse Parigi(Ocse)-Roma-Berlino dovrebbe rappresentare un buon inizio. In ogni caso battere su questi temi, anche senza arrivare - per ora - a risultati conclusivi, non è affatto «inutile», visto che sono bastate poche settimane con i conti in ripresa (grazie agli aiuti avuti dalla Federal Reserve) per indurre banche e finanziarie di Wall Street responsabili di disastri immani a iniziare, in Congresso, un tiro al bersaglio contro le riforme appena annunciate dal presidente Obama. Un accordo almeno di principio su nuove regole è necessario non per mettere in mora il capitalismo anglosassone (Germania e Francia che invocano trasparenza ma poi tengono segreti i risultati degli «stress test» delle loro banche non possono fare le prime della classe), ma per cercare di dare una risposta a quei Paesi emergenti che credono sempre meno nella capacità del capitalismo occidentale di produrre ricchezza, favorendo la stabilità economica e politica. Massimo Gaggi (pubblicato su Corriere.it del 07.07.2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4983178746930144824?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4983178746930144824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4983178746930144824' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4983178746930144824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4983178746930144824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/07/il-passo-giusto-delle-12-tavole.html' title='Il passo giusto delle 12 tavole'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4500668375872694214</id><published>2009-04-15T07:48:00.000-07:00</published><updated>2009-04-15T07:49:46.417-07:00</updated><title type='text'>Cogliere l'occasione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;È la prima volta che un terremoto ci colpisce nel mezzo di una recessione. Per giunta questa è la crisi più pesante del Dopoguerra. Eppure la sfortuna nella sfortuna, può rivelarsi un´opportunità per uscire prima dalla crisi e gettare le condizioni perché nuove catastrofi distruggano meno vite umane.A condizione che il Governo riveda le sue priorità di politica economica e introduca subito un´assicurazione obbligatoria, privata, contro le calamità naturali. Servirà anche come assicurazione contro la miopia della classe politica. La ricostruzione dopo un terremoto comporta un forte incremento degli investimenti pubblici e privati, attivando meccanismi a catena in cui maggiore domanda genera consumi e investimenti aggiuntivi. Soprattutto durante le recessioni questi effetti moltiplicativi sono consistenti, perché gli investimenti pubblici non "spiazzano" gli investimenti privati. Certo, il moltiplicatore della spesa pubblica non può essere pari a 15, come ipotizzato dal Governo al varo degli incentivi per l´auto il febbraio scorso. Ma anche con un moltiplicatore pari a 5, una spesa pubblica per la ricostruzione di 10 miliardi di euro (le risorse impegnate nella ricostruzione del Friuli dopo il terremoto) genera 50 miliardi di euro aggiuntivi, aumentando il prodotto interno lordo di più di tre punti percentuali. Ma oggi noi tutti abbiamo a cuore qualcosa di molto più importante della crescita dei nostri redditi: si tratta della tutela delle vite umane. In Abruzzo, come ormai riconosciuto dagli stessi impresari edili locali di fronte al "corpo di reato", agli edifici letteralmente polverizzati dal sisma, si costruiva "a risparmio", utilizzando materiali scadenti e armature del tutto inadeguate per un´area a così alto rischio sismico. Speriamo che, almeno questa volta, la giustizia faccia il suo corso. Ma nessuna pena o sanzione prevista per questi reati potrà mai essere un deterrente sufficiente contro nuove violazioni dei regolamenti edilizi. Il fatto è che gli stessi proprietari spesso accettano di buon grado queste violazioni pur di spendere di meno. Speriamo anche che le Regioni, d´ora in poi, impongano controlli più stringenti e non più limitati alla vidimazione formale dei progetti prima della costruzione, con prelievi di campioni dei materiali utilizzati a cantieri aperti e ad opera realizzata. Ma conoscendo l´incompetenza di chi spesso è chiamato a fare i controlli, la presenza di non pochi funzionari corrotti nelle nostre amministrazioni pubbliche e la competizione tutta sul prezzo di molte gare d´appalto, è fondamentale basarsi anche su incentivi di mercato. Questo significa che non deve più essere economicamente conveniente la costruzione "a risparmio" di materiali e tecniche antisismiche e che ci debbano essere agenti terzi che hanno tutto l´interesse a verificare il rispetto delle norme. Un´assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali è uno strumento di questo tipo. Fa aumentare, anziché ridurre, il costo di una casa se i materiali non sono adeguati, perché bisogna pagare un premio più alto all´assicuratore. Inoltre quest´ultimo ha tutti gli incentivi a verificare il rispetto delle norme antisismiche per ridurre il rischio di forti danni al patrimonio assicurato in occasione di catastrofi naturali. Bene hanno fatto perciò il Ministro Brunetta e Gianantonio Stella sulle colonne del Corriere a rilanciare in questi giorni la proposta, formulata dalla Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica nel 1995, di introdurre anche in Italia un´assicurazione privata obbligatoria contro le catastrofi naturali. Meglio ancora capire perché questa proposta, da anni in discussione, sia rimasta sin qui lettera morta.Il vero motivo è che un´assicurazione di questo tipo, oltre ad essere sgradita ad assicuratori e costruttori, sarebbe stata percepita come una tassa sulla casa, il prelievo più odiato dagli italiani. Governi a caccia di consenso immediato preferiscono perciò smantellare del tutto l´Ici piuttosto che investire capitale politico nella sicurezza dei cittadini. La miopia della nostra classe politica, non meno colpevole degli impresari edili dell´Abruzzo, la si misura nel degrado delle proprietà immobiliari dello Stato. Parlano, forse ancora prima che il crollo di tutti, dicasi tutti, gli edifici pubblici de l´Aquila, i primi dati dell´anagrafe degli edifici scolastici resi pubblici in questi giorni. Solo un terzo delle scuole italiane è stato costruito negli ultimi trent´anni; fino ad un edificio su quattro (di molte scuole non si sa neanche la data di costruzione) potrebbe essere stato costruito prima del 1920; eppure, negli ultimi vent´anni solo il 22% delle scuole è stato ristrutturato! La risposta del Governo sin qui non è stata diversa da quella successiva al terremoto in Irpinia: sgravi fiscali e moratorie di tutti i tipi per le aree terremotate (rigorosamente senza limiti né di tempo, né riguardo alla popolazione interessata), proposte (in passato sempre puntualmente realizzate) di addizionali, cioè nuove tasse una tantum, pro-terremotati. Speriamo che il prossimo Consiglio dei Ministri, che avrà luogo nelle zone del terremoto, faccia scelte lungimiranti, sfruttando il clima di unità nazionale che si respira in queste occasioni per vincere la resistenza delle potentissime lobby dei costruttori e degli assicuratori e le esitazioni degli stessi cittadini proprietari di case. Essere lungimiranti vuol dire realizzare il piano del 1995, introducendo come in molti altri paesi un´assicurazione obbligatoria contro le catastrofi naturali, facilitando la costruzione di pool di assicurazioni che operino sulla stessa area (per evitare la concentrazione del rischio su di un solo assicuratore). Significa reintrodurre l´ICI sulla prima casa, almeno al di sopra di una soglia di valore dell´abitazione: servirà a finanziare prima la ricostruzione, poi gli interventi degli enti locali nella manutenzione degli edifici pubblici e delle infrastrutture, che contribuiranno a ridurre i costi delle polizze anticatastrofe, quindi saranno più visibili ai cittadini. Vuol dire, infine, abbandonare il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina per costruire, al suo posto, un ponte verso il futuro dei nostri figli che devono poter andare a scuola senza rischiare la propria vita: ci vuole un piano straordinario per l´edilizia scolastica. Alcune di queste spese potranno anche essere sostenute in disavanzo, perché ci fanno spendere di più oggi per risparmiare in futuro, il principio opposto a quello seguito dal Ministro Tremonti nel varo di operazioni di finanza creativa sugli immobili pubblici, come Scip 1 e Scip 2, in cui si anticipavano ricavi spostando le spese (e che spese!) al futuro. Non è possibile che da noi terremoti meno intensi di quelli che avvengono in altri paesi e in aree ancora più densamente popolate (si pensi al terremoto di San Francisco del 1989) provochino 5 volte più vittime, feriti e sfollati. Ogni volta che succede ce lo diciamo. Poi cala l´attenzione mediatica (30 giorni dopo il terremoto in Irpinia non c´erano più inviati dei grandi quotidiani nazionali nelle zone colpite dal sisma) e con essa l´attenzione dell´opinione pubblica. E così tutto torna come prima. Per questo è adesso, subito, il momento di fare scelte lungimiranti pensando a costruire antidoti contro la miopia dei privati e quella, ancor più grave, dei politici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;(T.Boeri pubblicato su Repubblica del 15 aprile 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4500668375872694214?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4500668375872694214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4500668375872694214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4500668375872694214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4500668375872694214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/cogliere-loccasione.html' title='Cogliere l&apos;occasione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-8341253443137827068</id><published>2009-04-14T08:51:00.000-07:00</published><updated>2009-04-14T08:54:25.457-07:00</updated><title type='text'>Il terremoto tra vera prevenzione e falsa fatalità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Quando lunedì il terremoto ha colpito l’Abruzzo, in molti si sono ricordati di Giampaolo Giuliani, il tecnico del laboratorio del Gran Sasso che una settimana prima aveva cercato di allertare le autorità.Ci si è domandati se gli scienziati che Giuliani chiama "canonici" non avessero clamorosamente sbagliato a ignorare le sue indicazioni: ogni sismologo si è sentito domandare, da colleghi e da profani, se davvero il terremoto non si poteva prevedere. Quello dell’Abruzzo non è un stato un "grande" terremoto. In altri paesi, scosse più intense fanno meno danni, meno vittime. Nel 1989 il terremoto di Loma Prieta, a una cinquantina di chilometri da San Francisco, ha rilasciato dieci volte più energia di quello dell’Abruzzo. Quante vittime? Sessantatré i morti, circa 3mila i feriti, 10mila gli sfollati. I dati che arrivano dall’Abruzzo, ancora non definitivi, sono già peggiori. Eppure, la regione che circonda la baia di San Francisco è una delle aree metropolitane più densamente popolate degli Stati Uniti.Oggi i sismologi che si sentono porre la classica domanda sulla possibilità di previsione, possono rispondere che, sì, i terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. I terremoti si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche: vicino all'Italia quella africana sprofonda sotto quella europea; l'attrito provoca fratture che percepiamo sotto forma di terremoti. E si prevedono prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi, una zona sismica, e studiando la frequenza dei terremoti in quella zona. Da qualche decennio, esiste in Italia una rete di sismometri che misurano le oscillazioni del suolo, consentendo di misurare accuratamente e in tempo reale posizione e grandezza dei sismi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;. In questo modo è possibile, tra l'altro, inviare i primi soccorsi nelle località più colpite. Ai tempi del terremoto dell'Irpinia, in Italia questa tecnologia non esisteva. Oggi esiste, funziona e nei giorni scorsi ha salvato delle vite.Altre misure si estrapolano da resoconti storici che descrivono terremoti vecchi di secoli. Messi insieme i dati, ci si accorge che nei terremoti c'è una certa regolarità, un ritmo: la velocità con cui le placche si spostano rimane uguale a se stessa per tempi "geologici": milioni di anni. Il ritmo delle fratture è solo approssimativamente costante, però. Il prossimo "big one" potrebbe arrivare tra un mese, un anno, dieci anni. Differenze molto importanti, ma irrisorie nella scala temporale della tettonica a placche. Per colpa di queste differenze, le previsioni dei sismologi sono solo statistiche: mappe di pericolosità sismica&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;, espresse "in termini di accelerazione massima del suolo con probabilità di eccedenza del 10 per cento in cinquanta anni". Questo significa che un abitante di Messina o di Udine ha il 10 per cento di probabilità di essere colpito, nei prossimi cinquanta anni, da un terremoto grande come quello dell'Abruzzo, o ancora peggiore.Oggi i terremoti si prevedono così. Questo tipo di previsione non serve a ordinare un’evacuazione, ma serve a sapere dove occorre costruire meglio le case. Meglio non si può fare, perché la frattura è un fenomeno caotico: basta una piccola perturbazione nelle condizioni iniziali e tutto (il luogo e l’ora del sisma, l’energia rilasciata) cambia, anche parecchio: decine di chilometri, mesi, punti di magnitudo. Per questo, anche lo sciame di piccoli terremoti registrati in Abruzzo negli ultimi mesi non è servito a prevedere quello più grande: esistono sciami di terremoti che non preludono a eventi più grandi, e grandi terremoti che arrivano all’improvviso.&lt;br /&gt;I ricercatori studiano, naturalmente, tutti i fenomeni che permettano di diagnosticare l’imminenza di un terremoto. Il radon, ad esempio, è un gas radioattivo sprigionato dalle rocce della crosta terrestre; da almeno trent’anni si sa che le emissioni tendono a essere più intense in corrispondenza di eventi sismici. Ci sono strumenti che rilevano il radon emesso dal suolo in un determinato punto, e su uno di questi strumenti Giampaolo Giuliani ha osservato, la settimana scorsa e in altre occasioni, che il suolo abruzzese stava emettendo più radon del normale. Ma come per gli sciami di piccoli terremoti, anche le emissioni anomale di radon non sono necessariamente segnali premonitori di un terremoto: c’è radon senza terremoti e ci sono terremoti senza radon. In assenza di un preciso modello scientifico, Giuliani non era nelle condizioni di lanciare un allarme.Ad ogni modo, continuare a dibattere il caso del radon distoglie dal problema ben più grave dell’inadeguatezza delle infrastrutture di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste. Ènecessario prevenirle adeguando le infrastrutture ai rischi naturali che ben conosciamo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;. Questa è la priorità numero uno. Una volta adeguate le infrastrutture ci si potrà occupare di early warning systems per attivare una serie di reazioni quando si presenta un sisma. I terremoti non sono fatalità, ma eventi cui è possibile far fronte preparandosi. Sapendo che la reazione a certi pericoli non è perfettamente razionale, è importante comunicare i rischi sismici in maniera chiara ed efficace alla popolazione, attraverso simulazioni per valutare che impatto avrebbero eventi del passato in condizioni attuali. Ad esempio, come reagirebbero la Messina e la Reggio di oggi a un sisma analogo a quello del 1908? Vi sono organizzazioni, fra cui Geohazard International&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;, che sono impegnate su questo fronte. In zone ad alto rischio, l'educazione dei cittadini è fondamentale per trasmettere attraverso le generazioni l'esperienza e la cultura della prevenzione. Istituzioni che non riescono a prevenire rischi che in altri paesi vengono gestiti in maniera "normale" devono prendere atto del proprio fallimento.Ènecessario che comunichino con i cittadini in maniera trasparente, e stabiliscano meccanismi per far partecipare la popolazione alla gestione della ricostruzione, non solo nella fase progettuale, ma anche nella realizzazione degli interventi. Solo così ci sarà quell’accountability diffusa necessaria perché il prossimo terremoto non abbia conseguenze tanto drammatiche.&lt;br /&gt; (Lapo Boschi e Elena Fagotto pubblicato sul sito laVoce.info del 9 aprile 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8341253443137827068?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8341253443137827068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8341253443137827068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8341253443137827068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8341253443137827068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/il-terremoto-tra-vera-prevenzione-e.html' title='Il terremoto tra vera prevenzione e falsa fatalità'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5294279824958202706</id><published>2009-04-14T06:50:00.000-07:00</published><updated>2009-04-14T06:54:02.800-07:00</updated><title type='text'>Ospedali insicuri: a chi giova?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;Il 7 aprile di ogni anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) celebra da oltre 50 anni la “&lt;/span&gt;&lt;a onkeypress="window.open(this.href);return false;" onclick="window.open(this.href);return false;" href="http://www.who.int/world-health-day/en/"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;Giornata mondiale della salute&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;”, un’occasione per lanciare in tutto il mondo programmi di lungo periodo per migliorare la salute della popolazione. Quest’anno, la giornata è stata dedicata alla sicurezza delle strutture sanitarie nelle situazioni di emergenza. E così, proprio il 7 aprile 2009, cioè il giorno dopo il terremoto dell’Abruzzo e il crollo dell’ospedale dell’Aquila, l’Oms ha invitato tutti i paesi a non trascurare l’obiettivo di costruire strutture sanitarie sicure, in grado di superare indenni le catastrofi naturali e di accogliere le persone proprio nei momenti di maggior bisogno. Lo slogan ufficiale dell’Oms è “Salvare vite umane: costruire ospedali sicuri in caso di catastrofi”.Il tema non è nuovo, ma la sorte ha voluto che la comunità internazionale ne parlasse proprio nei giorni in cui l’Italia sta affrontando l’emergenza Abruzzo. La campagna nasce da due importanti osservazioni: l’aumento della frequenza dei disastri naturali e la peculiarità delle strutture ospedaliere.&lt;br /&gt;Negli ultimi 50 anni la frequenza dei disastri naturali&lt;/span&gt;&lt;a onkeypress="window.open(this.href);return false;" onclick="window.open(this.href);return false;" href="http://www.euro.who.int/Document/WHD09/graphENG_vs2.pdf"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;è aumentata in modo esponenziale; dal 1990 ad oggi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;, nella regione Europea, i soli terremoti hanno causato ben 21 mila morti e 38 miliardi di dollari di danni. Quando si verifica una calamità naturale, il crollo o il mancato funzionamento di un ospedale impone alla collettività un prezzo molto alto, certamente maggiore degli investimenti necessari per renderlo sicuro. Le cifre parlano chiaro. Secondo l’Oms, la progettazione e la realizzazione di un ospedale sicuro (rispetto alle catastrofi naturali) incide per non oltre il 4% del valore totale dell’investimento. E quel 4% permette di salvaguardare il restante 96% dell’investimento. Per questo, numerosi organismi internazionali, e anche il nostro Ministero della Salute, hanno prodotto linee guida e manuali per la realizzazione di ospedali in grado di sopravvivere alle calamità naturali.&lt;br /&gt;La seconda osservazione riguarda le caratteristiche delle strutture ospedaliere. Gli ospedali non sono degli edifici come tutti gli altri. Sono luoghi ai quali si rivolgono le persone in momenti di difficoltà, confidando di trovarvi non solo professionalità ma anche riparo dai rischi esterni, comprese calamità ed epidemie. L’ospedale non è solo il luogo nel quale si curano le malattie; è strumento di salvaguardia della coesione sociale, di rispetto imparziale di tutte le persone, di neutralità in presenza di conflitti, di esercizio della solidarietà e di rafforzamento della fiducia nelle istituzioni. Un ospedale incapace di svolgere il proprio ruolo, costretto ad abbandonare i propri pazienti e a trasferirli altrove, compromette la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema di protezione sociale e, più in generale, delle istituzioni pubbliche.Ecco perché il crollo (ancorché parziale) dell’ospedale dell’Aquila non può essere trattato alla stessa stregua del crollo delle altre strutture. Ospedale “incompiuto” per oltre 30 anni, costato quasi 20 volte più del previsto, progettato “in larghezza” per resistere alle scosse telluriche, aperto forse senza le necessarie autorizzazioni, ancora recentemente oggetto di ulteriori finanziamenti (per interventi di prevenzione incendi), sembra essere stato pensato proprio per dimostrare che “non esiste ospedale più costoso di quello che, al momento del maggior bisogno, non è in grado di funzionare”.&lt;br /&gt;Il quesito allora è il seguente: perché, nonostante il problema sia noto e le soluzioni siano disponibili a costi accessibili, si continua a costruire ospedali non in grado di funzionare in presenza, ad esempio, di un terremoto? Perché, a fronte di strumenti normativi e requisiti di sicurezza di cui si sono dotati la gran parte dei paesi sviluppati, i governi non riescono a porre in essere piani di azione rispettosi di tali obiettivi?La risposta della letteratura specialistica è unanime: l’assenza di meccanismi in grado di attribuire chiaramente le responsabilità.Chi è responsabile della costruzione e del (parziale) crollo dell’ospedale dell’Aquila? Come può essere individuato il responsabile di un’opera che è stata oggetto di progettazioni, varianti, modifiche, appalti, subappalti, integrazioni, stralci, adeguamenti, ecc. per oltre 30 anni?Per certo sappiamo solo chi ha pagato: i contribuenti e le persone bisognose di assistenza. Per le responsabilità, in attesa del lavoro della magistratura, non ci resta che tentare con il vecchio quesito: “a chi giova?”.&lt;br /&gt;L’ospedale dell’Aquila non è che un pezzo della rete ospedaliera abruzzese, una delle principali cause dei disavanzi accumulati dalla sanità regionale (1 miliardo di euro a tutto il 2005). La rete ospedaliera presenta infatti alcune peculiarità che ne fanno una fonte di spesa non governata: una dotazione di posti letto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;di gran lunga superiore allo standard nazionale (5,1 posti letto per 1000 abitanti, contro uno standard di 4,5); una forte presenza di strutture private (a lungo operanti in regime di accreditamento provvisorio e solo recentemente sottoposte a regolamentazione); un tasso di ricovero per acuti &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#333399;"&gt;fra i più alti del Paese; un’offerta di posti nei centri riabilitativi ex art. 26 della legge 833/78 più che doppia rispetto alla media (12,27 posti ogni 10.000 abitanti nel 2006, contro una media nazionale di 5,0); una diffusa carenza di linee guida per l’accesso alle prestazioni; una preoccupante lentezza nella programmazione degli investimenti (dei 226 milioni di euro assegnati alla regione dal ministero della Salute tra il 1998 e il 2002, ben 106 milioni non sono ancora stati oggetto di alcun programma e 67 milioni sono stati inseriti in un accordo sottoscritto meno di un anno fa). In sintesi: una rete ospedaliera sovradimensionata, vetusta e costosissima, che il recente Piano sanitario 2008-2010 aveva tentato di riordinare e sottoporre a regole, ma che sembra continuare a rispondere a logiche diverse da quelle dei bisogni di salute dei cittadini.Un tale sistema non può che essere frutto di un insieme di responsabilità, forse non facilmente ascrivibili a singoli soggetti, ma certamente individuabili tra chi non ha interesse allo sviluppo di una sanità al passo con i tempi: una rete ospedaliera inadeguata genera ancora oggi molti finanziamenti e, paradossalmente, pochi incentivi alla razionalizzazione.&lt;br /&gt;(Nerina Dirindin pubblicato sul sito LaVoce.info del 14 aprile 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5294279824958202706?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5294279824958202706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5294279824958202706' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5294279824958202706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5294279824958202706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/ospedali-insicuri-chi-giova.html' title='Ospedali insicuri: a chi giova?'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3335353548307869081</id><published>2009-04-06T07:36:00.000-07:00</published><updated>2009-04-06T07:37:07.637-07:00</updated><title type='text'>Terremoto in Abruzzo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Il sisma, di magnitudo 6,3 Richter, ha colpito la zona intorno al capoluogo abruzzese poco prima delle 3.30. Almeno 26 i Comuni interessati. Castelnuovo descritto come un ammasso di macerie, Onna rasa al suolo. Tra le vittime - c'è chi parla già di 100 e oltre vittime - parecchi bambini. Oltre mille e 500 i feriti. All'Aquila ha ceduto un albergo e la Casa dello studente; inagibile parte dell'ospedale. Bertolaso: "La peggiore tragedia dall'inzio del millennio". Dichiarato lo stato d'emergenza. Il presidente della Provincia dell'Aquila attacca il sottosegretario alla Protezione civile: "L'allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato". Berlusconi all'Aquila: "Non era possibile prevedere il terremoto". Sedici-ventimila posti letto per gli sfollati. La scossa avvertita con forza nella Capitale. In arrivo uomini e mezzi da tutta Italia. Primi arresti per sciacallaggio a L'Aquila. La preoccupazione di Napolitano, la preghiera del Papa. Solidarietà dalle altre regioni e dall'estero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3335353548307869081?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3335353548307869081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3335353548307869081' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3335353548307869081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3335353548307869081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/terremoto-in-abruzzo.html' title='Terremoto in Abruzzo'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-616930068201868527</id><published>2009-04-03T00:39:00.000-07:00</published><updated>2009-04-03T00:40:02.103-07:00</updated><title type='text'>Una buona partenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Al G20 non ha vin&amp;shy;to nessuno, e co&amp;shy;sì hanno potuto vincere tutti. Il debuttante Barack Oba&amp;shy;ma, sostenuto dai britan&amp;shy;nici e dai giapponesi, vo&amp;shy;leva che per combattere la crisi fosse varato un po&amp;shy;deroso stimolo fiscale. L'ha avuto, ma sotto men&amp;shy;tite spoglie per non urta&amp;shy;re la contrarietà degli eu&amp;shy;ropei: mille miliardi di dollari andranno al Fon&amp;shy;do monetario e alla Ban&amp;shy;ca mondiale per spingere la ripresa e soccorrere i Paesi con l'acqua alla go&amp;shy;la. Nicolas Sarkozy e An&amp;shy;gela Merkel volevano re&amp;shy;gole severe per raddrizza&amp;shy;re la schiena al sistema fi&amp;shy;nanziario e, sotto sotto, anche per indicare i colpe&amp;shy;voli della recessione. Le hanno avute, ma affidan&amp;shy;do all'Ocse la controversa lista nera dei paradisi fi&amp;shy;scali e muovendosi con inedita cautela per non ir&amp;shy;ritare gli Usa gelosi della loro sovranità, i britanni&amp;shy;ci protettori della City, i ci&amp;shy;nesi preoccupati per Hong Kong e Macao. Se si pensa alle polemi&amp;shy;che e alle minacce di rot&amp;shy;tura della vigilia, il G20 londinese di ieri non evi&amp;shy;ta soltanto un disastroso parallelo con quello falli&amp;shy;to nel 1933. Evita, anche, il compromesso al ribas&amp;shy;so che sembrava essere nelle carte, e che per sal&amp;shy;vare politicamente i parte&amp;shy;cipanti avrebbe lanciato ai mercati un disastroso segnale di impotenza.&lt;br /&gt;Dal&amp;shy;la capitale britannica, in&amp;shy;vece, parte un primo se&amp;shy;gnale di volontà politica collettiva nella gestione della crisi dopo tanti, tan&amp;shy;tissimi esempi di gestio&amp;shy;ne nazionale. Parte un cer&amp;shy;tificato di idoneità della formula del G20, che d'un colpo ha reso obsoleti il G7 e il G8 (lo tenga pre&amp;shy;sente l'Italia, che organiz&amp;shy;za quello di quest'anno) con la sola ma cruciale presenza della Cina. E partono, anche, prov&amp;shy;vedimenti non sempre di applicazione immediata, non sempre impermeabi&amp;shy;li a una certa dose di scet&amp;shy;ticismo, ma sufficienti a creare, come ha detto Gordon Brown, «ossige&amp;shy;no per la fiducia». Non ci sono soltanto i mille mi&amp;shy;liardi di dollari e i mecca&amp;shy;nismi di pronto soccorso. Una parte di questa som&amp;shy;ma è destinata a sostene&amp;shy;re il libero commercio e a frenare il protezionismo (peccato che 17 dei 20 par&amp;shy;tecipanti proprio al prote&amp;shy;zionismo abbiano fatto ri&amp;shy;corso, in un modo o in un altro). Vengono regola&amp;shy;mentati gli hedge funds, introdotti nuovi criteri per la contabilità banca&amp;shy;ria e in generale per l'atti&amp;shy;vità degli istituti di credi&amp;shy;to, passate al setaccio le agenzie di rating, riporta&amp;shy;ti nella ragionevolezza compensi e bonus di chi opera nella finanza, e, so&amp;shy;prattutto, viene definito un approccio globale per «ripulire» le banche dai titoli infetti che hanno in buona parte originato la crisi. Quest'ultima potreb&amp;shy;be essere la conquista principale del vertice, se si considera che il forte rallentamento del credito deriva principalmente proprio dall'insicurezza delle banche sul destino della loro parte di tossici&amp;shy;tà. Ma l'impegno è ancora troppo generico, e del re&amp;shy;sto non risulta che l'am&amp;shy;montare degli attivi sotto accusa sia stato credibil&amp;shy;mente calcolato.&lt;br /&gt;Londra non è Bretton Woods, insomma, e non poteva esserlo. Per ripensare davvero l'architettura finanziaria globale occorrerà prima uscire dalle sabbie mobili della recessione, affrontare una disoccupazione che potrebbe trasformarsi in valanga, verificare ancora, e più severamente, il consenso che ieri ha fatto squillare le trombe. In questi limiti il G20 è stato un successo per nulla scontato, e dunque incoraggiante. Ma non è il caso di farsi ingannare da una buona partenza: tra Usa ed Europa restano profonde diversità di approccio confermate ieri anche dalla prudenza della Bce, il «nuovo ordine mondiale» che Brown ha enfaticamente annunciato potrebbe più correttamente chiamarsi «lotta di potere nella definizione dei nuovi equilibri internazionali», e la Cina, ancora lei, su questi nuovi equilibri ha appena cominciato a esercitare il suo peso. I cinesi sono arrivati a Londra con dati macroeconomici migliori di quelli altrui e con il più ambizioso (e costoso) piano di rilancio. Pechino detiene una grossa fetta del debito americano, anche se ha bisogno del mercato Usa. La Cina è portatrice orgogliosa di un «modello» che afferma essere migliore del liberal-capitalismo occidentale. La Cina non è democratica, né vuole esserlo perché non riuscirebbe più a governare il suo capitalismo primordiale basato sul social dumping. Questa Cina risulterebbe invadente anche se non lo volesse. E trova il suo interlocutore naturale nell'America, che non si sottrae di certo. Il G2 dentro il G20, o anche fuori da esso. Gli europei venuti a Londra con lo spirito dei primi della classe nei confronti della «finanza anglosassone» dovrebbero stare attenti, da oggi, alla «finanza cinoamericana». Capacissima di tradursi in intese globali, e di emarginare un Vecchio continente già prigioniero delle sue convulsioni interne.&lt;br /&gt;(F.Venturini pubblicato sul Corriere della Sera del 3 aprile 2009)&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-616930068201868527?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/616930068201868527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=616930068201868527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/616930068201868527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/616930068201868527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/una-buona-partenza.html' title='Una buona partenza'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4117637236352485765</id><published>2009-04-02T05:28:00.001-07:00</published><updated>2009-04-02T05:28:50.513-07:00</updated><title type='text'>La Bce taglia ancora i tassi di interesse</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#996633;"&gt;Nuovo taglio dei tassi di interesse della Banca centrale europea, che ha ridotto di un quarto di punti il tasso di riferimento, portandolo all'1,25%. L'Eurotower ha tagliato di un quarto di punto anche il tasso sui depositi, portandolo dallo 0,5% allo 0,25%, e quello marginale, portandolo dal 2,5% al 2,25%. Il taglio deciso giovedì porta il costo del denaro a un nuovo minimo storico da quando la Bce ha iniziato a gestire la politica monetaria nel 1999. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4117637236352485765?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4117637236352485765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4117637236352485765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4117637236352485765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4117637236352485765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/la-bce-taglia-ancora-i-tassi-di.html' title='La Bce taglia ancora i tassi di interesse'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3799365998319420859</id><published>2009-04-02T01:30:00.001-07:00</published><updated>2009-04-02T01:30:50.683-07:00</updated><title type='text'>Istat: deficit/Pil sal al 2,7% nel 2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Il rapporto tra deficit e Pil è stato del 2,7% sia nel quarto trimestre del 2008 (indebitamento netto del 2,4% nel 2007) che nell'intero anno (nel 2007 1,5%). Lo comunica Istat, precisando che il dato è conforme al Sec 95, ma non ai parametri di Maastricht perchè non considera l'impatto degli swap. L'avanzo primario in rapporto al Pil è stato del 2,5% nel quarto trimestre (2,7% nel corrispondente trimestre del2007) e del 2,4% nell'intero anno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3799365998319420859?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3799365998319420859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3799365998319420859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3799365998319420859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3799365998319420859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/istat-deficitpil-sal-al-27-nel-2008.html' title='Istat: deficit/Pil sal al 2,7% nel 2008'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5515205920593075516</id><published>2009-04-02T00:04:00.000-07:00</published><updated>2009-04-02T00:05:29.574-07:00</updated><title type='text'>Quel solco tra Usa e Europa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#6600cc;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;I leader del G20 devono rappezzare una finta concordia e un comunicato comune se vogliono evitare il panico sui mercati. Ma alla fine conta tutto ciò che manca in questo vertice. L'assenza di una leadership riconosciuta. Di ricette condivise. Perfino di un'analisi comune della crisi. Obama misura i limiti della sua influenza sul resto del mondo. Ha un carisma universale paragonabile a John Kennedy. Ma la sua capacità di dettare l'agenda internazionale è ai livelli di Jimmy Carter, un minimo storico per l'America. Non solo deve fare i conti con il peso crescente della Cina; perfino l'Europa è ben più riottosa del previsto. Obama credeva di avere fatto abbastanza per soddisfare il Vecchio continente. Una settimana fa il suo segretario al Tesoro annunciava una riforma drastica dei controlli sui mercati finanziari: hedge fund e derivati finiranno sotto la stessa vigilanza che disciplina le banche tradizionali. La lotta ai paradisi fiscali ha avuto una svolta con la "profanazione" del segreto bancario svizzero da parte del fisco americano. Ancora prima di aver varcato la soglia dei 100 giorni Obama ha avviato lo smantellamento graduale di trent'anni di neoliberismo. In cambio si aspettava un gesto da parte dell'Europa: più risorse pubbliche da spendere per le manovre di rilancio della crescita. Invece l'asse Sarkozy-Merkel incalza Obama chiedendogli di più: in particolare un'authority globale per la regolazione dei mercati finanziari. È un'idea difficilmente accettabile per Obama e soprattutto per il Congresso di Washington, riluttante a qualsiasi passo che somigli ad una "cessione di sovranità". Ma si inserisce perfettamente nell'atmosfera di processo al capitalismo finanziario angloamericano. La Merkel e Sarkozy sono gli interpreti moderati dello stesso risentimento che ha riempito di manifestanti le vie di Londra. In fondo è la stessa rivolta contro il modello anglosassone la ragione per cui l'Europa nega a Obama nuove iniezioni di spesa pubblica. La Merkel denuncia il rischio di una esplosione dei deficit foriera di futura inflazione. Una crisi provocata dall'eccesso di debito finanziario non si cura con altre overdose di indebitamento: è la linea della cancelliera che riscuote consensi in Europa. Le incomprensioni sono quasi incolmabili. Gli americani non misurano l'importanza del Welfare State europeo, che con le sue tanto deprecate "rigidità" attutisce l'impatto sociale della recessione: basta confrontare le cifre dei licenziamenti da una parte e dall'altra dell'Atlantico. D'altronde molti europei non sembrano convinti che il rischio di una Grande Depressione sia reale. Visti dagli Stati Uniti, dove quello scenario viene preso molto sul serio, certi nostri governanti ricordano l'incoscienza di Herbert Hoover nel 1929. La Cina può aspirare a un ruolo di arbitro. Per la portata della sua maximanovra di spesa pubblica (quasi 500 miliardi di euro) Hu Jintao è più in sintonia con Obama. D'altra parte i dirigenti cinesi condividono l'aspirazione europea a una riforma concertata delle regole della finanza. Vi aggiungono una richiesta così radicale da suonare quasi come una provocazione: la fine del ruolo del dollaro come valuta globale, per ridurne gli effetti destabilizzanti. Il ballon d'essai lanciato dal governatore della banca centrale cinese ci ricorda che dentro questo G-20 avvengono assestamenti sismici: il totale dei paesi rappresentati fa l'85% del Pil del pianeta, ma la parte dell'Occidente si rattrappisce a gran velocità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Certe divergenze sono quasi inconciliabili perché derivano da ruoli opposti nella divisione internazionale del lavoro. Da una parte ci sono paesi strutturalmente debitori che hanno usato la leva della finanza per colmare l'insufficienza di risparmio interno: Obama e Brown governano due di questi Stati. Dall'altra ci sono nazioni strutturalmente esportatrici che hanno accumulato attivi commerciali: Hu Jintao e la Merkel da questo punto di vista sono sullo stesso lato della barricata. Lo scontro fondamentale verte su come andranno ripartiti i sacrifici per uscire dalla Grande Recessione. Con quali livelli di tassazione delle generazioni attuali e future. Con quali scappatoie di "consolidamento dei debiti" attraverso svalutazioni e inflazioni. I leader riuniti al summit odierno faranno di tutto per evitare che le apparenze ricordino il precedente storico più infausto: la conferenza di Londra del 1933, finita con un clamoroso fallimento, proprio mentre il mondo si avvitava nella Grande Depressione. È utile rievocare anche il seguito. Tra i paesi più efficaci nel combattere la disoccupazione di massa si segnalò la Germania di Hitler. Oggi non c'è un Hitler all'orizzonte; ma un modello di capitalismo illiberale e autoritario, la Cina, sta usando questa recessione per rafforzare la sua influenza mondiale. È un paese che ha il vantaggio di saper mobilitare investimenti statali a una velocità ineguagliabile. Sarebbe anche la sede ideale di un prossimo G20, se lo si preferisce senza no global e senza vetrine infrante. (F.Rampini pubblicato su Repubblica.it del 2 aprile 2009)&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5515205920593075516?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5515205920593075516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5515205920593075516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5515205920593075516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5515205920593075516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/quel-solco-tra-usa-e-europa.html' title='Quel solco tra Usa e Europa'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7211769761283842982</id><published>2009-04-01T08:33:00.000-07:00</published><updated>2009-04-01T08:34:23.457-07:00</updated><title type='text'>Non far morire i mercati</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Diversamente dagli europei, i quali pensano che la priorità siano nuove regole e trasformazioni radicali nel modo in cui operano i mercati finanziari, le autorità americane stanno lavorando per riportare i mercati alla normalità. Si rendono conto che le regole devono essere migliorate, ma ritengono che regole perfette applicate a mercati morti non servirebbero a granché. La priorità di Washington è far rivivere i mercati.&lt;br /&gt;Negli ultimi vent’anni i mercati finanziari americani si sono profondamente trasformati: non sono più le banche commerciali il principale canale attraverso il quale il risparmio delle famiglie affluisce alle imprese. Un po’ più della metà dei finanziamenti all’economia vengono concessi da istituzioni che si finanziano non con i depositi alla clientela, bensì indebitandosi sui mercati, e lo possono fare perché una leva elevata (cioè un’elevata quantità di debito) consente loro di offrire rendimenti interessanti e quindi attirare investitori privati.&lt;br /&gt;Uno dei motivi che oggi impedisce ai mercati di funzionare, e quindi al credito di affluire alle imprese, è l’eccessiva riduzione della leva finanziaria, cioè il fatto che siamo passati dall’eccesso di debito ad una situazione in cui molte istituzioni non riescono più a indebitarsi. Il volume di commercial paper, ad esempio, si è ridotto in pochi mesi da 2.200 a 1.500 miliardi di dollari, un calo del 30 per cento che si è riflesso in una riduzione equivalente dei finanziamenti a famiglie e imprese. Con una leva eccessivamente ridotta queste istituzioni non riescono più a generare rendimenti capaci di attrarre investitori privati. La riduzione drastica nella leva è uno dei canali attraverso i quali la crisi si è trasmessa all’economia reale.&lt;br /&gt;La possibilità di utilizzare la leva è anche determinante per convincere investitori privati a partecipare ai nuovi fondi pubblici-privati che, nel piano del ministro Tim Geithner, dovrebbero acquistare dalle banche i titoli cosiddetti «tossici ». Valutare questi titoli è difficile: se si offre troppo poco, le banche non hanno interesse a venderli; se si offre troppo si fa loro un regalo. E il problema non si risolve affidandone la valutazione ad una legge o a funzionari pubblici. La partecipazione di investitori privati che rischiano in prima persona è l’unico modo per scoprire il valore dei titoli tossici. Ma senza leva i rendimenti dei nuovi fondi creati da Geithner non attraggono nessuno e il piano non parte.&lt;br /&gt;La priorità del Tesoro e della Federal Reserve è quindi ricostruire la leva delle istituzioni finanziarie. Finché ciò non avviene gli investitori non torneranno sui mercati, i prezzi rimarranno depressi, i titoli tossici rimarranno nei bilanci delle banche e dalla crisi non si uscirà.&lt;br /&gt;Chi ripete, come Angela Merkel e il nostro ministro dell’Economia, che «da una crisi nata dall’eccesso di debito non si esce creando nuovo debito» non capisce né come funzionano i mercati finanziari negli Stati Uniti, né ciò che stanno cercando di fare le autorità di Washington. Questa incomprensione— più ancora che le differenze di opinione sull’opportunità di politiche di sostegno alla domanda—è ciò che dividerà europei ed americani al G20 di domani e renderà difficile raggiungere risultati concreti.&lt;br /&gt;F.Giavazzi (pubblicato su Corriere della Sera del 01 aprile 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7211769761283842982?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7211769761283842982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7211769761283842982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7211769761283842982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7211769761283842982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/04/non-far-morire-i-mercati.html' title='Non far morire i mercati'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-8098523403178031061</id><published>2009-03-14T06:39:00.000-07:00</published><updated>2009-03-14T06:51:23.677-07:00</updated><title type='text'>Debito-Pil verso quota 112%</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Alla fine del 2008 il debito pubblico italiano si è attestato a 1.663.637 milioni ovvero al 105,8% del Pil in rialzo rispetto al 103,5% del Pil del 2007 (1.598.975 milioni). Lo comunica la Banca d'Italia che sottolinea comunque come, alla fine dello scorso anno si sia registrato un calo. A dicembre infatti il debito si è infatti attestato a 1.663,6 miliardi di euro rispetto ai 1.686,5 miliardi del record segnato a novembre. In valore assoluto si tratta di 22,9 miliardi in meno. Ad ottobre il debito era stato di 1.669,8 miliardi di euro, dato che costituiva il precedente record. Il fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche ha segnato 49.322 milioni pari al 3,1% del Pil, nel 2007 era stato pari all'1,7% del Pil. Nei due anni considerati il fabbisogno al netto delle dismissioni immobiliari è stato pari, rispettivamente, al 3,1 e al 1,9% del Pil. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;L'attenzione si sposta ora al 2009 in cui non è da escludere un rapporto debito/Pil al 112% a causa del calo del Pil reale non compensato dall'inflazione, data in discesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;A fine gennaio 2009 il debito delle Amministrazioni ha superato la cifra tonda di 1.700 miliardi di euro a causa del rimbalzo di 34 miliardi del conto di disponibilità del Tesoro presso la banca centrale. Un rimbalzo consueto a inizio anno quando riprendono a pieno ritmo le emissioni di titoli del debito pubblico più o meno frenate a dicembre. Ad accentuare il fenomeno hanno concorso stavolta le esigneze della neonata Tesoreria unica mista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Infien le entrate tributarie con la Banca d'Italia che segnala per lo scorso gennaio un calo del gettito di oltre il 5% su gennaio 2008.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8098523403178031061?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8098523403178031061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8098523403178031061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8098523403178031061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8098523403178031061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/03/debito-pil-verso-quota-112.html' title='Debito-Pil verso quota 112%'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4313935010557025270</id><published>2009-03-07T02:46:00.001-08:00</published><updated>2009-03-07T02:46:50.453-08:00</updated><title type='text'>La BCE taglia i tassi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc33cc;"&gt;A Francoforte giovedì 5 marzo il consiglio direttivo della Bce ha deciso, come previsto, di tagliare di mezzo punto il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, portandolo al minimo storico dell'1,50 per cento. Analogamente ha ridotto allo 0,50% e al 2,50% anche il tasso sui depositi e quello marginale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4313935010557025270?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4313935010557025270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4313935010557025270' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4313935010557025270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4313935010557025270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/03/la-bce-taglia-i-tassi.html' title='La BCE taglia i tassi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-9099593083139335841</id><published>2009-03-02T09:07:00.000-08:00</published><updated>2009-03-02T09:08:28.528-08:00</updated><title type='text'>Lunedì nero per le Borse</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330000;"&gt;Le borse europee archiviano la prima seduta di marzo in profondo rosso, messe in ginocchio dai titoli bancari e dallo scivolone di Wall Street e di Tokyo. A Parigi il Cac40 ha lasciato sul terreno il 4,48%, a Francoforte il Dax il 3,48%, a Londra il Ftse100 il 5,33%, a Milano il Mibtel il 5,67%, a Madrid l'Ibex35 il 4,6%, ad Amsterdam l'Aex il 4,99%. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-9099593083139335841?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/9099593083139335841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=9099593083139335841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9099593083139335841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9099593083139335841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/03/lunedi-nero-per-le-borse.html' title='Lunedì nero per le Borse'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-663365250034386623</id><published>2009-03-02T08:16:00.000-08:00</published><updated>2009-03-02T08:18:07.665-08:00</updated><title type='text'>Italia Pil in calo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Un calo peggiore del previsto per il Pil italiano nel 2008. Il prodotto interno lordo è calato dell'1%, ai minimi dal 1980. Lo certifica l'Istat rivedendo così la stima preliminare del -0,9 per cento. Il Governo stimava invece una riduzione dello 0,6 per cento. Peggiora inoltre il rapporto deficit/Pil: nel 2008 si è attestato al 2,7% rispetto al target del governo del 2,6 per cento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;L'inflazione rimane stabile al 1,6% a febbraio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-663365250034386623?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/663365250034386623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=663365250034386623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/663365250034386623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/663365250034386623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/03/italia-pil-in-calo.html' title='Italia Pil in calo'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6875126977378220905</id><published>2009-02-28T00:53:00.000-08:00</published><updated>2009-02-28T00:55:44.855-08:00</updated><title type='text'>Usa Pil peggio del previsto nel quarto trimestre 2008  - 6,2%</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="color:#993399;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;La contrazione del pil Usa nel quarto trimestre è stata del 6,2%, superiore a quella del 3,8% inizialmente stimata. Si tratta dell'arretramento più forte dell'economia americana dal primo trimestre del 1982. Gli analisti si aspettavano un calo del 5,4%. Il peggioramento delle stime in seconda lettura dipende dal cattivo andamento delle scorte e delle esportazioni. Nel 2008 l'economia Usa è cresciuta solo dell'1,1%, il livello più basso dal 2001. La spesa per consumi, che pesa due terzi del pil, è scesa del 4,3%, contro un iniziale -3,5%. Le esportazioni sono crollate a un tasso annuale del -23,6%, il minimo dal 1971, a fronte del precedente -19,7%. Gli investimenti sono scesi del 21,1%, contro il precedente -19,1%.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6875126977378220905?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6875126977378220905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6875126977378220905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6875126977378220905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6875126977378220905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/usa-pil-peggi-odel-previsto-nel-quarto.html' title='Usa Pil peggio del previsto nel quarto trimestre 2008  - 6,2%'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-980666617837123418</id><published>2009-02-27T08:59:00.000-08:00</published><updated>2009-02-27T09:01:20.655-08:00</updated><title type='text'>Bilancio più forte e titoli europei per battere la paura</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;Domenica scorsa a Berlino i più importanti paesi europei si sono trovati finalmente &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;d’accordo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; per farsi promotori di una nuova trasparenza nei mercati finanziari internazionali. Una decisione estremamente importante per evitare in futuro altre crisi ed estremamente urgente perché bisognerà cominciare a tracciare le concrete linee di azione in materia fin dalla prossima &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;riunione&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; dei G 20 che si svolgerà a Londra nei primi giorni di Aprile.Non sarà facile portare in porto questo progetto perché, al momento opportuno, sorgeranno mille ostacoli, certamente costruiti da chi ha interesse che zone d’ombra e paradisi fiscali rendano difficile creare davvero trasparenza nel fiume di denaro che corre per il mondo.La recente &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;tensione&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; fra Stati Uniti e Svizzera sul segreto bancario è solo una pallida premessa dei conflitti che sorgeranno quando si vorrà davvero dare concretezza a questo difficile ma indispensabile progetto. Per questo motivo è grandemente opportuno che l’Europa abbia deciso una coraggiosa iniziativa in materia.Se è bene guardare alle grandi riforme di domani bisogna però evitare che la casa europea bruci oggi. Nelle scorse settimane, infatti, i singoli paesi, anche quelli che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;appartengono&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; all’Euro, sono stati lasciati soli a difendere la propria economia e le proprie banche nella tempesta. La speculazione ha cominciato a saggiare il terreno e i tassi dei titoli pubblici di Irlanda, Grecia e Portogallo ( e in minore misura di Spagna e Italia ) si sono progressivamente allontanati da quelli tedeschi, mentre le difficoltà economiche e le conseguenti debolezze delle banche dei paesi membri non appartenenti all’Euro (soprattutto nei paesi nuovi) stanno pericolosamente mettendo in crisi tutto il sistema bancario e finanziario europeo.Se vogliamo evitare che i paesi vengano messi in ginocchio uno alla volta occorre perciò dotare l’Unione Europea di strumenti di difesa comune.In questo momento la solidarietà europea non è solo un fatto etico ma il nostro più efficace strumento di difesa contro l’allargarsi della crisi. Per essere ancora più chiari voglio dire che ogni Euro dedicato alla difesa dell’economia europea nel suo complesso vale molto di più di un Euro dedicato alla difesa di un singolo paese.Perché la speculazione ha paura di una Europa forte e unita e colpisce solo i paesi isolati.Se così stanno le cose è necessario, in sede europea, prendere urgentemente due decisioni.La prima riguarda un aumento del bilancio dell’Unione.Esso è oggi inferiore all’1% del PIL europeo e va portato subito, nell’ambito della Revisione di Bilanci 2008-2009 all’1,25, dedicando questo quarto di punto in più ad interventi straordinari volti ad alleviare le tensioni dei paesi dentro e fuori dall’Eurozona, aiutando in questo modo a stabilizzare i mercati finanziari europei.La seconda decisione è l’emissione di titoli del debito pubblico a livello europeo, che si affianchino e non sostituiscano i buoni del tesoro dei singoli paesi.La costituzione, il controllo e l’impiego di questi titoli dovrà naturalmente essere nelle mani dei ministri delle finanze dell’Eurozona.Questo sono gli strumenti per precedere e non semplicemente rincorrere le turbolenze dei singoli mercati. Attaccare l’Europa è infatti molto molto più difficile che attaccarne i singoli membri.Ed è anche utile aggiungere che, mentre l’Euro è già diventata una valuta di riferimento e di riserva nei mercati mondiali, non esiste ancora un titolo rappresentativo dell’Europa in cui si possa oggi investire. Capisco che queste proposte possano creare punti interrogativi e perplessità nei paesi che dovrebbero sopportarne il peso maggiore, soprattutto in Germania, dove tante sono state le discussioni negli anni e nei giorni passati. Capisco che con questo si tocca un punto cruciale nel patto sottostante la costruzione dell’Euro, patto per cui la moneta è comune ma i debiti degli stati debbono rimanere separati. Tuttavia siamo arrivati ad un punto in cui è interesse di tutti ( a partire dalla Germania) fare fronte comune per rispondere ad un pericolo comune. Lo stesso ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrùck ha recentemente ammesso la necessità di intervenire nel caso vi sia il rischio di default di un paese. Il modo migliore non solo per intervenire e per prevenire questi casi è proprio quello di costruire ed utilizzare un mercato per gli Eurobond emessi a livello europeo.E’ chiaro che di fronte a decisioni così importanti sarà necessario offrire alla Germania (come ha recentemente scritto Soros su queste pagine) e agli altri paesi più “virtuosi” garanzie di ferro per l’impiego di queste risorse comuni. Ritengo tuttavia che siamo arrivati al punto in cui la solidarietà non è solo l’aspetto essenziale dell’Unione Europea ma è uno strumento fondamentale per vincere la paura che sempre più alimenta la crisi mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;Romano Prodi (pubblicato su Il Messaggero del 26 febbraio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-980666617837123418?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/980666617837123418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=980666617837123418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/980666617837123418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/980666617837123418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/bilancio-piu-forte-e-titoli-europei-per.html' title='Bilancio più forte e titoli europei per battere la paura'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2812754691006212921</id><published>2009-02-26T04:50:00.000-08:00</published><updated>2009-02-26T04:52:03.775-08:00</updated><title type='text'>Tremonti bond, cosa sono</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Non uno, non due, bensì tre. Sono tre alla fine le versioni del Tremonti bond al quale le banche potranno ricorrere per rafforzare il capitale di vigilanza Core Tier-1: c'è quello che le banche terranno più a lungo, quello per gli istituti che lo rimborseranno il prima possibile e, infine, quello che può essere sottoscritto dal Mef e da investitori privati assieme: quest'ultimo sempreché «le condizioni siano tali da non alterare gli incentivi degli investitori privati», nel rispetto della concorrenza del mercato.Il "vecchio" prestito subordinato Le condizioni del "vecchio" subordinato varato dal Governo lo scorso dicembre, infatti, restano in vigore, per gli istituti che avranno bisogno di trarre vantaggio da questo intervento dello Statoper lungo tempo e per le quali può risultare più conveniente pagare cedole più basse nei primi anni a partire dal 7,5%: il rimborso sopra la pari nei primi anni è caro ma non viene attivato. La novità introdotta venerdì 20 febbraio è l'aggiunta di un "nuovo" Tremonti bond, per il quale si è resa necessaria l'approvazione di Bruxelles: questo subordinato è mirato alle banche che intendono approfittare di questa opportunità per il minor tempo possibile e che preferiscono pagare una cedola più alta (8,5%) per i primi quattro anni pur di spuntare un rimborso alla pari (100). Infine, il Mef ha ideato un terzo Tremonti bond che può essere sottoscritto tanto dal Tesoro quanto dai privati, quando questi ultimi acquistano "almeno" una quota del 30% dell'emissione. Tanto più elevato è il collocamento sul mercato, tanto meglio per il Mef. Questo strumento di ricapitalizzazione può essere il vecchio oppure il nuovo Tremonti bond (non ha nulla a che fare con gli aumenti di capitale sul mercato tramite azioni con diritto di voto), ma proprio perché l'impegno dello Stato si riduce grazie alla partecipazione dei privati, la banca ottiene un ulteriore sconto: nella formula del pagamento degli interessi agganciati al rendimento dei titoli di Stato, il relazione all'esercizio 2011 e agli esercizi successivi, l'onere degli interessi può essere pari alla media dei rendimenti all'emissione del BTp a 30 anni, maggiorato di 200 centesimi di punto percentuale e non 300 punti base come invece accade per il vecchio e il nuovo Tremonti bond. Quest'ultima formulazione ha però un vincolo, che è quello del rispetto della concorrenza: queste speciali obbligazioni possono essere collocate ai privati (fors'anche retail) se le condizioni sono in linea con quelle del mercato e non sono tali da «alterare gli incentivi degli investitori privati».Un'altra novità importante è stata inserita nell'ultima versione del decreto sui Tremonti bond approvata da Bruxelles: un cap al 15% anche per quanto riguarda l'onere calcolato sui dividendi. Nel definire il pagamento degli interessi di queste obbligazioni, infatti, il Mef traccia tre strade: a) un coupon che sale nel tempo; b) una remunerazione rapportata ai dividendi; c) un tasso d'interesse agganciato al rendimento dei BTP a trent'anni. Nella prima versione del subordinato per il Core Tier-1, il Mef aveva previsto un tetto al 15% solo per la cedola dal 2039 in poi. Nella nuova formulazione, gli oneri pagati dalle banche sono calcolati in relazione al dividendo al 105% (2009), 110% (2010), 115% (2011-2017) e 125% (2018 in poi) «fermo restando il limite del 15%».Il Tesoro, nel presentare il nuovo testo integrato del decreto alla Commissione europea, ha sostenuto che al fine di favorire un adeguato flusso di credito all'economia e per tenere in considerazione l'orizzonte temporale che le banche italiane prospettano ad oggi in merito allo strumento, «si rappresenta l'esigenza di affiancare – alle condizioni economiche relative alla cedola e al rimborso già approvate dalla Commissione – condizioni alternative che abbiano, nel lungo periodo e in termini intertemporali, effetti analoghi». Così un rimborso a condizioni meno onerose nei primi anni è stato compensato da una cedola più elevata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;I.Bufacchi (pubblicato su Ilsole24ore.it)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2812754691006212921?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2812754691006212921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2812754691006212921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2812754691006212921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2812754691006212921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/tremonti-bond-cosa-sono.html' title='Tremonti bond, cosa sono'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4123720527900200192</id><published>2009-02-25T05:23:00.001-08:00</published><updated>2009-02-25T05:24:16.600-08:00</updated><title type='text'>Radiografia del business atomico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;È chiarissimo perché la Francia voglia costruire quattro centrali nucleari in Italia. Nonostante il gran parlare di rinascita del nucleare, i reattori effettivamente in costruzione in Europa sono, in tutto, tre: due in Francia, uno in Finlandia.La commessa italiana più che raddoppia il libro degli ordini, un traguardo assai appetibile per Areva, protabandiera dell´industria atomica francese, nel momento in cui deve difendersi dalla concorrenza degli altri reattori di terza generazione (i Toshiba-Westinghouse e i General Electric), deve cavarsi fuori dalla maretta creata dal divorzio con il partner tedesco di sempre, la Siemens e deve difendersi dalle polemiche sui ritardi nei progetti già in corso. Una salutare boccata di ossigeno. Non è altrettanto chiaro perché li voglia far costruire l´Italia.Le motivazioni che vengono offerte sono, sostanzialmente, tre. Cominciamo dalla quarta, che nessuno dice ad alta voce, perché è poco elegante, ma che è fra le più efficaci. Il nucleare è, anzitutto, un grande business, di quelli che piacciono alle grandi aziende, perché muovono una montagna di soldi, vasti giri d´affari, appalti, commesse: è l´aria che i grandi gruppi, come quelli dell´energia, respirano più volentieri. Torniamo ora alla prima motivazione ufficiale, questa, invece, proclamata ai quattro venti: si tratta di assicurare la certezza dell´approvigionamento nazionale di energia, viste le incertezze sul gas, protagonista assoluto, oggi, dell´elettricità italiana. È una motivazione solida. L´obiezione che Gazprom si prepara a dimezzare il prezzo del suo gas (visto il crollo del petrolio) ha il fiato corto: il problema del prezzo del metano e della sua disponibilità si riproporranno presto, non appena la congiuntura mondiale sarà tornata al bello. Una seconda motivazione esplicita - assai più fragile - è che si tratta di partecipare ad un importante sviluppo tecnologico. Enel ed Edison, i più importanti gruppi italiani, fanno già nucleare, sia pure fuori dai confini nazionali. I dirigenti dell´Enel si sono più volte vantati di poter utilizzare, nelle loro centrali, tutte le tecnologie nucleari oggi disponibili. Può essere ipocrita, visto che in Italia, poi, il nucleare non l´abbiamo voluto. Ma non si può dire che i tecnici italiani non vedano un reattore. Inoltre la tecnologia di terza generazione dei reattori in programma è, per unanime ammissione, transitoria. Se tutto andrà bene, nel 2030 dovrebbero arrivare i reattori di quarta generazione, quelli, per dirla in breve, che non producono scorie. È opportuno partire, come da scaletta, fra il 2020 e il 2025 con reattori destinati a durare 50 anni, ma che, dopo 5 anni, sarebbero già obsoleti?Infine, l´energia atomica non produce anidride carbonica e, dunque, effetto serra. Che è vero, ma è anche vero che non è la sola. Considerando il costo effettivo degli impianti nucleari che si stanno costruendo in Europa, le quattro centrali italiane costeranno all´incirca 20 miliardi di euro. Ovvero, un punto e mezzo del Pil nazionale. È legittimo chiedersi se - nel governo e nelle aziende - qualcuno abbia provato a valutare quali effetti avrebbe avuto un programma altrettanto ambizioso di sviluppo delle fonti rinnovabili: quali risultati avrebbe dato, come avrebbe posizionato l´industria italiana nella tecnologia futura dell´energia, quale sarebbe stato l´impatto sull´occupazione. È noto che, esaurita la fase del cantiere, nelle centrali atomiche lavorano in pochi, soprattutto se la tecnologia la compri all´estero.Ci sono altri interrogativi da sciogliere. L´Italia si riaffaccia al nucleare senza aver preventivamente risolto né il problema delle scorie, né quello della localizzazione delle centrali. Per ora, al mondo, solo la Finlandia ha individuato un luogo, geologicamente sicuro, in cui immagazzinare i residui che resteranno radioattivi per migliaia di anni. In Italia, siti simili - al riparo, per dire, dai terremoti - non esistono. Quanto ai luoghi dove costruire le centrali, si è parlato molto di "brown sites", cioè dei posti in cui le centrali già c´erano. Sarebbe, però, sorprendente tornare, ad esempio, a Trino, in mezzo alle risaie del Vercellese, con le falde acquifere a diretto contatto del Po.C´è ancora un elemento che serpeggerà, più o meno sottotraccia, nel dibattito dei prossimi giorni. Ed è la tesi che il kilowattora atomico costi poco. Questa è, come minimo, una scommessa. Il costo del kilowattora nucleare è determinato dal costo di costruzione dell´impianto, perché, fino a che la spesa non sarà ammortizzata, gli incassi servono a compensare il capitale investito nella centrale. È un costo rigido: la centrale atomica non si può spegnere o abbassare. Il reattore deve funzionare al 90-95 per cento della capacità, producendo, dunque, tot kilowattora, quale sia il prezzo finale. Quindi, l´investimento effettuato dalle aziende è il parametro cruciale. Avranno l´aiuto di sussidi, a carico dello Stato e del contribuente? Finora, questo è stato assolutamente escluso. Tuttavia, è bene sapere che, in Francia, il kwh nucleare costa poco, sia perché gli impianti sono già stati ammortizzati, sia perché lo Stato francese si fa carico dei costi delle infrastrutture, come di quelli del futuro smantellamento delle centrali obsolete, non piccoli, se si pensa quanto sta costando alla Sogin sbaraccare le vecchie centrali italiane.In Italia, ad oggi, questo non sarebbe possibile. Tutti i costi dell´energia sono in bolletta: il sistema energetico italiano, oggi, si sostenta da solo. Quindi avremo un kwh nucleare che costerà tanto o poco, a seconda di quanto costeranno i kwh da altre fonti. Questa è la scommessa ed è tutta a carico del consumatore. Perché, poi, nell´attuale sistema italiano, il prezzo del kwh in bolletta è quello del produttore marginale, cioè più costoso. Potrebbe essere la centrale nucleare, costretta a produrre in ogni caso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Maurizio Ricci (pubblicato su Repubblica del 25 febbraio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4123720527900200192?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4123720527900200192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4123720527900200192' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4123720527900200192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4123720527900200192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/radiografia-del-business-atomico.html' title='Radiografia del business atomico'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6803970093733641253</id><published>2009-02-20T05:29:00.000-08:00</published><updated>2009-02-20T05:32:47.161-08:00</updated><title type='text'>Così il deficit italiano si avvicina al 4,5%</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt;La crescita economica del quarto trimestre per l’economia italiana, come di quella europea e del resto del mondo, ha rispecchiato in pieno le aspettative pessimistiche della vigilia, con qualche decimo di punto percentuale in più. Ci si aspettava un Pil in calo dell’1,6 per cento rispetto al trimestre precedente, come testimoniano ad esempio le previsioni del Centro studi Confindustria.Il calo è stato invece dell’1,8 per cento e addirittura del 2,6 per cento rispetto al dicembre 2007 il che porta il dato annuale provvisorio per la crescita media del Pil 2008 al -0,9 per cento, anziché al -0,6 per cento atteso dal governo. Questo dato si confronta con un +0,7 per cento per l’area euro e +0,9 per cento per l’Unione Europea a 27. Insomma, i dati dicono che, per il 2008, il solito “meno uno per cento” di crescita degli ultimi quindici anni rispetto agli altri paesi europei è diventato un “meno 1,5 per cento” abbondante.I numeri Eurostat dicono anche che non è generalmente vero che l’economia italiana se la stia passando meno peggio degli altri durante la crisi. Il dato congiunturale del quarto trimestre rispetto al terzo trimestre, la misura di come stiamo andando dopo il fallimento di Lehman Brothers, indica che il Pil è sceso dell’1,8 per cento, contro -2,1 per cento per la Germania, -1,5 per cento per il Regno Unito, -1,2 per cento per la Francia e -1 per cento per la Spagna. In Europa vanno male tutti, ma, per la precisione, solo i tedeschi e i portoghesi hanno registrato risultati peggiori dei nostri nel quarto trimestre 2008.&lt;br /&gt;I dati sulla crescita del Pil nel quarto trimestre hanno qualche implicazione di finanza pubblica. Il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt;Programma di stabilità dell’Italia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt; presentato il 10 febbraio 2009 dal governo conteneva una previsione del rapporto del deficit sul Pil pari al 3,7 per cento. Tale previsione incorpora una riduzione del Pil in termini reali del 2 per cento, e del Pil a prezzi correnti dello 0,6 per cento, per il 2009. Il dato peggiore del previsto per il quarto trimestre 2008 implica però un effetto di trascinamento per la crescita 2009 di qualche decimo di punto percentuale. Opportunamente il governo riportava, infatti, una forchetta di previsioni per il rapporto deficit-Pil oscillante tra 3,5 e 4,1 per cento, a seconda del verificarsi di uno scenario ottimistico di crescita economica, “solo” -1,5% di crescita del Pil, oppure di uno pessimistico, con diminuzione del 2,5 per cento. Purtroppo, i dati di chiusura del 2008 aumentano le probabilità che a verificarsi sia lo scenario pessimistico, almeno in misura parziale.Leggendo la nota informativa 2009-2011 allegata al Patto di stabilità, si può ottenere qualche altra informazione sulla plausibilità dell’obiettivo per il deficit previsto dal governo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt;. Con un Pil a prezzi correnti previsto in diminuzione dello 0,6 per cento, la voce “entrate da contributi sociali” (contributi effettivi) viene data in crescita del 2,3 per cento tra il 2008 e il 2009, da 216 a 221 miliardi circa, senza commenti nel testo. In una piccola parte rispecchia l’aumento di un punto percentuale dei contributi sociali dei lavoratori co.co.pro stabilito nella Finanziaria 2007. Ma i co.co.pro sono una frazione molto minoritaria dei lavoratori che pagano i contributi. Inoltre, almeno alcuni di questi lavoratori rischiano di perdere il lavoro a causa della recessione. Forse il governo si aspetta un’improbabile tenuta straordinaria del mercato del lavoro: fino a novembre aveva tenuto abbastanza bene, ma la crisi non era ancora entrata nel vivo. Oppure è in fase di attuazione un’intensificazione degli sforzi di recupero di base contributiva durante la crisi. Deve essere così, altrimenti il dato sulle entrate 2009 è ottimistico di almeno 5 miliardi, pari a circa 0,3 per cento del Pil.&lt;br /&gt;Le considerazioni precedenti suggeriscono due commenti.Il primo è che, sulla base delle informazioni esistenti e della legislazione vigente, il rapporto deficit-Pil 2009 rischia di essere più vicino al 4,5 per cento che al 3,7 per cento. Il che fornisce una spiegazione plausibile della cautela dei mesi scorsi del ministro Tremonti nei confronti di ogni ipotesi di sforamento dei saldi di finanza pubblica. Non era tanto il debito esistente che lo preoccupava, quanto il deficit previsto per il 2009. Avrebbe potuto spiegarlo. Poteva tra l’altro anche dire come mai già nel 2008 si era ridotta di un punto percentuale, da 14,7 per cento nel 2007 a 13,8 per cento, la quota delle entrate da imposte indirette sul Pil, il che ha certamente ridotto l’ammontare delle risorse disponibili per una manovra di sostegno ai redditi e ai consumi. E, su questa strada, già nel 2008, soprattutto avendo previsto la crisi in anticipo, avrebbe potuto risparmiare qualche miliardo di euro in più se non avesse sprecato tanti soldi nel completamento dell’eliminazione dell’Ici, nel salvataggio di Alitalia e nella detassazione degli straordinari.Secondo, gli ultimi dati di finanza pubblica suggeriscono che anche il Pd dovrebbe ricalibrare il suo piano anticrisi, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt;presentato nei giorni scorsi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993300;"&gt;. Prevede 16 miliardi di maggiori spese, ma indica una copertura, un po’ avventurosa, di soli 8 miliardi, derivanti dalla maggior crescita (minor decrescita) del Pil (per 5 miliardi) e dal recupero dell’evasione fiscale (3 miliardi), cioè in definitiva da un inasprimento del trattamento fiscale delle partite Iva, molte delle quali stanno già scomparendo a causa della recessione. Con previsioni sul Pil come quelle attuali, è urgente trovare le risorse per sostenere i consumi e i redditi dei meno abbienti. Ma con previsioni sul deficit come quelle attuali lo spazio per politiche fiscali espansive è molto risicato.&lt;br /&gt;Francesco Daveri (pubblicato sul sito La Voce.info del 17 febbraio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6803970093733641253?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6803970093733641253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6803970093733641253' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6803970093733641253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6803970093733641253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/cosi-il-deficit-italiano-si-avvicina-al.html' title='Così il deficit italiano si avvicina al 4,5%'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2725491313111159564</id><published>2009-02-20T05:17:00.000-08:00</published><updated>2009-02-20T05:23:47.233-08:00</updated><title type='text'>Banche più sane per curare la deflazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;Facciamo in modo che la deflazione non avvenga anche qui, disse nel 2002 Ben Bernanke, oggi presidente della Federal Reserve, dopo aver osservato i danni fatti all'economia giapponese nel precedente "decennio perduto", seguito allo scoppio della bolla immobiliare e azionaria.Oggi, il rischio di deflazione è quanto mai presente nei grandi Paesi industriali. Secondo un indice di vulnerabilità alla deflazione, elaborato dal Fondo monetario, le tendenze deflazionistiche sono peggiori che quando Bernanke pronunciò quell'ormai famoso discorso. Con l'aggravante del crollo di molti mercati immobiliari e della crisi finanziaria. E del fatto che, a differenza del Giappone, nessun Paese può ora pensare di cavarsela con una svalutazione per rilanciare l'export, visto che la domanda è debole ovunque. Lo stesso Fondo monetario prevede, in un'appendice alla revisione del World Economic Outlook pubblicata il mese scorso, che nel G-3 (Usa, area euro, Giappone) l'inflazione su base annua diventi negativa nel terzo trimestre di quest'anno, causa il recente crollo dei prezzi petroliferi e la debolezza della crescita, per poi tornare in territorio positivo. Negli Stati Uniti, dove soprattutto i salari sono meno rigidi che nell'area, i prezzi stanno di fatto già calando. Una deflazione temporanea, secondo gli economisti di Morgan Stanley, è una deflazione "buona", in quanto offre un po' di respiro ai consumi, aumentando il reddito reale disponibile.Ma una volta che i prezzi entrano in territorio negativo, può farsi largo una deflazione "cattiva", prolungata nel tempo, stile anni Trenta, per due fattori: i tassi d'interesse nominali non possono scendere sotto zero, e quindi resterebbero positivi in termini reali causando un'ulteriore restrizione della domanda (per questo si pensa all'uso di strumenti "quantitativi" come l'acquisto diretto di titoli da parte delle banche centrali, una volta esaurita la leva dei tassi); le aspettative da parte dei consumatori di prezzi ancora più bassi potrebbero indurli a rinviare gli acquisti e quindi aggravare la recessione.Come fare per evitare la deflazione "cattiva"? La lezione del Giappone negli anni 90 è che la politica monetaria fu allentata in modo troppo timido e che ben 13 pacchetti di stimolo fiscale, secondo Randall Jones, dell'Ocse, non sono bastati a rilanciare l'economia. Una politica monetaria aggressiva, anche attraverso strumenti "non convenzionali", evocati dal G-7 romano dello scorso fine settimana, e un'espansione fiscale sono importanti, ma non sono che "palliativi", secondo l'Fmi, se i problemi del settore finanziario ne minano l'efficacia. Senza una ristrutturazione del settore finanziario, non c'è speranza di una ripresa duratura dell'attività di credito. E questa ristrutturazione ha bisogno sia della ricapitalizzazione delle banche, sia della ripulitura dei loro bilanci dalle attività "tossiche". Il piano Geithner sembra averlo capito. Ma, senza una messa in atto in tempi brevissimi, si rischia la sindrome giapponese. O forse qualcosa di peggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;A.Merli (pubblicato su Il Sole 24ore del 18 febbraio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2725491313111159564?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2725491313111159564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2725491313111159564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2725491313111159564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2725491313111159564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/banche-piu-sane-per-curare-la.html' title='Banche più sane per curare la deflazione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2482457727084524367</id><published>2009-02-14T01:15:00.001-08:00</published><updated>2009-02-14T01:15:30.487-08:00</updated><title type='text'>Usa: il Congresso approva il piano Obama da 787 miliardi di dollari</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2482457727084524367?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2482457727084524367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2482457727084524367' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2482457727084524367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2482457727084524367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/usa-il-congresso-approva-il-piano-obama.html' title='Usa: il Congresso approva il piano Obama da 787 miliardi di dollari'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7563611589486968648</id><published>2009-02-14T01:13:00.001-08:00</published><updated>2009-02-14T01:13:47.463-08:00</updated><title type='text'>Accordo Governo-Regioni sugli ammortizzatori sociali: stanziati 8 miliardi di euro</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7563611589486968648?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7563611589486968648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7563611589486968648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7563611589486968648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7563611589486968648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/accordo-governo-regioni-sugli.html' title='Accordo Governo-Regioni sugli ammortizzatori sociali: stanziati 8 miliardi di euro'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' 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Negli ultimi tre mesi dello scorso anno il calo è stato del 2,6% rispetto al 2007 e dell'1,8% rispetto al trimestre precedente. Si tratta delle riduzioni maggiori dal 1980, cioè dall'inizio delle serie storiche dell'Istat comparabili. Su base annuale il Pil corretto per i giorni lavorativi è diminuito nel 2008 dello 0,9% (rispetto al +1,5% nel 2007). È il peggior calo dal 1993, quando si era registrato un analogo -0,9%. L'aggiornamento del Tesoro, contenuto nel Patto di stabilità e crescita stimava per il 2008 un Pil al -0,6%. Con il terzo trimestre consecutivo di crescita negativa si conferma la recessione per l'Italia. La crescita acquisita per il 2009 è pari a -1,8%.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8200795795841946749?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8200795795841946749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8200795795841946749' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8200795795841946749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8200795795841946749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/pil-italiano-in-forte-calo.html' title='Pil italiano in forte calo'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1768365701294757531</id><published>2009-02-08T01:58:00.001-08:00</published><updated>2009-02-08T01:59:19.517-08:00</updated><title type='text'>Il potere apparente della Chiesa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Solo in apparenza c’è contraddizione fra l’enorme caduta di autorità manifestatasi ai vertici della Chiesa in occasione della riabilitazione dei vescovi lefebvriani e il potere non meno grande che il Vaticano ha esercitato, e sta esercitando, sul caso Englaro e sullo scontro tra istituzioni in Italia. Nel lungo periodo il primo caso finirà forse col pesare di più: i libri di storia racconteranno nei prossimi secoli quel che è accaduto nella Santa Sede, quando un Pontefice volle metter fine a uno scisma, tolse la scomunica ai vescovi di Lefebvre, e mostrò di non sapere bene quello che faceva. Mostrò di ignorare quel che la setta sostiene, e quel che un suo rappresentante, il vescovo Williamson, afferma sul genocidio nazista degli ebrei: genocidio che il vescovo nega («gli uccisi non furono 6 milioni e non morirono in camere a gas») e che non giustificherebbe il senso di colpa della Germania. Un papa tedesco inconsapevole di quel che Williamson divulga da anni fa specialmente impressione. I libri di storia racconteranno com’è avvenuto il ravvedimento, non appena il cancelliere Angela Merkel gli ha chiesto d’esser «più chiaro»: i giornali tedeschi, impietosi, descrivono il suo cedimento alla politica, la sua caduta nel peccato (è un titolo della Süddeutsche Zeitung), la fine di un’infallibilità che è dogma della Chiesa dal 1870, per volontà di Pio IX. Il rapporto con il caso Eluana c’è perché anche quando esercita poteri d’influenza sproporzionati, nei rapporti con lo Stato italiano, la Chiesa pare agire come per istinto, senza calcolare a fondo le conseguenze: interferisce nelle leggi del potere civile, sorvola su sentenze passate in giudicato, disturba gravemente lo scabro equilibrio fra Stato italiano e Vaticano. Difende l’idea che lo Stato debba essere etico, e che solo il Vaticano possa dire l’etica. Dopo essersi rivelato impotente di fronte al mondo - impotente al punto di «piegarsi» sulla questione lefebvriana - è come se il Vaticano si prendesse una rivincita locale in Italia, esibendo una forza che tuttavia è più apparente che reale. È apparente perché le questioni morali poste dalla Chiesa sono usate dai politici per scopi a essa estranei. Nell’interferire, la Chiesa non mostra autorità né autentica forza di persuasione. Mostra di possedere quel che viene prima del potere di governo (prima di quello che nella Chiesa è chiamato donum regiminis, un carisma da coniugare col «dono della contemplazione»): esibisce pre-potenza. Proprio questo accadde nel 1870: il Papa stava perdendo il potere temporale, e per questo accampò l’infallibilità spirituale. La prepotenza ecclesiastica verso Eluana e verso chi dissente dalla riabilitazione dei vescovi sembra avere tratti comuni. Ambedue i gesti hanno radici nella superficialità, e in una sorta di volontaria, diffusa incoscienza. Riconciliandosi con la setta, non mettendo subito alcune condizioni irrinunciabili e accennando enigmaticamente a una «comunione non ancora piena», il Papa ha trascurato molte altre cose, sostenute nelle confraternite da decenni. Gli scismatici non si limitavano a dire la messa in latino, volgendo le spalle ai fedeli. Si opponevano con veemenza alle aperture del Concilio Vaticano II, e soprattutto alla dichiarazione di Paolo VI sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (Nostra Aetate, 1965). Totale resta la loro opposizione al dialogo con chi crede e pensa in modo diverso. Granitica la convinzione, contro cui insorge la dichiarazione di Paolo VI, che gli ebrei non convertiti siano gli uccisori di Cristo. Nostra Aetate non parla solo dell’ecumenismo cristiano. Parla di tutti i monoteismi (Ebraismo, Islam) e anche di religione indù e di buddismo. Apre a altri modi di credere, non ritenendo che la Chiesa romana sia unica depositaria della verità e della morale. Rispondendo a Alain Elkann, monsignor Tissier de Mallerais della confraternita San Pio X dice: «Noi non cambiamo le nostre posizioni ma abbiamo intenzione di convertire Roma, cioè di portare il Vaticano verso le nostre posizioni» (La Stampa, 1-2-09). L’atteggiamento che la Chiesa ha verso l’autonomia dello Stato di diritto in Italia non è molto diverso, nella sostanza, da alcune idee lefebvriane. Il diritto e la Costituzione tengono insieme, per vocazione, etiche e individui diversi. Il dubbio su questioni di vita e morte è in ciascuna persona, e proprio per questo si fa parlare la legge e si separa lo Stato dalle chiese. È quello che permette allo Stato di non essere Stato etico, dunque ideologico. Nell’ignorare la necessità di questi vincoli il Vaticano non si differenzia in fondo da Berlusconi, oscurando quel che invece li divide eticamente. L’interesse o la morale del principe contano per loro più della legge, della costituzione. Il particolare, sotto forma di spirito animale dell’imprenditore-re o di convinzione etica del sacerdote-guida, non si limita a chiedere un suo spazio d’espressione e obbedienza (com’è giusto), ma esige che lo Stato rinunci a fare la laica sintesi di opinioni contrarie. La laicità non è un credo antitetico alla Chiesa, ma un metodo di sintesi. Su questi temi sembra esserci affinità della Chiesa con Berlusconi e perfino con i lefebvriani, favorevoli da sempre al cattolicesimo religione di Stato. I vertici del Vaticano si sono rivelati in queste settimane assai deboli e assai forti al tempo stesso. Deboli, perché per ben 14 giorni Benedetto XVI è apparso prima ignaro, poi male informato, infine - appena seppe quel che faceva - paralizzato. Il cardinale Lehman ha accennato a errori di management e comunicazione, ma c’è qualcosa di più. Aspettare l’intervento della Merkel è stato distruttivo di un’autorità. Nei libri di storia alcuni parleranno di clamoroso fallimento di leadership. Una leadership così scossa, è cosa triste recuperarla su Eluana. La Chiesa ha solo aiutato un capo politico (Berlusconi) a disfarsi con fastidio di leggi e vincoli. Non si capisce come questo aiuti la Chiesa. Condannando Napolitano, la Chiesa non sceglie la maestà della legge e la vera sovranità: dice solo che le leggi di uno Stato pesano poco, e invece di usare la politica ne è usata in maniera indecente. La questione Englaro non divide religiosi e non religiosi, fautori della vita e della morte. Divide chi rispetta la legge e chi no; chi auspica rapporti di rispetto fra due Stati e chi ritiene che lo Stato vaticano possa legiferare al posto dell’italiano. Sono ministri del Vaticano che hanno attaccato Napolitano: dal cardinale Martino presidente del consiglio Pontificio Giustizia e Pace al cardinale Barragan, responsabile per la Sanità nello Stato della Chiesa. Il loro dovere istituzionale sarebbe stato quello di tacere, come laicamente ha deciso di fare, unico e solitario nella maggioranza, Gianfranco Fini Presidente della Camera. Come difendere la Chiesa, ora che non ha più potere temporale e che vacilla? La questione sembrava risolta: non lo è. Non si tratta di seguire l’opinione dominante: sarebbe autodistruttivo, proprio in questi giorni il Papa ne ha fatto l’esperienza. Si tratta di ascoltare il diverso, di documentarsi su quel che dicono i tribunali e la scienza, come rammenta Beppino Englaro. Sull’accanimento terapeutico e l’alimentazione-idratazione artificiale si possono avere opinioni diverse e si hanno comunque dubbi, per questo urge una legge sul testamento biologico: non discussa precipitosamente tuttavia. Non perché una maggioranza, adoperando il povero corpo vivo-morto di Eluana, accresca i suoi poteri. Non annunciando che «Eluana può generare figli» come dice, impudicamente, Berlusconi. Prima d’annunciare e sparlare occorre informarsi, studiare, capire. È il dono di governo e contemplazione che manca tragicamente sia in chi conduce la Chiesa, sia in chi governa la Repubblica. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Barbara Spinelli (pubblicato su La Stampa del 8 febbraio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1768365701294757531?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1768365701294757531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1768365701294757531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1768365701294757531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1768365701294757531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/il-potere-apparente-della-chiesa.html' title='Il potere apparente della Chiesa'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1794945584464400696</id><published>2009-02-07T06:03:00.000-08:00</published><updated>2009-02-07T06:04:45.801-08:00</updated><title type='text'>Una frattura istituzionale che divide le coscienze</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Per molti decenni, nella lunga storia del dopoguerra, l'equilibrio tra laici e cattolici è stato garantito in Italia, sia pure con qualche eccezione, dalla prudenza e dal senso dello Stato della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati. Si sono evitate le guerre di religione, le fratture fra italiani e gli strappi istituzionali: anche con il concorso della Santa Sede, nel complesso rispettosa della laicità della Repubblica e consapevole che il bene più prezioso era l'unità morale del Paese. Un patrimonio comune che, si poteva immaginare, nessuno avrebbe voluto disperdere.Purtroppo da ieri questo scenario è andato in frantumi. Non solo le istituzioni sono ferite, anche la convivenza civile subisce un serio "vulnus" e non è chiaro chi e come potrà ricomporlo. Di sicuro ora lo Stato di diritto, cioè il fondamento delle garanzie democratiche, è più debole. Il tema cruciale della vita e della morte, che esige soprattutto sensibilità, rispetto delle coscienze e comprensione del dolore privato, è finito nel tritacarne dello scontro politico. Ed è difficile capire quanto abbiano pesato in questa sconcertante vicenda le questioni di principio e quanto le strumentalizzazioni di parte, volte a fini diversi da quelli dichiarati.Di sicuro si sta compiendo ai danni della povera Eluana Englaro e della sua famiglia l'ultima crudeltà. Intorno a quelle sfortunate persone era tempo che si facesse silenzio e invece è esploso un clamore tanto assurdo quanto inutile. Assurdo perché è davvero singolare che il Parlamento abbia deciso di legiferare adesso, nel giro di poche ore, quando la legge sul testamento biologico è rimasta a prendere polvere nei cassetti per anni, mentre tutti i richiami al buon senso restavano lettera morta. La responsabilità delle forze politiche, sotto questo profilo, resta molto grave e non convince affatto che si sia voluto rovesciarla sul Quirinale, per via della mancata firma a un decreto dell'ultim'ora.Quanto all'inutilità di questo atroce spettacolo, è penoso doverlo scrivere. Ma è evidente che, se la clinica di Udine va avanti nella procedura prevista (e gli avvocati della famiglia Englaro lo hanno confermato), il Parlamento non arriverà in tempo, per quanto si affretti, a varare lo stralcio del testamento biologico e a impedire che sia interrotta l'alimentazione prima del triste epilogo.Comunque sia, alla fine resteranno solo le macerie della convivenza civile e i danni della rottura istituzionale. Non era proprio di questo che aveva bisogno l'Italia nel momento in cui sta affrontando una delle più gravi congiunture economiche e quindi sociali che la storia recente ricordi. L'idea di dividere il Paese con la spada, di qui i difensori della vita e di là i fautori della morte, è quanto di più pericoloso si possa immaginare. E sta accadendo. Ma c'è di peggio.Quasi sempre le battaglie sui principi nascondono obiettivi politici che ai più sfuggono. Sarebbe interessante capire a chi giova lo scontro istituzionale tra Governo e presidenza della Repubblica. Senza dubbio a nessuno, ma può darsi che qualcuno ritenga di trarne vantaggio. E su questo punto è bene essere chiari.Che la tensione tra i due palazzi romani stesse crescendo ben oltre i limiti, era lampante. Tuttavia si poteva supporre che sarebbe esplosa su di un altro terreno, più strettamente politico-costituzionale: ad esempio, la riforma della giustizia. Invece è deflagrata in tempi e modi imprevedibili, su di un aspetto etico di drammatica profondità; come tale in grado di lacerare i rapporti e di incrinare il patto di fondo che regola la Repubblica più di quanto sarebbe accaduto in circostanze tradizionali.Può darsi che tutto dipenda da una sequenza di errori, in una spirale imprevedibile. Da un lato i ritardi del Governo, l'iniziale sottovalutazione del caso e poi il desiderio di venire incontro alle gerarchie ecclesiastiche e alle organizzazioni cattoliche. Dall'altro quella lettera scritta da Napolitano e recapitata prima del Consiglio dei ministri, che rendeva pubblica e ufficiale la contrarietà del Quirinale al decreto, con ciò mettendo in imbarazzo Berlusconi. O magari gli ha offerto l'arma per sferrare l'offensiva.Ma non si sfugge alla sensazione che il caso Englaro abbia fatto emergere una crisi istituzionale comunque matura. Il presidente del Consiglio non ha mai nascosto la sua insofferenza per i vincoli e i limiti del suo mandato. Quella sorta di diarchia al vertice dello Stato, che la Costituzione in qualche misura impone, è sempre apparsa inaccettabile agli occhi di Berlusconi. E nessuno dimentica i conflitti con Scalfaro e le tensioni con Ciampi, lungo l'arco di un quindicennio. Così come nessuno ignora che il premier è determinato in cuor suo a sanare la contraddizione andando a occupare egli stesso la poltrona di Capo dello Stato in un futuro indistinto, ma forse nei suoi piani meno remoto di quanto non dica il calendario della legislatura.Il presidenzialismo è nel carattere e nella natura di Berlusconi. Viceversa non lo è affatto il ritmo lento di un'azione di governo faticosa e quotidiana, costretta sul sentiero degli equilibri istituzionali. Anche per questo da ieri l'Italia è entrata in una crisi senza precedenti, da cui non sarà facile uscire. Il ruolo supremo di garanzia al di sopra delle parti, che è l'essenza della presidenza della Repubblica secondo l'attuale Costituzione, è stato scalfito e forse compromesso. A sostegno di Giorgio Napolitano c'è l'opposizione di centrosinistra, i radicali, l'estrema sinistra: nonché, ed è molto significativo, il presidente della Camera Fini. Dietro al presidente del Consiglio c'è la maggioranza, l'Udc di Casini, il Vaticano. Schieramenti inediti per una brutta storia dai contorni opachi, di cui non si conosce l'esito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Stefano Folli pubblicato su IL SOLE24ORE del 7 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1794945584464400696?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1794945584464400696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1794945584464400696' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1794945584464400696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1794945584464400696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/una-frattura-istituzionale-che-divide.html' title='Una frattura istituzionale che divide le coscienze'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6887934152947937682</id><published>2009-02-07T03:03:00.001-08:00</published><updated>2009-02-07T03:10:46.743-08:00</updated><title type='text'>Viva Napolitano! Viva la Costituzione!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Non c’è niente da fare. Di fronte all’ostacolo delle regole costituzionali, cioè della divisione dei poteri su cui si fonda un sistema democratico, la destra italiana per istinto sceglie la scorciatoia della prova di forza. Abbiamo vinto le elezioni, siamo la maggioranza, dunque si fa come abbiamo deciso noi, senza bisogno di rispettare le procedure. Questo ha deciso ieri Silvio Berlusconi, scatenando un braccio di ferro con la magistratura, con il Parlamento e con il Quirinale senza precedenti sul caso di Eluana Englaro.Dio mi guardi da un potere che vuole imporsi così anche sulle mie scelte personali, violando una libertà fondamentale come quella di interrompere una terapia medica. Dopo di che, liberissimo chi vuole di seguirla finchè ritiene. Ma oggi è in corso di stravolgimento la Costituzione materiale di questo paese. Onore a chi ha il coraggio di opporvisi, anche a futura memoria. Per questo scrivo: Viva Napolitano, viva la Costituzione! E ci aggiungo un bravo a Gianfranco Fini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Gad Lerner pubblicato sul suo sito 7 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6887934152947937682?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6887934152947937682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6887934152947937682' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6887934152947937682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6887934152947937682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/02/1_07.html' title='Viva Napolitano! Viva la Costituzione!'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1953665743347266994</id><published>2009-01-27T05:40:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T05:41:26.680-08:00</updated><title type='text'>La mossa giapponese</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Il governo di Tokio rispolvera una terapia che fu già usata in Estremo Oriente durante la crisi asiatica del 1997: l'acquisto diretto di azioni in Borsa da parte dello Stato. E non si tratta solo di ricapitalizzazione delle banche come stanno facendo tutti i paesi del mondo: secondo il nuovo piano il Giappone potrà comprare anche azioni di aziende industriali, se colpite particolarmente dalla recessione. Nel '97 il più deciso intervento in tal senso fu quello di Hong Kong, che creò uno speciale fondo di intervento pubblico per sostenere le quotazioni di Borsa. Nell'immediato com'era prevedibile l'annuncio di questo piano ha suscitato euforìa alla Borsa di Tokyo, ed ha anche interrotto momentaneamente l'ascesa dello yen. Quest'ultimo è un fattore decisivo, forse più di ogni altro: per un'economia ancora largamente dipendente dalle esportazioni come quella nipponica, la rivalutazione dello yen provocata dalla fine del cosiddetto carry-trade è stata una sciagura. (Il carry-trade era un'operazione speculativa molto in voga nel mondo pre-crisi, quando l'appetito degli investitori per il rischio era assai superiore: consisteva nell'indebitarsi in una valuta a bassi tassi come lo yen per investire in valute dai rendimenti superiori). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;F.Rampini pubblicato su Repubblica.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1953665743347266994?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1953665743347266994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1953665743347266994' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1953665743347266994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1953665743347266994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/la-mossa-giapponese.html' title='La mossa giapponese'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5200584756123520943</id><published>2009-01-27T05:17:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T05:18:45.252-08:00</updated><title type='text'>Risposte alla crisi economica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Il ministro Tremonti non fornisce alcun dato sui costi del federalismo fiscale. Perché sa che si potrebbe aprire una lacerazione nella maggioranza di governo. Ma entro un anno, con i decreti attuativi, i nodi verranno al pettine. La crisi ha messo a rischio l'euro e colpisce tutta l'area della moneta unica. Senza l'euro, però, sarebbe stato impossibile far fronte allo shock. Non a caso nuovi paesi, come la Danimarca, vogliono entrare. Il governo italiano non collabora allo sforzo comune dei paesi del G20 per rilanciare l'economia con pacchetti di stimolo fiscale adducendo come motivazione il nostro alto debito pubblico. Ma è una scusa che non regge al confronto internazionale. Il nostro pacchetto potrebbe essere quattro volte più grande, arrivare fino allo 0,8% del Pil senza metterci fuori linea rispetto agli altri stati.In Italia i prezzi crescono di più quando l'inflazione accelera e scendono di meno quando diminuisce. Colpa delle mancate liberalizzazioni e di provvedimenti anticrisi contraddittori.Per massimizzare la spesa a breve dei Fondi strutturali per la ricerca nel Mezzogiorno, si delega alle Regioni la scelta delle priorità, rinunciando a farlo a livello nazionale. Ma così si corre il rischio di sperperare denaro e ingrassare le clientele. (notizie tratte dal sito Lavoce.info)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5200584756123520943?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5200584756123520943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5200584756123520943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5200584756123520943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5200584756123520943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/risposte-alla-crisi-economica.html' title='Risposte alla crisi economica'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1800641898117973753</id><published>2009-01-25T05:45:00.000-08:00</published><updated>2009-01-25T05:47:27.732-08:00</updated><title type='text'>Banche e crisi economica: la lezione da apprendere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;E’ opinione ormai scontata che i comportamenti del mondo finanziario e bancario (soprattutto nei paesi anglosassoni) siano all’origine dell’attuale grave crisi economica. L’incoraggiamento ai consumi oltre ogni ragionevolezza, la creazione di titoli di valore almeno dubbio, l’opposizione ad ogni controllo pubblico e la caduta del senso etico nei comportamenti dei responsabili del settore sono certamente alla base di una crisi finanziaria che con una rapidità davvero senza precedenti ha infettato tutta l’economia reale.Nonostante questo mi dichiaro senza alcuna esitazione a favore dei salvataggi bancari che con una varietà di strumenti vengono messi in atto in diversi paesi.Non vi è alcuna contraddizione tra la condanna dei comportamenti di molti protagonisti del sistema bancario e la politica dei salvataggi, perché quando la crisi si estende a tutto il sistema economico, il primo obiettivo deve essere quello di evitare che un panico diffuso nei confronti della solidità delle banche spinga i risparmiatori a ritirare i depositi e a portarli “sotto il materasso”, bloccando in questo modo tutta la vita economica.&lt;br /&gt;Un elemento che ha aggravato il precipitare della crisi è stato infatti il comportamento delle autorità americane che, dopo aver tenuto senza briglia e senza controllo le banche, ha poi fatto fallire la Lehman Brothers, lasciando con questo intendere che nessuna banca poteva ritenersi sicura. L’ondata di paura provocata da questo fallimento è stata solo parzialmente tamponata dalle decisioni di molti governi di dedicare cospicue risorse a sostegno del sistema bancario. Ed è inutile, a questo proposito, lamentare l’eccessiva ingerenza dello Stato nell’economia, perché essa è stata resa indispensabile da questi eventi. Dobbiamo invece chiederci perché tanti politici, tanti operatori economici e anche tanti economisti alla moda ci hanno raccontato per quasi un paio di decenni che il mercato doveva essere il solo perfetto regolatore di se stesso e non aveva bisogno di nessun controllo. Sappiamo invece tutti che, perché il mercato funzioni occorrono regole e comportamenti rigorosi. Occorre cioè che le regole siano rispettate e che ci sia una autorità che le faccia rispettare. Opportuni quindi gli aiuti a favore delle banche, ma nel rispetto di alcune precise condizioni. La prima è che anche i loro dirigenti diano il proprio contributo al risanamento del sistema.Non si può tollerare una situazione in cui essi sono premiati (a volte in modo indecente) se le cose vanno bene, non sono puniti se le cose vanno male e, addirittura ricevono benefici copiosi se vengono mandati via in conseguenza dei loro errori.&lt;br /&gt;In secondo luogo i “salvataggi” bancari hanno un senso se le banche provvedono con il massimo sforzo al finanziamento del sistema produttivo (soprattutto delle piccole e medie imprese) e delle famiglie.Se dobbiamo sostenere le banche perché sono le arterie del sistema economico, bisogna che il sangue lo portino davvero a tutti gli organi e quindi anche alle periferie del mondo economico. E, ripeto, soprattutto alle imprese di minori dimensioni che, anche quando sono sane, non hanno alternative al credito bancario. Invece non solo l’esperienza quotidiana di molti imprenditori e consumatori ci parla di forti restrizioni al flusso del credito, ma lo stesso messaggio è contenuto nelle indagini di Confindustria, della Confederazione Nazionale Artigiani e di altri autorevoli organismi. Ancora più incisivo è, a questo proposito, quanto scrive l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, e cioè che le Banche italiane partecipanti all’indagine sul credito bancario (Bank Lending Review) hanno esse stesse ammesso di aver inasprito i criteri adottati per l’erogazione dei prestiti alle imprese.E sottolinea l’irrigidimento dei criteri di erogazione anche nei confronti del credito alle famiglie, sia nel settore del consumo, sia nei mutui per l’acquisto di abitazioni.Lo stesso bollettino sottolinea poi che “il rallentamento del credito è più intenso nei confronti delle piccole imprese”. E questa frase, purtroppo, non ha bisogno di commenti. Certo la crisi economica porta sempre con sé l’aumento delle sofferenze dei crediti ed è evidente che le banche debbano essere più prudenti nelle loro decisioni, ma il passaggio dalla prudenza all’adozione di criteri automaticamente più selettivi non si giustifica in alcun modo.Ancora più non si giustifica in quanto le banche italiane appaiono in generale meno colpite dalla tempesta che ha travolto le consorelle degli altri paesi. Quindi sì al sostegno alle banche ma solo se esse sostengono l’economia. Tuttavia non solo il sistema bancario, ma anche la pubblica amministrazione è chiamata con i propri comportamenti a dare un contributo positivo al sostegno dell’economia.Non mi riferisco in questo caso a comportamenti di carattere generale, ma al fatto specifico (che costituisce una patologia esclusivamente italiana) del ritardo dei pagamenti nel caso dell’acquisto di beni e servizi e del ritardo dei rimborsi fiscali nei confronti di imprese e privati cittadini. Si tratta di situazioni patologiche esistenti da tempo, situazioni patologiche che in molti settori e in molte regioni si vanno ulteriormente aggravando. Ciò deprime ancora di più il ciclo economico e rende allo stesso tempo più costoso l’acquisto di beni e servizi.Il primo aiuto dello Stato all’economia in crisi sta quindi nella vecchia ed elementare regola che i debiti vanno pagati e vanno pagati nel tempo dovuto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;Romano Prodi (pubblicato sul quotidiano Il Messaggero)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1800641898117973753?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1800641898117973753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1800641898117973753' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1800641898117973753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1800641898117973753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/banche-e-crisi-economica-la-lezione-da.html' title='Banche e crisi economica: la lezione da apprendere'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-744816813139226021</id><published>2009-01-25T05:26:00.000-08:00</published><updated>2009-01-25T05:27:27.572-08:00</updated><title type='text'>La guerra commerciale che fa tremare i mercati</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;I rischi di una tensione commerciale Usa-Cina fanno tremare i Treasury Bonds trentennali, uno dei titoli considerati più sicuri e tradizionalmente un bene-rifugio per gli investitori. Ieri i T-Bonds trentennali hanno subìto un'ondata di vendite che ha portato a un rialzo dei rendimenti fino a sfiorare il 3,30%. Tra le cause c'è stata la dichiarazione del neosegretario al Tesoro Tim Geithner che ha accusato la Cina di "manipolare la propria valuta". E' un'accusa forte, che nessun segretario al Tesoro dell'Amministrazione Bush aveva mai voluto formulare così apertamente, e può aprire la strada a ritorsioni commerciali contro il made in China. Quello che ha spaventato i mercati, è la possibilità che in una escalation protezionista Pechino possa usare l'arma finanziaria, interrompendo o diminuendo i suoi acquisti di buoni del Tesoro americani. Con 2.000 miliardi di dollari di riserve ufficiali, la Repubblica Popolare è uno dei più importanti acquirenti mondiali di T-Bonds Usa. Ma non è solo la Cina a spaventare: i mercati cominciano a fare i conti con l'immensa mole di nuove emissioni di titoli pubblici che saranno necessari per finanziare l'aumento del deficit federale. Per effetto dei piani di salvataggio delle banche e di rilancio della crescita già approvati, quest'anno il Tesoro americani dovrà emettere attorno a 2.000 miliardi di nuovi T-Bonds, su un mercato dei T-Bonds che attualmente ha un volume complessivo di 5.800 miliardi. Un afflusso così consistente di nuove emissioni può mettere a dura prova l'appetito degli investitori, che finora nelle fasi di "fuga dal rischio" avevano assorbito voracemente i T-Bonds facendone scendere i rendimenti. Quasi avesse avuto un presentimento che l'Amministrazione Obama sarà un interlocutore coriaceo, il governo cinese poco prima che Geithner parlasse aveva presentato un nuovo piano di spesa pubblica: 124 miliardi di dollari da investire nell'assistenza sanitaria. Il piano risponde a un'esigenza più volte manifestata dagli Stati Uniti, dall'Unione europea e da organizzazioni internazionali come il Fmi: per contribuire a una ripresa mondiale la Cina deve aumentare i consumi delle famiglie, e per fare questo deve investire nella costruzione del suo Welfare State. Tra le cause dell'altissima propensione al risparmio dei cinesi, infatti, c'è la necessità di cautelarsi per la vecchiaia e la malattia in un paese dove il sistema previdenziale è sottosviluppato e la sanità pubblica scadente. F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 23 gennaio 2009&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-744816813139226021?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/744816813139226021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=744816813139226021' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/744816813139226021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/744816813139226021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/la-guerra-commerciale-che-fa-tremare-i.html' title='La guerra commerciale che fa tremare i mercati'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3011422134959706517</id><published>2009-01-25T05:23:00.000-08:00</published><updated>2009-01-25T05:25:03.976-08:00</updated><title type='text'>I problemi economici di Barack</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Sembra prendere forma in questi giorni un nuovo “Washington consensus”, secondo il quale la capacità di indebitamento dell’amministrazione Usa è limitata. Sostanzialmente, si pensa che un pieno utilizzo di ciò che resta dei fondi del piano Tarp varato dall’amministrazione Bush, circa 650 miliardi di dollari, più un pacchetto di provvedimenti da 850-1.000 miliardi di dollari per il biennio 2009-2010 sia il limite superiore oggi dell’intervento di politica fiscale negli Stati Uniti. È una visione che non può durare a lungo perché dovrebbe essere ormai chiaro che anche l’intero stanziamento del Tarp non è sufficiente per rivitalizzare il settore finanziario.&lt;br /&gt;Una delle ragioni per le quali i deficit Usa sembrano così grandi è che la contabilità pubblica degli Stati Uniti è spesso più prudente di quella europea. L’elemento chiave da tenere a mente quando si leggono i rapporti sui deficit fiscali Usa è che l’autorità ufficiale , il Congressional Budget Office (Cbo) conteggia come “spesa” nell’anno fiscale 2009, che va da settembre 2008 settembre 2009, il salvataggio delle agenzie di finanziamento e garanzia dei mutui ipotecari, come Fannie Mae e Freddie Mac, per un ammontare di 240 miliardi di dollari. Inoltre, il Cbo calcola che l’elemento di sovvenzione nel Tarp sia di circa il 25 per cento, che implica un’ulteriore spesa nominale per l’anno fiscale 2009 di 180 miliardi di dollari. Le stime per il 2009 del Cbo destinano dunque 420 miliardi di dollari a capitoli che la contabilità nazionale non considererebbe “spese”. Il pacchetto di misure biennali preso in considerazione dalla nuova amministrazione dovrebbe ammontare a circa 800-900 miliardi di dollari, ovvero 400-450 miliardi l’anno. Ciò significa che riportato a dati confrontabili con quelli europei (più il pacchetto Obama, meno le spese per salvataggi sui mercati finanziari), è probabile che il deficit federale degli Stati Uniti sia vicino alla cifra prevista dal Cbo, ovvero l’8-9 per cento del Pil.&lt;br /&gt;Anche una ricognizione sommaria dimostra come il costo fiscale, definito come aumento del debito pubblico, di una crisi finanziaria così diffusa come l’attuale, debba essere molto alto.Crisi di questa portata costano di solito molte decine di punti percentuali di Pil. Ma il totale dei fondi mesi a disposizione dal Tarp è di soli 700 miliardi di dollari, circa il 5 per cento del Pil. È troppo poco per far fronte alla più grave crisi degli ultimi cinquanta anni.Una cristi che ha contagiato l’intero mercato dei mutui americani e si è estesa alla maggior parte delle altre forme di credito alle famiglie (auto, carte credito, prestiti personali e così via), non può essere risolta a buon mercato.Il costo complessivo dove per forza essere molto superiore al 5 per cento del Pil, se solo si considera che il debito complessivo delle famiglie americane ammonta a circa 14mila miliardi di dollari, vale a dire il 100 per cento del Pil. Con i prezzi delle case che probabilmente scenderanno di un ulteriore 30 per cento (una stima ragionevole se si considera che il rapporto prezzi-affitti è ancora ben al di sopra dell’equilibrio a lungo termine) le perdite sui mutui si attesteranno probabilmente tra il 20 e il 30 per cento. Si deve poi tener presente che i mutui americani sono di fatto (e spesso di diritto) “non rinegoziabili”, il che significa che il debitore può limitarsi a mandare indietro le chiavi alla banca se il valore della casa scende al di sotto della somma che ancora deve restituire. Con un totale di mutui in sospeso di circa 10mila miliardi (70 per cento del Pil), perdite del 20-30 per cento implicherebbero perdite per il sistema finanziario di 3mila miliardi, vale a dire circa il 20 per cento del Pil. A questo si dovrebbero aggiungere le perdite di circa 4mila miliardi di credito al consumo alle famiglie e altri debiti in sospeso. Con una forte recessione in corso, l’insieme delle dei debiti per le famiglie può essere considerevole. Il totale delle perdite del solo sistema finanziario sui prestiti alle famiglie americane, deve essere perciò superiore ai 3mila miliardi. Se il sistema bancario americano e il sistema finanziario nel suo complesso vuole riprendersi, deve riuscire a ripulirsi da queste perdite. Altrimenti le banche non riprenderanno a erogare nuovamente credito. Qualsiasi operazione che vuole ripulire il settore finanziario deve perciò essere di almeno il 20-25 per cento del Pil. Questa è la dimensione della sfida che deve affrontare il neo presidente Barack Obama.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Daniel Gros tratto dal sito Lavoce.info&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3011422134959706517?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3011422134959706517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3011422134959706517' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3011422134959706517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3011422134959706517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/i-problemi-economici-di-barack.html' title='I problemi economici di Barack'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2758980749811569161</id><published>2009-01-25T05:19:00.001-08:00</published><updated>2009-01-25T05:22:15.621-08:00</updated><title type='text'>Il compromesso virtuoso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Una politica economica efficace dovrebbe dare un robusto stimolo fiscale oggi, in termini di ammortizzatori sociali e riduzioni di imposte, controbilanciato da risparmi strutturali nel medio periodo. Risultato che si può ottenere aumentando gradualmente l'età pensionabile già dal 2009 e riducendo i privilegi di cui godono ancora troppe categorie. Ma esistono le condizioni politiche per un simile compromesso? Un principio di equità intergenerazionale imporrebbe che chi beneficia oggi degli stimoli fiscali non trasferisca i debiti alle generazioni future.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;I governi che in tutto il mondo stanno accollandosi le passività del settore finanziario e tentano di sostenere l'economia reale con stimoli fiscali, immetteranno sul mercato una tale valanga di titoli da rendere lecito il dubbio se esista oggi al mondo un massa di risparmio sufficiente a coprire questo fabbisogno, a tassi ragionevoli. I paesi con forti surplus di partite correnti e quindi di risparmio, in primis Cina e paesi del Golfo arabico, devono fronteggiare i loro problemi interni e non saranno in grado di assorbire trilioni di dollari (o di euro) di nuovo debito pubblico. Per attirare risparmio i tassi a lunga dovranno, prima o poi, risalire dai livelli di oggi. Per di più gli investitori saranno estremamente selettivi con gli emittenti sovrani. Già oggi gli spread sul debito pubblico italiano sono a livelli preoccupanti, e dunque non è il caso di aggravare la posizione già precaria dei nostri conti pubblici, (visto anche il persistente nervosismo che accompagna le aste di bond in alcuni paesi di Eurolandia).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Esiste un modo efficace e credibile per conseguire questo equilibrio inter-temporale: rivedere il sistema pensionistico. Una tale scelta certo richiederebbe notevole coraggio politico, dati i precedenti, ma i tempi e la gravità della crisi potrebbero indurre alla ragionevolezza. Gli oltranzismi potrebbero essere superati se si legasse questa riforma a un taglio robusto delle imposte dirette e a una estensione degli ammortizzatori sociali per chi ne è sprovvisto. L'aumento graduale dal 2009 dell'età pensionabile per arrivare ai livelli prevalenti nel resto d'Europa, nel giro di due o tre anni ad esempio, si potrebbe realizzare in tempi brevi. In seguito, si potrebbe procedere a eliminare i privilegi di cui ancora godono molte categorie e infine rivedere formule e coefficienti in modo da assicurare da subito l'equilibrio tra contributi e benefici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Fabio Scacciavillani (articolo tratto dal sito lavoce.info)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2758980749811569161?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2758980749811569161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2758980749811569161' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2758980749811569161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2758980749811569161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/il-compromesso-virtuoso.html' title='Il compromesso virtuoso'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2534121075340209070</id><published>2009-01-15T08:59:00.000-08:00</published><updated>2009-01-15T09:00:21.496-08:00</updated><title type='text'>La Cina ha sorpassato la Germania</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;E' ufficiale il sorpasso Cina-Germania. Secondo gli ultimi dati dell'Ufficio statistico nazionale di Pechino, il Pil cinese ha superato quello della Germania nel 2007. Il sorpasso sulla Germania riguarda il Pil nominale, che è il dato più frequentemente utilizzato, ma non tiene conto delle differenze nel costo della vita e nel potere d'acquisto, né delle possibili distorsioni dovute alla parità di cambio. In base al Pil nominale la Cina due anni fa superando la Germania si sarebbe collocata al terzo posto mondiale dietro Stati Uniti e Giappone. Una misurazione generalmente considerata come la più accurata è invece il Pil a parità di potere d'acquisto (Ppp: purchasing power parity). In base a quest'ultima, la Cina è già oggi la seconda economia mondiale dietro gli Stati Uniti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2534121075340209070?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2534121075340209070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2534121075340209070' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2534121075340209070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2534121075340209070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/la-cina-ha-sorpassato-la-germania.html' title='La Cina ha sorpassato la Germania'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2612997332076550956</id><published>2009-01-15T05:35:00.000-08:00</published><updated>2009-01-15T05:37:14.609-08:00</updated><title type='text'>BCE: tassi al minimo storico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#336666;"&gt;Oggi la Bce ha proceduto a un nuovo taglio dei tassi d'interesse nell'area portandoli dal 2,5% al 2 per cento, minimo storico già segnato il 5 giugno del 2003.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2612997332076550956?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2612997332076550956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2612997332076550956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2612997332076550956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2612997332076550956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/bce-tassi-al-minimo-storico.html' title='BCE: tassi al minimo storico'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5051003119841130566</id><published>2009-01-09T06:11:00.000-08:00</published><updated>2009-01-09T06:12:43.846-08:00</updated><title type='text'>Londra riduce i tassi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;La Banca d'Inghilterra ha tagliato i tassi di interesse dal 2 al 1,5%, portando il costo del denaro al livello più basso da quando l'istituto centrale venne creato nel 1694.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5051003119841130566?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5051003119841130566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5051003119841130566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5051003119841130566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5051003119841130566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/londra-riduce-i-tassi.html' title='Londra riduce i tassi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5857918378911565936</id><published>2009-01-08T03:19:00.000-08:00</published><updated>2009-01-08T03:25:46.405-08:00</updated><title type='text'>Dal Tesoretto a Caporetto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;Se il Governo Prodi continuava a scoprire tesoretti, il nuovo governo sta facendo l'errore opposto. Nonostante il forte rallentamento della congiuntura, non ha aggiornato le previsioni sui conti pubblici e si trova ora costretto a motivare consistenti peggioramenti dei saldi. Per rassicurare i mercati occorrono trasparenza e chiare scelte di politica economica contro la recessione. Rimanere in mezzo al guado, tra la sponda del rigore e quella di una politica fiscale espansiva, è la peggiore soluzione possibile perché i conti si deteriorano senza migliorare le prospettive dell'economia.&lt;br /&gt;Che ne è dei tesoretti della passata legislatura su cui si accapigliavano tutti? Che ne è di quelle entrate sempre superiori alle previsioni? Sono un lontano ricordo. Ora è l’epoca delle botti vuote, con saldi molto peggiori delle previsioni. Sbagliare i conti può servire forse a evitare l’assalto alla diligenza ma è un pessimo segnale ai mercati. Rischia di essere un autogol addirittura peggiore dell’invenzione del tesoretto. Vediamo perché.&lt;br /&gt;La trasparenza: un bene prezioso in tempo di crisi. Soprattutto in tempi di crisi ci vorrebbe più trasparenza sull’andamento dei nostri conti pubblici. Serve a rassicurare i mercati, dunque a ridurre lo spread fra il rendimento dei nostri titoli di stato e quello sui Bund tedeschi. Ma il Governo ha scelto la strada della reticenza. Nonostante il forte deterioramento del quadro macroeconomico, non fornisce previsioni sull’andamento dei nostri conti pubblici da settembre. Questo fa apparire ogni dato di consuntivo molto peggiore di quanto sarebbe se si tenesse conto dell’andamento dell’economia.Pensiamo ai dati del fabbisogno resi noti in questi giorni. Nella Nota di Aggiornamento al Dpef, si prevedeva per il 2008 un fabbisogno sia del settore statale che del settore pubblico (comprese amministrazioni locali, aziende municipalizzate, Inps, etc.) di 46,2 miliardi. Queste previsioni si basavano sulla di una stima di un’economia italiana in crescita, seppur di poco, nel 2008. Inevitabile che con l’entrata del nostro paese in recessione i saldi dovessero peggiorare. Ne abbiamo avuto conferma con i primi dati di consuntivo usciti in questi giorni, quelli sul fabbisogno. E’ più alto di quanto previsto a settembre di quasi sette miliardi. Una grossa parte, se non la totalità, di questa differenza, può essere spiegata con il peggioramento della congiuntura. Se si prendono per buone le ultime previsioni, quelle del Centro Studi Confindustria, il Pil nel 2008 potrebbe essere diminuito dello 0,5 per cento. Ipotizzando che ogni punto percentuale in meno di Pil faccia diminuire le entrate di un punto percentuale, il fabbisogno avrebbe dovuto solo per questo salire a quasi 51 miliardi. La spesa in Italia è molto meno reattiva al ciclo delle entrate, ma comunque aumenta durante le recessioni. Ipotizzando che un punto di pil in meno faccia aumentare la spesa primaria di mezzo punto percentuale, il fabbisogno sarebbe salito a 52,8 miliardi, addirittura 200 milioni in più del dato di consuntivo.&lt;br /&gt;L’affannosa ricerca di spiegazioni. Non avendo aggiornato le previsioni, ora il Governo si trova invece a dover rassicurare i mercati rispetto a una variazione del fabbisogno di circa mezzo punto di Pil, a quella che appare come una vera e propria disfatta. Le spiegazioni fornite nel comunicato del ministero&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; sono peraltro tutt’altro che convincenti. Fanno quasi tutte riferimento a eventi che si conoscevano già a settembre (abolizione totale ICI, mancato versamento straordinario di Fintecna) oppure agli effetti del decreto di fine novembre che è coperto, tant’è che non ha richiesto variazioni di bilancio e dei saldi della Finanziaria 2009 (vuole il Governo insinuare dubbi sulle coperture di quel provvedimento?). In realtà il peggioramento nei dati del fabbisogno rispetto alle stime di settembre è tutto nei dati di dicembre, mese in cui il fabbisogno scende sempre di molto (nel 2006 si ridusse di 20 miliardi, nel 2007 di 12 miliardi, nel 2008 di soli 3 miliardi, si veda il grafico qui sotto) e il dubbio è che quest’andamento deludente sia dovuto agli acconti Irpef, Ires e Irap.&lt;br /&gt;In altre parole, la crisi in atto potrebbe aver spinto molte imprese e famiglie ad autoridursi l’acconto (cosa ammessa se si prevede che il reddito 2008 sia più basso di quello del 2007). Se così fosse, sarebbe un peggioramento dei conti interamente motivato dal ciclo. Quindi non tale da variare il dato più importante agli occhi degli investitori e della stessa Commissione Europea, quello relativo all’indebitamento al netto delle una tantum e depurato dagli effetti del ciclo. Perché in attesa di questi dati, il Governo non rende pubblici i dati sugli acconti di cui già dispone e, alla luce di questi, rivede o mantiene inalterate le sue stime sull’indebitamento? Al contrario del comunicato del Ministero, servirebbe a rassicurare i mercati.&lt;br /&gt;Meglio non stare in mezzo al guado. Più che di scelte precise di politica economica, il peggioramento in atto sembra perciò il frutto della crisi economica. Nonostante le richieste del G20 e i pressanti richiami del Fondo monetario internazionale&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;, l'Italia non ha sin qui messo in atto una politica fiscale espansiva. Addirittura il decreto anti-crisi di fine novembre&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt; attua una contrazione fiscale. Allo stesso tempo, tuttavia, non possiamo sostenere che in Italia vi sia stata una politica fiscale davvero rigorosa. I meccanismi principali della spesa non sono stati riformati, nonostante il Governo abbia già approvato un quadro pluriennale di finanza pubblica. Sono state introdotte una serie di nuove imposte, come la Robin Tax, che hanno un gettito molto aleatorio. E sono stati varati un’infinità di micro provvedimenti (dal bonus famiglia alla social card, dall’intervento sui mutui alla detassazione dei premi di produttività, dalla deduzione dall’Ires di una quota Irap alla detassazione dei microprogetti di arredo urbano) anziché concentrare gli interventi su una o due misure ritenute prioritarie. Sarà così molto difficile monitorare l’andamento della spesa e tenerla sotto controllo.Rimanere così, in mezzo al guado, senza decidere come impegnare le poche risorse disponibili non serve, come si è visto a migliorare i conti pubblici. Non serve neanche a migliorare l’economia durante e, soprattutto, dopo la crisi. Dopo aver giustamente anticipato alla primavera la definizione dei cardini della manovra di politica economica, il Governo ha scelto la strada dell’inerzia. Ed è in forte ritardo anche sugli adempimenti previsti allora. In questi giorni anche la Germania ha annunciato un consistente pacchetto di stimolo fiscale: l’Italia sarà così l’unico grande paese europeo a rimanere fermo di fronte a una grande recessione. E’ un atteggiamento che rischia di lasciarci coi piedi a mollo per molto tempo, anche perché i meccanismi di formazione della spesa non sono stati in alcun modo modificati. Al Governo decisionista chiediamo ora di dire al Paese in modo chiaro dove si vuole andare con la politica economica. Stare in mezzo la guado durante la tempesta ci potrebbe fare affondare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;(Tito Boeri e Pietro Garibaldi pubblicato sul sito LaVoce.info del 7 gennaio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5857918378911565936?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5857918378911565936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5857918378911565936' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5857918378911565936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5857918378911565936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/dal-tesoretto-caporetto.html' title='Dal Tesoretto a Caporetto'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5676952394785273468</id><published>2009-01-06T07:53:00.000-08:00</published><updated>2009-01-06T09:12:13.809-08:00</updated><title type='text'>Gaza: continua l'offensiva israeliana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#336666;"&gt;Le forze armate israeliane hanno lanciato il 27 dicembre l'annunciata offensiva contro la Striscia di Gaza dopo la fine della tregua e il lancio di razzi sulle città israeliane da parte di Hamas. L'obiettivo principale dei raid aerei è stata la città di Gaza, ma sono stati colpiti anche le vicinanze della città e l'area lungo il confine con l'Egitto. Il 3 gennaio le truppe israeliane sono entrate nella Striscia e scontri sono avvenuti a Beit Lahiya, il campo profughi di Jabaliya e la città di Gaza. L'esercito israeliano ha preso il controllo di una strada strategica all'altezza di al-Nusayrat spezzando in due il controllo palestinese della Striscia. I combattimenti sono partiti dal settore nord, nella zona della città di Gaza, per poi sportarsi nel resto del territorio. Colpito in un nuovo attacco israeliano un istituto scolastico rifugio di sfollati gestito dall'Onu a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. Le vittime palestinesi avrebbero superato quota 600 in 11 giorni di offensiva&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#336666;"&gt;. Si intensifica lo sforzo delle diplomazie internazionali nel tentativo di trovare una mediazione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5676952394785273468?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5676952394785273468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5676952394785273468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5676952394785273468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5676952394785273468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/le-forze-armate-israeliane-hanno.html' title='Gaza: continua l&apos;offensiva israeliana'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6105197331055898265</id><published>2009-01-06T07:47:00.000-08:00</published><updated>2009-01-06T07:48:52.687-08:00</updated><title type='text'>Deflazione globale, inflazione italiana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Il petrolio ha chiuso il 2008 in calo del 54%. L’inflazione italiana nello stesso anno ha segnato il massimo dal 1996. Dov’è l’errore? Ambedue i dati sono esatti. Allora è la deflazione o l’inflazione il vero pericolo da combattere nel 2009?&lt;br /&gt;Con un rincaro dei prezzi al consumo del 3,3% nel 2008 il costo della vita nel nostro paese ha avuto il suo aumento più forte degli ultimi dodici anni. L’inflazione per i consumatori italiani è stata perfino più alta se misurata con l’indice armonizzato europeo: +3,5%. Il 2008 però si è chiuso con un andamento dei prezzi italiani a dicembre – mese su mese – in regresso dello 0,1%.&lt;br /&gt;Certo siamo ancora lontani dalle discese dei prezzi registrate negli Stati Uniti: meno un per cento nel solo mese di ottobre, seguito da un pesante meno 1,7% a novembre. Per la mancanza di competitività che affligge diversi settori dell’economia italiana – dalla distribuzione dei carburanti alle parcelle delle libere professioni, dalle banche ai servizi municipali – la riduzione dei costi a monte non si trasmette rapidamente sull’utente finale.&lt;br /&gt;Il lato buono della deflazione – la riduzione del costo della vita che aumenta il potere d’acquisto degli occupati – è più lento a manifestarsi in Italia rispetto ad altri paesi sviluppati. Anche l’aspetto più distruttivo della deflazione – la svalutazione massiccia di tutti gli attivi patrimoniali e il parallelo peggioramento dei debiti – è meno veloce in Italia rispetto agli Stati Uniti dove la bolla immobiliare fu più gigantesca: cadute del 20% o del 30% dei valori delle case non sono ancora all’ordine del giorno da noi.&lt;br /&gt;Il dato medio annuo dell’inflazione italiana nel 2008 è comunque un indicatore imperfetto. E’ sempre stato uno specchietto retrovisore che registra un andamento già passato. Nel caso dell’anno appena concluso quel dato è la sintesi impossibile fra due tendenze diametralmente opposte. Il 2008 ha concentrato nell’arco di due semestri capovolgimenti così brutali che un tempo venivano “spalmati” su molti anni, o addirittura decenni.&lt;br /&gt;E’ lo stesso anno che nel primo semestre ha visto impazzire i mercati delle materie prime, con un’iperinflazione che ha portato il barile di petrolio al suo record storico di 147 dollari (luglio); si è concluso con il calo del 54% dello stesso greggio, non rispetto a luglio ma nei confronti del dato di gennaio! E il petrolio è in buona compagnia.&lt;br /&gt;Per tutte le materie prime (con due eccezioni non collegate fra loro: oro e cacao) è stato l’anno più disastroso dei tempi moderni. L’indice sintetico dei prezzi delle materie prime S&amp;amp;P Gsci rileva una caduta del 46,5%, peggio di quanto hanno fatto le Borse mondiali che in media hanno perso il 42% dall’inizio di gennaio a fine dicembre. Nel caso delle materie prime il dato annuo finale è ancora più clamoroso perché il primo semestre era stato una forsennata galoppata al rialzo: a metà 2008 segnavano massimi storici non solo il petrolio ma anche il platino, il rame, l’alluminio, molte derrate agroalimentari di prima necessità.&lt;br /&gt;E’ dopo la prima metà dell’anno che sono improvvisamente tramontati due miti affini: da un lato l’idea che le materie prime fossero in mezzo a un “superciclo secolare” di rialzo dovuto all’aumento inesorabile dei consumi nei paesi emergenti; dall’altro il mito del “decoupling” e cioè l’idea che Cina India Brasile Russia potessero sganciarsi dall’influenza economica dell’Occidente e continuare a crescere per conto loro o addirittura trainare il resto del mondo.&lt;br /&gt;La fine di quei miti porta con sé anche alcune conseguenze geopolitiche tutt’altro che sgradite. Il potere oligopolistico dei fornitori di risorse naturali fa meno paura. A fine dicembre l’annuncio da Mosca della creazione di un cartello del gas ha lasciato indifferenti i mercati. Il braccio di ferro tra Gazprom e l’Ucraina fa meno paura all’Europa occidentale di quello che avvenne due anni fa. I regimi autoritari o gli Stati-canaglia che prosperavano grazie alla bolla delle materie prime – da Chavez all’Iran – rischiano di apparire come delle tigri di carta.&lt;br /&gt;Il verdetto sul 2009 però non è ancora unanime. A Washington il consenso della classe dirigente è schiacciante: siamo già in piena deflazione, il prossimo rischio è scivolare in una Grande Depressione, per evitarlo non bisogna badare a spese. Il dato sulla disoccupazione americana atteso venerdì potrebbe confermare questo pessimismo. Nonostante che il Tesoro Usa abbia già in circolazione il volume record di 10.600 miliardi di dollari di Treasury-Bonds, il debito è destinato ad aumentare a vista d’occhio con il piano Obama di sgravi fiscali e nuove spese pubbliche.&lt;br /&gt;La realtà sembra diversa vista da Berlino, dove il governo tedesco continua a temere che l’inondazione di liquidità da parte delle banche centrali sta seminando i germi di una futura inflazione. Giovedì la Bank of England potrebbe seguire l’esempio dei tassi zero americani. Mentre la Bce, che all’Eurozona impone uno scarto di 250 punti base rispetto ai tassi direttivi della Fed, aspetterà a riunirsi fino al 15 gennaio. Il 2009 dirà chi aveva visto giusto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;F.Rampini (pubblicato su Repubblica.it del 6 gennaio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6105197331055898265?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6105197331055898265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6105197331055898265' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6105197331055898265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6105197331055898265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/deflazione-globale-inflazione-italiana.html' title='Deflazione globale, inflazione italiana'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6497306355772265492</id><published>2009-01-02T10:59:00.000-08:00</published><updated>2009-01-02T11:01:34.294-08:00</updated><title type='text'>Conti pubblici italiani: cresce il fabbisogno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Il fabbisogno del settore statale chiude il 2008 a quota 52,9 miliardi, in deciso rialzo rispetto ai 26,5 miliardi del 2007: bisogna risalire al 2005 per trovare un risultato peggiore. Il dato, fornito dal Tesoro, è più elevato anche rispetto all'ultima stima ufficiale di 45,2 miliardi pubblicata nella Relazione previsionale e programmatica per il 2009. E l'avanzo primario - sempre secondo i dati forniti dal Tesoro - è in forte discesa: a dicembre è stato di 2,9 miliardi di euro, nel dicembre 2007 si attestò attorno ai 15 miliardi di euro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6497306355772265492?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6497306355772265492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6497306355772265492' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6497306355772265492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6497306355772265492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2009/01/conti-pubblici-italiani-cresce-il.html' title='Conti pubblici italiani: cresce il fabbisogno'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1268338040761336426</id><published>2008-12-17T08:03:00.000-08:00</published><updated>2008-12-17T08:08:30.323-08:00</updated><title type='text'>Mossa storica: tassi USA scendono a zero</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;La Federal Reserve con una mossa a sorpresa ha deciso di abbassare il costo del denaro ai minimi di sempre, in una forchetta compresa fra lo 0% e lo 0,25%, a seconda delle necessità che si presenteranno. La Banca centrale Usa ha così evitato una riduzione secca dei tassi, come avvenuto finora, preferendo una soluzione flessibile che le consentirà di agire a seconda delle circostanze.  La Banca centrale ha aggiunto che il livello in pratica azzerato del costo del denaro continuerà a sussistere per «qualche tempo» in considerazione della gravità della situazione dell' economia. Negli ultimi 14 mesi la Fed ha operato ben nove tagli del costo del denaro, a cominciare dal settembre dello scorso anno, quando i Fed Funds si trovavano al 5,25 per cento. La Fed ha aggiunto anche che continuerà a sostenere i mercati finanziari attraverso il riacquisto di emissioni in grande quantità, riferite sia al debito delle agenzie governative che operano nel settore immobiliare che più in generale a securities ancorate a questo stesso comparto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1268338040761336426?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1268338040761336426/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1268338040761336426' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1268338040761336426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1268338040761336426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/mossa-storica-tassi-usa-scendono-zero.html' title='Mossa storica: tassi USA scendono a zero'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7158973420442117260</id><published>2008-12-17T08:02:00.000-08:00</published><updated>2008-12-17T08:03:43.590-08:00</updated><title type='text'>Petrolio: taglio record dell'Opec</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Il cartello riunito in Algeria tenta di arginare la discesa del greggio: due milioni di barili in meno al giorno. Anche Mosca annuncia una riduzione dell'export.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7158973420442117260?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7158973420442117260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7158973420442117260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7158973420442117260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7158973420442117260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/petrolio-taglio-record-dellopec.html' title='Petrolio: taglio record dell&apos;Opec'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7013084124724490887</id><published>2008-12-17T08:01:00.000-08:00</published><updated>2008-12-17T08:02:13.209-08:00</updated><title type='text'>Clima: via libera Ue a CO2 e rinnovabili</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="color:#993399;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Il Parlamento europeo approva il pacchetto 20-20-20 sulle riduzioni di emissioni inquinanti dopo l'intesa raggiunta dai Ventisette la settimana scorsa.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7013084124724490887?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7013084124724490887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7013084124724490887' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7013084124724490887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7013084124724490887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/clima-via-libera-ue-co2-e-rinnovabili.html' title='Clima: via libera Ue a CO2 e rinnovabili'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1370758060519154549</id><published>2008-12-15T02:39:00.000-08:00</published><updated>2008-12-15T02:40:59.261-08:00</updated><title type='text'>Misure anticrisi: lo Stato italiano ci guadagna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;Il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo di 390 milioni. Un risultato sorprendente. Pur con la prudenza dovuta al livello del debito pubblico, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale. Invece, il provvedimento prevede un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, per compensare quello delle spese. In recessione l'unico modo per migliorare i conti pubblici è far ripartire l'economia. E il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d'opera perché le misure di spesa appaiono sotto finanziate. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;(Tito Boeri pubblicato sul sito Lavoce.info del 10 dicembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1370758060519154549?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1370758060519154549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1370758060519154549' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1370758060519154549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1370758060519154549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/misure-anticrisi-lo-stato-italiano-ci.html' title='Misure anticrisi: lo Stato italiano ci guadagna'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7990556024300873773</id><published>2008-12-11T06:03:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T06:04:36.458-08:00</updated><title type='text'>Cala il debito pubblico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#6600cc;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Dal supplemento finanza pubblica del Bollettino statistico della Banca d'Italia emerge una notizia positiva: si contrae il debito pubblico. Dopo il record raggiunto in agosto (a 1.666,6 miliardi) a settembre si è attestato a quota 1.648,5 miliardi ovvero 18,1 miliardi in meno rispetto al mese precedente.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7990556024300873773?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7990556024300873773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7990556024300873773' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7990556024300873773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7990556024300873773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/cala-il-debito-pubblico.html' title='Cala il debito pubblico'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2925806971786273896</id><published>2008-12-10T05:42:00.001-08:00</published><updated>2008-12-10T05:44:31.275-08:00</updated><title type='text'>I 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Il 10 dicembre 1948 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite vota i 30 articoli del testo finale della Dichiarazione Universale dei diritti umani: 48 i Paesi favorevoli e otto gli astenuti, gli Stati del blocco sovietico, il Sudafrica e l'Arabia saudita. Da allora la Dichiarazione, che si è ispirata ai principi della Rivoluzione francese, seppur non vincolante per i Paesi che l'hanno firmata, è stata il punto di riferimento per lo sviluppo delle moderne democrazie e a tutt'oggi rimane la base dei documenti delle Nazioni Unite e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.&lt;br /&gt;Dal primo articolo che stabilisce l'uguaglianza e la libertà di tutti gli esseri umani, al trentesimo che sancisce il carattere inalienabile dei diritti, vengono enumerati una serie di principi comuni posti a fondamento della dignità umana. Il diritto alla vita, al giusto processo, alla privacy, all'asilo, alla proprietà, all'istruzione, e poi, la libertà di pensiero e di espressione e la condanna della tortura e della schiavitù.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2925806971786273896?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2925806971786273896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2925806971786273896' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2925806971786273896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2925806971786273896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/i-60-anni-della-dichiarazione.html' title='I 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-8540190372397584031</id><published>2008-12-08T11:45:00.000-08:00</published><updated>2008-12-08T11:46:52.615-08:00</updated><title type='text'>Le banche cinesi assumono a Wall Street</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;In mezzo a tante notizie drammatiche c’è un raggio di sole a Wall Street: chi è appena stato licenziato dalle banche d’affari americane ha una chance di ritrovare lavoro. Purché accetti di trasferirsi a Shanghai. Una folta delegazione di banchieri cinesi arriva questa settimana nelle principali piazze finanziarie occidentali, per reclutare giovani talenti da promuovere ai vertici del sistema creditizio nella Repubblica Popolare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8540190372397584031?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8540190372397584031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8540190372397584031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8540190372397584031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8540190372397584031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/le-banche-cinesi-assumono-wall-street.html' title='Le banche cinesi assumono a Wall Street'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5941414055668055354</id><published>2008-12-06T02:25:00.000-08:00</published><updated>2008-12-06T02:26:42.146-08:00</updated><title type='text'>Censis Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5941414055668055354?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5941414055668055354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5941414055668055354' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5941414055668055354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5941414055668055354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/censis-rapporto-annuale-sulla.html' title='Censis Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5379341191658580999</id><published>2008-12-06T00:43:00.000-08:00</published><updated>2008-12-06T00:45:17.156-08:00</updated><title type='text'>Una notte lunga 3 anni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;I mercati finanziari di tutto il mondo hanno attraversato nel 2008 la loro peggiore crisi dalla Grande depressione degli anni Trenta. Sono falliti importanti istituti finanziari, altri sono stati svenduti o sono sopravvissuti solo grazie a piani di salvataggio di considerevoli dimensioni. I mercati globali azionari hanno ceduto di più del 50 per cento; gli spread sui tassi d'interesse sono saliti alle stelle; è emersa una grave crisi della liquidità e del credito e molti paesi a economia emergente si sono rivolti barcollando al Fondo Monetario Internazionale in cerca di aiuto. Che cosa ci riserva quindi il 2009? Il peggio è alle spalle o è ancora davanti a noi? Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere che ciò che è attualmente in corso è un circolo vizioso di contrazione economica e di condizioni finanziarie in continuo peggioramento. Quel che è certo è che gli Stati Uniti vivranno la loro peggiore recessione da decenni: una contrazione profonda e prolungata che si protrarrà per almeno 24 mesi oltre la fine del 2009. Inoltre, la contrazione si estenderà all'insieme dell'economia globale. La recessione coinvolgerà l'Eurozona, la Gran Bretagna, l'Europa Continentale, il Canada, il Giappone e le altre economie avanzate. Sussiste anche il rischio di un atterraggio violento per le economie dei paesi con mercati emergenti, conseguentemente al graduale trasmettersi a queste zone degli shock finanziari e reali tramite i rapporti commerciali, finanziari e valutari. Nella prima parte del 2008, nelle economie avanzate, la recessione aveva suscitato il timore di una stagflazione analoga a quella degli anni Settanta (inflazione abbinata a una stagnazione economica). Dato, tuttavia, che la domanda aggregata sta scendendo più dell'offerta aggregata, l'indebolimento dei mercati dei beni - dove si saranno ristretti anche i margini per una correzione al rialzo dei prezzi da parte dei produttori - comporterà un'inflazione più bassa. Per lo stesso meccanismo, l'aumento della disoccupazione avrà un effetto di contenimento del costo del lavoro e della crescita dei salari. Questi fattori, combinati con prezzi delle materie prime in drastica caduta, produrranno, nelle economie avanzate, un allentamento dell'inflazione che potrà avvicinarsi a un livello dell'1 per cento, il che solleverà il timore di una deflazione piuttosto che di una stagflazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/economia/interna/1574095765/Middle/OasDefault/Zopa_novweb_NwEco_SqIns_011208/ZOPA_180x150_02.gif/35346466666332373439326564303130" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;La deflazione è pericolosa perché porta alla trappola della liquidità: dato che i tassi interbancari nominali a breve non possono scendere sotto lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. La flessione dei prezzi riflette un costo reale del capitale alto e un aumento dell'entità reale del debito nominale che a loro volta causano una riduzione dei consumi e degli investimenti, generando un circolo vizioso nel quale i redditi e l'occupazione si contraggono sempre di più, aggravando la caduta della domanda e dei prezzi. Poiché la politica monetaria tradizionale diventa inefficace, si tende a insistere nell'utilizzo di politiche non ortodosse: operazioni di salvataggio a favore di investitori, di istituti finanziari e di debitori; iniezioni massicce di liquidità alle banche affinché rendano più disponibile il credito e azioni ancora più radicali per abbassare i tassi d'interesse delle obbligazioni di Stato a lungo termine e per ridurre lo spread tra i tassi delle obbligazioni societarie e quelle del debito di Stato. L'attuale crisi globale è stata innescata dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, bolla che tuttavia non l'ha originata. Gli eccessi del credito negli Stati Uniti hanno coinvolto il settore dei mutui per gli immobili residenziali e per quelli commerciali, l'indebitamento con carte di credito, per l'acquisto dell'auto e per finanziare gli studi. L'eccesso ha pervaso anche il settore dei prodotti cartolarizzati, dove questi debiti sono stati trasformati in derivati tossici; quello dei finanziamenti alle amministrazioni locali; quello dei finanziamenti destinati agli acquisti speculativi di attività produttive con una leva alta - mai conclusisi; quello delle obbligazioni societarie che ora subiranno perdite massicce nello scontare il repentino aumento dei fallimenti e, infine, quello del pericoloso e non regolamentato mercato degli strumenti finanziari per "assicurarsi" contro l'incapacità delle aziende di onerare i debiti. In aggiunta, queste patologie non sono rimaste confinate agli Stati Uniti: in molti altri paesi si è assistito al gonfiarsi di una bolla immobiliare, alimentata da un eccesso di credito a condizioni stracciate che non rifletteva i rischi sottostanti. Contemporaneamente cresceva anche la bolla delle materie prime, quella degli acquisti speculativi di attività produttive e quella degli hedge fund. Difatti, ciò cui stiamo assistendo oggi è lo smantellamento del sistema bancario "ombra", vale a dire, dell'insieme degli istituti finanziari non-bancari che si comportavano come banche, concedendo prestiti a breve termine e con mezzi liquidi, avvalendosi di una leva alta e investendo a lungo termine in attività illiquide. Il risultato di tutto ciò è oggi lo sgonfiarsi violento della più grande bolla del patrimonio e del credito, con perdite per inesigibilità del credito che potrebbero avvicinarsi alla spaventosa cifra di 2.000 miliardi di dollari. Di conseguenza, a meno che i governi non ricapitalizzino rapidamente gli istituti finanziari, la stretta creditizia si acuirà in ragione del fatto che il ritmo dell'acquisizione delle perdite supera quello della ricapitalizzazione, costringendo le banche a restringere il credito. I prezzi dei titoli azionari e di altri investimenti rischiosi sono crollati drasticamente dalle punte del 2007, ma anche così sussistono ancora i rischi di ribassi notevoli. Attorno alla possibilità che la caduta dei prezzi di molti dei beni più rischiosi su cui si è investito, tra cui i titoli azionari, sia stata tale da suggerire che si stia consolidando un pavimento e che ad esso possa seguire una rapida ripresa del mercato azionario, si sta formando tra gli analisti un consenso. Il peggio, però, deve ancora venire. Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa essere leggera e di breve durata, nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti più rischiosi. Anche se il rischio di un crollo totale sistemico è stato ridotto dalle misure prese dal G7 e da altre economie per sostenere i propri sistemi finanziari, il sistema presenta ancora delle vulnerabilità. La stretta creditizia si acuirà. Determinato dalla necessità degli hedge fund e di altri istituti di investimento che operano con una leva alta di vendere le attività finanziarie in mercati a corto di liquidità e in sofferenza - vendite che a loro volta determineranno una ulteriore caduta dei prezzi e altri fallimenti di istituti finanziari - andrà avanti il processo di reintegro dei depositi richiesti per i margini di garanzia. Qualche economia dei paesi emergenti potrà essere colpita in pieno da una crisi finanziaria. Il 2009 sarà quindi un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti. Solo delle azioni politiche aggressive coordinate ed efficaci da parte dei paesi ad economia avanzata e da quelli ad economia emergente possono garantire una ripresa dell'economia globale nel 2010, evitando in questo modo che si entri in un periodo ancor più lungo di stagnazione economica. (di N.Roubini)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Nouriel Roubini è professore di economia presso la Stern School of Business della New York University e presidente della società di consulenza economica e finanziaria Rge Monitor (www. rgemonitor. com) Copyright Project Syndacate, 2008 www. project-syndacate. org Traduzione di Guiomar Parada (pubblicato su Repubblica.it 6 dicembre 2008)&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5379341191658580999?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5379341191658580999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5379341191658580999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5379341191658580999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5379341191658580999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/una-notte-lunga-3-anni.html' title='Una notte lunga 3 anni'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2345659854017523489</id><published>2008-12-04T05:13:00.000-08:00</published><updated>2008-12-04T05:14:29.308-08:00</updated><title type='text'>Europa: costo del denaro ai minimi dal 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;La Bce taglia il costo del denaro di tre quarti di punto portandolo al 2,5%.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2345659854017523489?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2345659854017523489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2345659854017523489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2345659854017523489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2345659854017523489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/europa-costo-del-denaro-ai-minimi-dal.html' title='Europa: costo del denaro ai minimi dal 2006'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-518716054199372098</id><published>2008-12-04T01:14:00.000-08:00</published><updated>2008-12-04T01:17:54.976-08:00</updated><title type='text'>Petrolio inchiodato ai minimi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff0000;"&gt;Continua il calo del prezzo del petrolio. Il Brent ha chiuso a 45,44 $/bbl e il Wti a 46,79 per scadenza gennaio. L'apice era stato toccato lo scorso 11 luglio superando i 147 $ al barile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-518716054199372098?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/518716054199372098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=518716054199372098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/518716054199372098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/518716054199372098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/petrolio-inchiodato-ai-minimi.html' title='Petrolio inchiodato ai minimi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3979959351424629304</id><published>2008-12-03T05:25:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T05:26:11.386-08:00</updated><title type='text'>Poznan: Conferenza Onu sul clima</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3979959351424629304?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3979959351424629304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3979959351424629304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3979959351424629304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3979959351424629304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/poznan-conferenza-onu-sul-clima.html' title='Poznan: Conferenza Onu sul clima'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4320313368829246183</id><published>2008-12-03T05:16:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T05:19:44.233-08:00</updated><title type='text'>Usa - Cina e la partita del debito</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#996633;"&gt;La massima potenza mondiale è il massimo debitore globale. Cina, Giappone, Gran Bretagna e paesi esportatori di petrolio sono i maggiori creditori. Le potenze emergenti e i loro fondi sovrani hanno i soldi che mancano ai ricchi e potenti occidentali. Mentre continuano a infuriare una trentina di conflitti locali o regionali, alcuni del tutto fuori controllo, non è più sufficiente celebrare ogni tanto il rito del G8 o del G20. Il Presidente Usa Obama sarà chiamato a decidere come approcciare le potenze che dovrebbero affiancare l’America nel nuovo paradigma globale. A cominciare dalla Cina che nelle settimane scorse è diventata, tra l'altro, il primo detentore mondiale di Titoli del Tesoro americano.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4320313368829246183?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4320313368829246183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4320313368829246183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4320313368829246183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4320313368829246183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/usa-cina-e-la-partita-del-debito.html' title='Usa - Cina e la partita del debito'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2497932430376066911</id><published>2008-12-03T05:00:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T05:09:10.335-08:00</updated><title type='text'>Il Vaticano non firma la Convenzione Onu sui disabili</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;La Santa Sede non intende firmare la nuova Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità per la mancanza di un divieto esplicito nei confronti dell'aborto. In precedenza il Vaticano si era già dichiarato contrario alla proposta di depenalizzazione dell'omosessualità da parte dell'Onu.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2497932430376066911?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2497932430376066911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2497932430376066911' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2497932430376066911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2497932430376066911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/il-vaticano-non-firma-la-convenzione.html' title='Il Vaticano non firma la Convenzione Onu sui disabili'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4226858341596176628</id><published>2008-12-03T04:53:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T04:57:00.434-08:00</updated><title type='text'>Risparmio energetico: a rischio la detrazione del 55%</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff0000;"&gt;Detrazione del 55% sul risparmio energetico a rischio. Il decreto legge n. 185/2008 &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;(art. 29, commi dal 6 all'11) sottopone all'obbligatorio assenso delle Entrate la concessione del bonus per gli anni dal 2008 al 2010, da richiedere tramite comunicazione telematica secondo procedure ancora da chiarire, attraverso decreti. Il provvedimento infatti prevede il cosiddetto "silenzio-rifiuto". Se entro 30 giorni dalla domanda le Entrate non rispondono positivamente, l'istanza è rigettata. La norma è retroattiva per le pratiche già iniziate a partire dal 1 gennaio 2008. Ridotti drasticamente i fondi a disposizione: da calcoli effettuati solo una minima parte dei contribuenti potrà accedervi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4226858341596176628?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4226858341596176628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4226858341596176628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4226858341596176628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4226858341596176628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/risparmio-energetico-rischio-la.html' title='Risparmio energetico: a rischio la detrazione del 55%'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-8721807412620905997</id><published>2008-12-03T04:43:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T04:51:11.141-08:00</updated><title type='text'>Il futuro dell'India</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/progetto-obama/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/progetto-obama/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title="Usa-Cina e la partita del debito" href="http://temi.repubblica.it/limes/usa-cina-e-la-partita-del-debito/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="javascript:void(window.open(" resizable="no,location=no,menubar=no,scrollbars=no,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no,width=820,height=554,left=100,top=100'))&amp;quot;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;Quali conseguenze avra` nel lungo periodo questo “undici settembre di Mumbai”? E’ possibile che cambi in profondita` i connotati dell’India come la conosciamo? La democrazia indiana oggi e` confrontata esattamente agli stessi dilemmi dell’America dopo l’attacco alle Torri Gemelle: quanta liberta`, quanto rispetto dei diritti umani e` compatibile con la lotta al terrorismo? Sappiamo la risposta che ha dato l’America negli otto anni di Bush: il Patriot Atc, Guantanamo, Abu Ghraib. E l’India ha vicino a se` anche un altro modello perfino piu` muscoloso di risposta al terrorismo: ricordate cosa fece la Cina prima delle Olimpiadi per liquidare ogni minaccia islamica tra gli uiguri dello Xinjiang. Ma l’India e` una nazione molto speciale. E’ perfino piu` multietnica degli Stati Uniti, al suo interno ha 150 milioni di musulmani che non possono certo essere isolati con un cordone sanitario. In passato chi provo` a imporre scorciatoie autoritarie lo pago` duramente: negli anni Settanta Indira Gandhi per avere imposto lo stato di emergenza ando` incontro a una pesante sconfitta elettorale e fu cacciata all’opposizione. Certo oggi la pericolosita` dell’attacco e` senza precedenti, e puo` far deragliare di colpo il miracolo economico indiano. Nei prossimi mesi si vota per rinnovare il Parlamento federale di Delhi, e il dibattito elettorale sara` dominato dal terrorismo. E’ una fase delicata, perche` l’India e` da molto tempo “l’Occidente dell’Asia”, un modello unico di democrazia e liberta` applicato a una grande nazione emergente, e le sue reazioni a questa tragedia saranno cruciali per il mondo intero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;(F.Rampini pubblicato su Repubblica.it)&lt;/span&gt;&lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/progetto-obama/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8721807412620905997?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8721807412620905997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8721807412620905997' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8721807412620905997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8721807412620905997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/12/il-futuro-dellindia.html' title='Il futuro dell&apos;India'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4294478846681002841</id><published>2008-11-28T07:25:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T09:29:22.251-08:00</updated><title type='text'>Crisi, via libera del Governo italiano al decreto legge</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legge anti crisi che contiene le misure per le imprese e le famiglie. Confermati dal governo il bonus per i redditi bassi, il calmiere per i mutui e il blocco degli automatismi delle tariffe per il 2009. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Gli acconti Ires e Irap sono stati inoltre ridotti del 3%.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Il "bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienti" riguarderà poco meno di 8 milioni di soggetti, per un importo complessivo poco inferiore ai 2,4 miliardi di euro. Il bonus sarà attribuito anche alla famiglie con portatori di handicap che hanno un reddito fino a 35.000 euro. Andrà da un minimo di 200 euro ad un massimo di 1000 euro, e verrà erogato a febbraio 2009 attraverso i sostituti d'imposta e gli enti pensionistici. Il termine per la presentazione della domanda di accesso al beneficio è stato fissato per il 31 gennaio prossimo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Mutui variabili indicizzati al tasso Bce. Un tetto del 4% ai mutui a tasso variabile già in essere e ancoraggio al tasso Bce per quelli stipulati dal primo gennaio 2009. La quota di interessi superiore al 4% sarà a carico dello Stato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Infrastrutture, stanziati 80 miliardi. Arrivano i fondi per la messa in sicurezza delle scuole ma anche per l'edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museali e archeologiche ed interventi di innovazione tecnologica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Stop alla detassazione degli straordinari. Prorogata invece la detassazione del salario di produttività, vale a dire premi e incentivi, per redditi fino a 35.000 euro l'anno (dai 30.000 attuali). Raddoppia anche la parte di redditto su cui applicare gli sgravi, che passa da 3000 euro l'anno a 6000 euro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Via libera alle obbligazioni bancarie. Per assicurare un adeguato flusso di finanziamenti all'economia e un adeguato livello di patrimonializzazione delle banche il ministero dell'Economia è autorizzato fino al 31 dicembre del 2009 a sottoscrivere obbligazioni bancarie speciali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663333;"&gt;Blocco degli automatismi delle tariffe. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4294478846681002841?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4294478846681002841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4294478846681002841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4294478846681002841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4294478846681002841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/crisi-via-libera-del-governo-italiano.html' title='Crisi, via libera del Governo italiano al decreto legge'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6818776239501861917</id><published>2008-11-27T09:30:00.000-08:00</published><updated>2008-11-27T09:31:43.800-08:00</updated><title type='text'>Il debito italiano costa meno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#663366;"&gt;La crisi finanziaria potrebbe avere anche un effetto collaterale positivo: la riduzione del costo del debito per lo Stato. Da una parte c'è infatti la diminuzione dei tassi ufficiali decisa dalla Bce, che riduce la spesa per interessi. Dall'altro, la fuga dall'investimento in Borsa, che si traduce in un aumento di domanda per gli strumenti finanziari più sicuri, anche a costo di doversi accontentare di bassi rendimenti. Una prima stima prudenziale indica in quasi 4 miliardi di euro il risparmio in un anno sul servizio del debito. Risorse utili per iniziative di sostegno all'economia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6818776239501861917?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6818776239501861917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6818776239501861917' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6818776239501861917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6818776239501861917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/il-debito-italiano-costa-meno.html' title='Il debito italiano costa meno'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7681034136540514218</id><published>2008-11-27T09:20:00.000-08:00</published><updated>2008-11-27T09:22:30.106-08:00</updated><title type='text'>Terrore in India</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Oggi attacchi terroristici hanno sconvolto Mumbai, capitale finanziaria dell'India. Un commando con esplosivi e armi ha attaccato obiettivi turistici e alberghi di lusso - in primo luogo il Taj Mahal, l'Oberoi e il Trident - frequentati da occidentali, dando caccia in particolare a britannici e americani. Pare che gli attentatori siano di origine pakistana. Il bilancio è di oltre 100 morti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7681034136540514218?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7681034136540514218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7681034136540514218' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7681034136540514218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7681034136540514218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/terrore-in-india.html' title='Terrore in India'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3087846636093049031</id><published>2008-11-20T03:06:00.000-08:00</published><updated>2008-11-20T03:08:09.920-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;L'uguaglianza va ricercata con tutte le forze nei punti di partenza lasciando a ciascuno le possibilità di esprimere le proprie potenzialità fino ai più alti livelli sociali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3087846636093049031?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3087846636093049031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3087846636093049031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3087846636093049031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3087846636093049031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/luguaglianza-va-ricercata-con-tutte-le.html' title=''/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6780263924482200489</id><published>2008-11-16T01:57:00.000-08:00</published><updated>2008-11-16T02:00:14.580-08:00</updated><title type='text'>G20: i Grandi contro la crisi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;"Un piano d'azione concreto e preciso per ristabilire la fiducia", è quanto hanno convenuto i paesi del G20 riuniti a Washington. Ecco i punti principali decisi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Piano entro il 31 marzo. Dal documento emergono disposizioni sulla regolamentazione, sorveglianza e trasparenza dei mercati da applicare in modo concreto entro il 31 marzo, termine entro il quale i paesi del G20 dovranno mettere sul tavolo proposte concrete per la regolamentazione globale, la supervisione e la trasparenza dei mercati finanziari. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Più cooperazione. "Siamo determinati a rafforzare la nostra cooperazione per rilanciare la crescita mondiale e raggiungere le necessarie riforme nel sistema finanziario globale". "Gli sforzi" per sostenere la crescita e stabilizzare i mercati devono proseguire", si legge nel comunicato, dove si precisa che "significative azioni" per stabilizzare i mercati e sostenere l'economia sono già state prese. "Ma c'è bisogno di fare di più per stabilizzare i mercati e rilanciare la crescita". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Misure fiscali e monetarie. "Per affrontare il deterioramento delle condizioni economiche - si legge nel documento finale - servono politiche &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;color:#ff6600;"&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;di ampio raggio, basate su una più stretta cooperazione economica". Per il rilancio della crescita si dovrà continuare negli sforzi e assumere le azioni&lt;/span&gt; necessarie per stabilizzare il sistema finanziario; riconoscere l'importanza del sostegno che può arrivare dalle politiche economiche e fiscali; utilizzare misure fiscali per stimolare la domanda nazionale; aiutare i paesi emergenti e in via di sviluppo e in questo contesto il ruolo del Fmi è "importante".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/economia/interna/1579891435/Middle/OasDefault/Googl_Google_NwEco_SqIns_101108/google_nov_180x150_1.gif/35346465323533383438393265333430" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Sorvegliare i mercati. Il G20 ha convenuto sulla necessità di "proposte concrete per la sorveglianza, la trasparenza e la regolamentazione dei mercati". Possibile la creazione di meccanismi di 'early warning'. Il Fondo Monetario Internazionale e il Financial Stability Forum, guidato dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, hanno già espresso venerdì la propria disponibilità a farsi carico del compito. Nel testo finale si dovrebbe fare riferimento anche a un "collegio dei supervisori" per monitorare le maggiori istituzioni finanziarie. Entro il 31 marzo dovrebbe anche essere creata una lista delle istituzioni finanziarie che mettono a rischio l'economia globale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Fmi e banca mondiale. Fmi e Banca Mondiale dovranno avere le risorse sufficienti; incoraggiare la Banca Mondiale e le altre banche dedite allo sviluppo a utilizzare tutta la propria capacità per sostenere l'agenda dello sviluppo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Più peso a Paesi emergenti nell'Fmi. Capi di Stato e di governo del G20 hanno convenuto di accrescere la rappresentatività dei Paesi in via di sviluppo sia nel Fondo Monetario Internazionale sia nella Banca Mondiale. Più in generale al G20 c'è stato l'ok sulla necessità di rivedere le strutture nate da Bretton Woods. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Chiudere il Doha round entro l'anno. L'unità di intenti ha permesso anche di fissare entro la fine dell'anno il termine per chiudere l'accordo sul commercio mondiale (il cosiddetto Doha round), sul quale si confrontano i differenti interessi dei paesi ricchi e di quelli emergenti. Si vuole, insomma, scongiurare qualsiasi tentazione di protezionismo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;Nuovo incontro. I leader del G20 si sono accordati per un nuovo incontro entro il 30 aprile al fine di verificare la messa in atto dei principi convenuti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6780263924482200489?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6780263924482200489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6780263924482200489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6780263924482200489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6780263924482200489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/g20-i-grandi-contro-la-crisi.html' title='G20: i Grandi contro la crisi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5117366344205973439</id><published>2008-11-15T00:54:00.000-08:00</published><updated>2008-11-15T01:06:54.723-08:00</updated><title type='text'>G20: missione impossibile per i Grandi della Terra</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Una Bretton Woods 2 per ridisegnare le regole della finanza globale, i poteri di intervento delle autorità pubbliche sui mercati. Più un Piano Marshall 2, un potente rilancio degli investimenti pubblici concertato a livello mondiale per sconfiggere la recessione. Sono le aspettative irrealistiche che alcuni governi europei hanno alimentato sull'agenda del vertice G-20 che si apre oggi a Washington. Un summit al quale gli europei - guidati da Nicolas Sarkozy - si presentano con un sembiante di unità che include perfino la Russia, cooptata in un fronte unito dopo che il crollo del prezzo del petrolio ha turbato le ambizioni neoimperiali di Mosca. Ma a fare gli onori di casa a Washington c'è ancora George Bush, deciso a difendere la sua eredità storica e a respingere ogni processo contro il capitalismo americano. Il presidente uscente - in carica fino al 20 gennaio - ha accolto i suoi ospiti con una difesa dei principi del libero mercato. Ha fatto capire che ostacolerà ogni tentativo della vecchia Europa di imporre forme di "dirigismo" che soffochino i mercati finanziari. In questo momento in realtà è l'aspetto "Piano Marshall" ad avere il sopravvento. Dopo che l'America, l'Unione europea e il Giappone sono sprofondati nella recessione, l'urgenza di un'azione coordinata per rilanciare la crescita dell'economia reale supera perfino il bisogno di terapie contro la malafinanza. Ma il Piano Marshall - con cui fu finanziata la ricostruzione europea dopo la seconda guerra mondiale - ebbe un pagatore unico, l'America. Oggi nessun paese ha i mezzi per fare da locomotiva unica della ripresa. Molti, anzi, esitano a impegnarsi con manovre di bilancio troppo onerose per i conti pubblici: o perché sono ancora appesantiti dai debiti del passato, o per una logica mercantilista (chi si muove per primo con un forte rilancio della domanda interna rischia di vedere aumentare le importazioni, e di regalare ai propri vicini i benefici della ripresa).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/economia/interna/696994001/Middle/OasDefault/Googl_Google_NwEco_SqIns_101108/google_nov_180x150_1.gif/35346465323533383438393265333430" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Così sul fronte delle strategie di investimenti statali per promuovere lo sviluppo, a Washington chi vanterà la mossa più ardita paradossalmente è la Cina: nessun altro paese può eguagliare la sua manovra di 586 miliardi di dollari di spese pubbliche (in un biennio), pari a circa il 16% del Pil della Repubblica Popolare. Eppure Pechino, anche se è preoccupata per il netto rallentamento della sua crescita, ha ancora avuto un aumento del Pil del 9% nel trimestre scorso. Gli americani hanno alle spalle un flop: quest'estate Washington aveva varato 150 miliardi di aiuti diretti alle famiglie (assegni del Tesoro recapitati a domicilio), ma il clima di paura ha indotto i consumatori americani a mettere quei soldi da parte anziché spenderli. Barack Obama vuole riprovarci, con un'iniezione di potere d'acquisto di dimensioni analoghe possibilmente entro Natale. Ma non è detto che il Congresso uscente l'approvi. E al G-20 di oggi Obama manda solo due osservatori, per evitare di essere coinvolto anzitempo nelle responsabilità di un eventuale fallimento. Tra i paesi che brillano per timidezza c'è la Germania: colpita duramente dalla recessione, ancora non ha varato manovre significative per rilanciare i consumi e la domanda interna. E' un attendismo che la dice lunga sulla presunta compattezza del fronte europeo. Alla fine il G-20 spaccerà per "azione concertata" contro la recessione un elenco di provvedimenti decisi dai singoli governi, secondo criteri e priorità nazionali. Sul fronte della Bretton Woods 2 il quadro non è migliore. I leader mondiali hanno già pronto l'alibi: per arrivare alla prima Bretton Woods (nel 1944) ci vollero due anni di preparativi e poi tre settimane di serrate trattative sui dettagli, malgrado la leadership indiscussa dell'America di Franklin Roosevelt e l'illuminata ispirazione teorica di John Maynard Keynes. Non s'improvvisa in un week-end la grande riforma della governance globale che allora creò il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il Gatt (antenato del Wto). In realtà già da anni i nuovi progetti di riforma sono sul tappeto, e ogni dettaglio tecnico è stato esaminato ai massimi livelli. Per esempio nella task force dei banchieri centrali presieduta dal nostro Mario Draghi. Ma sulle ricette ci sono profondi dissensi di principio, fossati ideologici che neppure la gravità di questa crisi ha fatto superare. L'idea di creare una Organizzazione mondiale della finanza - con poteri analoghi a quelli che ha il Wto per il commercio - continua a essere osteggiata da lobby che estendono i loro tentacoli da Wall Street ai paradisi fiscali off-shore. Portare sotto un controllo stringente delle banche centrali gli hedge fund; costringere le banche a inserire nei loro bilanci anche gli strumenti derivati: queste soluzioni si scontrano con resistenze fortissime soprattutto in America. Obama darà forse un segno di cambiamento se sceglierà un segretario al Tesoro che non abbia legami con Wall Street. Per il momento il summit creerà gruppi di studio, per prendere tempo senza decidere nulla di concreto. L'unica novità di oggi è che il G-20 prende di fatto il posto del G-8. E' un riconoscimento dell'importanza delle potenze emergenti. Ma la Cina, l'India o il Brasile non hanno ancora il know how finanziario per essere gli ispiratori di modelli nuovi di regolazione. E sospettano che li stiamo cooptando nella governance globale soprattutto per esigere da loro contributi generosi. (F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 15 novembre 2008)&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5117366344205973439?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5117366344205973439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5117366344205973439' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5117366344205973439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5117366344205973439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/g20-missione-impossibile-per-i-grandi.html' title='G20: missione impossibile per i Grandi della Terra'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3976140294358173014</id><published>2008-11-14T06:37:00.000-08:00</published><updated>2008-11-14T06:38:36.988-08:00</updated><title type='text'>Italia: è recessione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;Nel terzo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al terzo trimestre 2007. Lo comunica l'Istat precisando che si tratta di una stima preliminare. L'Italia è dunque in recessione tecnica perché è il secondo trimestre consecutivo che registra il Pil in calo congiunturale (-0,4% nel secondo trimestre, rivisto in peggioramento dalla precedente stima di -0,3%).&lt;br /&gt;Il dato è comparabile a quello del 1992-1993 quando vi furono sei trimestri negativi, a partire dal secondo del '92. Un altro momento di crisi dell'economia italiana fu nel quarto trimestre 2004 e nel primo del 2005, quando anche allora si toccò una fase di recessione tecnica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3976140294358173014?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3976140294358173014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3976140294358173014' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3976140294358173014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3976140294358173014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/italia-recessione.html' title='Italia: è recessione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2584730219202929492</id><published>2008-11-13T05:58:00.000-08:00</published><updated>2008-11-13T06:05:06.249-08:00</updated><title type='text'>La politica non cerca la selezione, in Italia vince la via dinastica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;Il sogno americano, interpretato da Obama, a molti italiani evoca, soprattutto, la possibilità e la capacità di cambiare. Perché Barack Obama è giovane e di colore. Parte di una minoranza, fino ad oggi esclusa dal potere. In più: non ha alle spalle una carriera politica lunga. Non fa parte delle oligarchie familiari che contano, fra i repubblicani e i democratici. La voglia di cambiare, cioè, ha spinto una grande quota di cittadini americani - anche "bianchi" - a scegliere (in larga maggioranza) un presidente meno condizionato da interessi ed eredità sociali, generazionali, familiari. Evidente la frattura rispetto all'Italia. D'altronde, in nessun altro luogo in Europa l'incapacità di cambiare e di innovare la classe dirigente è altrettanto evidente che in Italia. In Spagna: in trent'anni di democrazia si sono succedute quattro leadership. In Francia, nel corso della V Repubblica, si è passati dal gollismo al mitterrandismo fino al sarkozysmo. Il cui interprete, Nicolas Sarkozy, non proviene dalle Grandes Ecoles; ed è, inoltre, di origine straniera (ungherese, per la precisione). Ma lo stesso vale per la Germania (passata, in vent'anni, da Kohl a Schroeder fino ad Angela Merkel) e per l'Inghilterra (dalla Thatcher a Mayor; e da Blair a Gordon Brown). Nell'Italia repubblicana, invece, i cambiamenti sono avvenuti in modo sporadico, per strappi e rivoluzioni. La generazione politica che ha costruito la democrazia e ricostruito l'economia e la società italiana era, prevalentemente, "giovane" all'indomani della guerra, nella fase costituente. Un po' meno, cinquant'anni dopo, quando, in buona parte, guidava ancora il sistema politico e le istituzioni. Il Sessantotto, in realtà, non ha prodotto fratture determinanti nella classe dirigente dei partiti maggiori. Neppure a sinistra. Ne ha, semmai, accelerato la crisi. Perché si verificasse un cambiamento profondo si è dovuto attendere la fine della Prima Repubblica, nei primi anni Novanta. Appunto: una "rivoluzione". La caduta del "nostro" muro. Tuttavia, dal punto di vista dei soggetti politici e della leadership, le novità più rilevanti sono emerse a Destra. O, comunque, da settori antipolitici. Dalla Lega, anzitutto, la quale ha favorito l'accesso nel sistema politico e di governo di categorie divenute periferiche nei partiti di massa. Operai e lavoratori autonomi, giovani, "dilettanti" politici. In seguito, l'ha affiancata e sovrastata Silvio Berlusconi, che, con il suo "partito personale", ha occupato lo spazio lasciato vuoto dai partiti di governo. Berlusconi e Bossi: entrambi del Nord, entrambi "padroni" del loro partito, entrambi "nuovi" per linguaggio e stile di leadership. Politici impolitici e populisti. Maestri della personalizzazione: territoriale oppure mediatica. A sinistra, l'affermazione di Romano Prodi e dell'Ulivo è stata favorita dalla debolezza dei partiti tradizionali. Sopravvissuti allo sfascio del sistema. Ma sradicati dal punto di vista sociale e del territorio. E zavorrati dall'eredità politica del passato. Più che imporsi, Prodi è apparso, allora, una reazione difensiva alla sfida di Berlusconi. Quindici anni dopo, siamo sprofondati in un "regime oligarchico e personalizzato", che non lascia spazio al rinnovamento. A destra, Berlusconi e Bossi sono saldamente in sella ai loro partiti. Intorno al Cavaliere: esperti, consulenti di fiducia, amici e amiche. Un modello "cortigiano". In cui la successione può avvenire solo per via dinastica. Il più tardi possibile, visto che il Sovrano prevede di mantenere lo scettro oltre il secolo di vita. A sinistra, Prodi è stato sostituito, alla guida, dai "ragazzi" della Figc e del Movimento Giovanile Dc degli anni 70 e 80. Le primarie hanno plebiscitato prima Prodi e poi Veltroni, senza vera competizione. Mentre a livello territoriale appaiono, molto spesso, regolate dal centro. Il loro esito: predeterminato. Insomma: non appaiono ambienti di lotta per la vita. Di selezione darwiniana. Dove possano emergere i migliori; in grado, per affermarsi, di "uccidere" padri e maestri. Anche l'esperienza dei sindaci che, nei primi anni '90, aveva promosso un significativo rinnovamento della classe politica non ha trovato sbocchi in ambito nazionale (salvo che per i sindaci di Roma) ed è stato "normalizzato" in periferia. Tutto ciò, d'altronde, riflette un vizio nazionale, che, negli anni, è degenerato. Siamo una società familista e vecchia. Vecchia e familista. E, inoltre, corporativa e localista. Immobile e chiusa. La politica, in fondo, ne riproduce ed enfatizza i limiti, come un gioco di specchi. Un paese previdente si attrezzerebbe per superare in fretta questo problema, che sta producendo effetti devastanti. Penserebbe, ad esempio, a favorire l'accesso nella politica e nelle istituzioni delle componenti "nuove"; delle "minoranze". Applicherebbe seriamente le quote "rosa", riservate alle donne. Ma introdurrebbe anche le quote "verdi", riservate ai giovani con meno di 35 anni. Abbasserebbe l'età del voto a 16 anni, anche alle politiche. E allargherebbe agli immigrati regolari il diritto di voto, alle amministrative e non solo. (Da noi, l'abbiamo già detto, Obama potrebbe, al massimo, ambire all'incarico di mediatore interculturale in qualche amministrazione di sinistra). Tuttavia, l'interesse comune contrasta con quello particolare. L'investimento nel futuro, anche immediato, è frenato dalle resistenze del passato. Per cui è difficile immaginare grandi mutamenti, senza nuovi strappi. Come nel '45, nel '68 e nel '92. Senza rivoluzioni, senza fratture e "ribellioni" è difficile che le donne e - a maggior ragione - i giovani divengano protagonisti. Per questo guardiamo con interesse alle mobilitazioni studentesche di queste settimane. Al là degli obiettivi espliciti, possono diventare occasioni importanti di "formazione politica". Esperienze utili all'affermazione di nuovi leader. Tuttavia, questi giovani, questi studenti, difficilmente riusciranno a diventare una "generazione politica" con il permesso e la compiacenza dei genitori e dei professori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;(Ilvo Diamanti pubblicato su Repubblica.it 13 novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2584730219202929492?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2584730219202929492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2584730219202929492' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2584730219202929492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2584730219202929492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/la-politica-non-cerca-la-selezione-in.html' title='La politica non cerca la selezione, in Italia vince la via dinastica'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1378617142757513774</id><published>2008-11-13T05:56:00.000-08:00</published><updated>2008-11-13T05:57:29.516-08:00</updated><title type='text'>Se prevale l'ideologia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;La sana retorica del Sogno americano spinge Paul Krugman a evocare il prossimo avvento di "Franklin Delano Obama" e la possibile apertura di un nuovo corso rooseveltiano, ricco di speranza e proiettato nel futuro. L'insana logica dell'incubo italiano ci costringe a fare i conti con un conflitto politico-sindacale fuori dal tempo e dalla storia, gravido di rischi e ripiegato sul passato. Di fronte alla tempesta perfetta dei mercati finanziari e dell'economia reale, una classe dirigente degna di questo nome, in una democrazia seria e responsabile, si darebbe un'unica missione: unire gli sforzi collettivi in una sorta di "comitato di salute pubblica" e concordare, nei limiti del possibile e nel rispetto dei rispettivi ruoli, le misure necessarie a fronteggiare la crisi. Ma in questa Italia arrabbiata e irresponsabile succede l'esatto contrario. Tutto va in frantumi. La maggioranza rompe con l'opposizione, la Cgil rompe con il governo, i sindacati confederali rompono tra di loro, gli irriducibili rompono con gli autonomi. In questo quadro in rapida decomposizione l'unica cosa che resiste sono gli scioperi, che sono un costo per gli imprenditori, un sacrificio per i lavoratori e un danno per i consumatori. Stiamo assistendo a una stupefacente moltiplicazione di errori tattici, di rigurgiti ideologici, di riflessi condizionati. Il primo errore lo commette Berlusconi, che in un momento di forte tensione sociale non trova di meglio da fare che tagliar fuori la Cgil da un vertice segreto a Palazzo Grazioli in cui riunisce ministri economici, Confindustria, Cisl e Uil. Il secondo errore lo commettono la Marcegaglia, Bonanni e Angeletti, che non avvertono l'urgenza morale e l'esigenza politica di chiedere l'allargamento del tavolo o di rifiutare l'invito del premier. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Sono errori dettati non da dilettantismo, ma da un ideologismo: questo governo di destra sempre più marcata, soprattutto attraverso la filiera dei ministri ex-socialisti memori delle feroci battaglie sulla scala mobile, non rinuncia all'obiettivo di regolare una volta per tutte i conti con la Cgil: l'ultimo avamposto del dissenso sociale contro un esecutivo che, ormai, tollera solo il consenso universale. A questo ideologismo (che trova una sponda gregaria nei segretari di Cisl e Uil, colpevolmente disposti a riesumare il fantasma degli accordi separati e lo spettro dei Patti della lavanderia) Epifani risponde con un riflesso pavloviano. Un altro sciopero il 12 dicembre, stavolta solitario, che si somma all'impressionante sequenza "cilena" delle agitazioni in corso: da quella dei cobas Alitalia che da tre giorni tengono sotto ricatto il Paese (dalla quale si sono dissociate le sigle del cosiddetto Fronte del no) a quella dell'Onda studentesca che domani torna in piazza contro la riforma Gelmini e i tagli alle università (dalla quale, per riflesso pavloviano uguale e contrario, si è ora dissociata la Cisl). Da questo scenario di conflittualità endemica l'opinione pubblica può ricavare solo un'inquietante sensazione di inadeguatezza. È inadeguato il governo, cui sta palesemente sfuggendo il controllo della situazione. Siamo in pieno ciclo recessivo, e non si vede ancora una "exit strategy". Si rincorrono voci, si alternano ipotesi, ma per ora si sa solo che "anche il Tesoro ha problemi di liquidità", come avverte Tremonti. In questo clima, il premier dovrebbe avere tutto l'interesse a svelenire il clima: costruire un pacchetto anti-crisi, coinvolgere l'opposizione sindacale in un confronto leale e trasparente di fronte al Paese, chiamare l'opposizione politica a un dibattito serrato ma rispettoso di fronte al Parlamento. Sta facendo l'opposto. Delegittima il centrosinistra e insulta il Pd. Spacca la Triplice e attacca la Cgil. È una scelta insensata e potenzialmente suicida. Un vero uomo di Stato come Nicolas Sarkozy non la compirebbe mai. Ma è inadeguato anche il sindacato. La drammaticità del momento richiederebbe quello che un tempo si sarebbe definito un "equilibrio più avanzato". Uno sforzo unitario, piuttosto che la ricerca di una distinzione. Il terreno è infido, ma ci sarebbe. La crisi morde più duramente i ceti meno abbienti, che vanno difesi con tutti gli strumenti possibili. Ma è ormai chiaro che molti (tra gli ultimi, i penultimi e comunque i più deboli) sono fuori e lontani dal perimetro della rappresentanza confederale. E dunque le piattaforme rivendicative e le "azioni di lotta" di Cgil, Cisl e Uil, tanto più se frammentate e contraddittorie tra loro, finiscono per assumere una fisionomia fatalmente corporativa, che spesso tutela chi è già tutelato e magari lascia scoperto chi non gode di alcuna protezione sociale. E per quanto possano essere legittime le proteste e le agitazioni messe in campo dai confederali in questi e nei prossimi giorni (al contrario di quelle realizzate da Aquila Selvaggia, in palese violazione delle norme di legge) non si può non tenere conto del devastante effetto-domino che producono nei cittadini, sempre più esasperati dai disservizi pubblici e dai disagi privati. Sono scelte scontate e probabilmente autolesioniste. Un grande leader sindacale come Luciano Lama non le avrebbe mai compiute.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;(Massimo Giannini pubblicato su Repubblica.it 13 novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1378617142757513774?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1378617142757513774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1378617142757513774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1378617142757513774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1378617142757513774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/se-prevale-lideologia.html' title='Se prevale l&apos;ideologia'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1996029716826467922</id><published>2008-11-13T05:53:00.000-08:00</published><updated>2008-11-13T05:54:15.047-08:00</updated><title type='text'>Germania in recessione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#ff6600;"&gt;La Germania, prima economia della zona euro, è in "recessione tecnica", con un pil negativo per il secondo trimestre consecutivo. Secondo un comunicato diffuso stamane dall'Ufficio federale di statistica (Destatis) il Prodotto interno lordo è sceso dello 0,5% nel terzo trimestre rispetto a quello precedente, che a sua volta aveva registrato un -0,4%. Nel primo trimestre invece il Pil aveva segnato un +1,4%.Nel terzo trimestre sono comunque emersi alcuni segnali positivi sul fronte della domanda interna con un lieve rimbalzo dei consumi, mentre emerge una riduzione del peso dell'export in rapporto al Pil.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1996029716826467922?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1996029716826467922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1996029716826467922' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1996029716826467922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1996029716826467922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/germania-in-recessione.html' title='Germania in recessione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-828526641307818873</id><published>2008-11-13T03:06:00.000-08:00</published><updated>2008-11-13T03:12:27.341-08:00</updated><title type='text'>Locomotiva cinese in frenata</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6600cc;"&gt;Il forte rallentamento di import e inflazione segnala che l'economia cinese avverte l'impatto della crisi globale. Per rilanciare la crescita il Governo di Pechino ha annunciato una manovra di bilancio biennale pari a quasi 600 miliardi di dollari, e cioè il 20% del Pil cinese. La manovra cinese contiene un misto di nuovi investimenti pubblici, spesa sociale e sgravi fiscali, la cui efficacia resta però da verificare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-828526641307818873?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/828526641307818873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=828526641307818873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/828526641307818873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/828526641307818873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/locomotiva-cinese-in-frenata.html' title='Locomotiva cinese in frenata'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2753204440290942136</id><published>2008-11-06T04:54:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T04:59:09.650-08:00</updated><title type='text'>La Bce abbassa i tassi di interesse</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330099;"&gt;La Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi d'interesse di mezzo punto percentuale. I tassi di riferimento passano pertanto dal 3,75 al 3,25 per cento. La decisione era ampiamente attesa dai mercati, ed è stata preceduta stamane dai tagli della Banca d'Inghilterra (1,50 per cento), della Banca Centrale Svizzera (0,50 per cento) e della Banca Centrale della Repubblica Ceca (0,75 per cento). Come reazione il tasso Euribor cala segnalando che la tensione sull'interbancario, seppure tra mille titubanze, sembra allentarsi. Anche se, comunque, le banche continuano ad aumentare i propri depositi presso la Bce: segno che gli istituti di credito continuano a non fidarsi della solidità dei "colleghi". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2753204440290942136?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2753204440290942136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2753204440290942136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2753204440290942136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2753204440290942136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/la-bce-abbassa-i-tassi-di-interesse.html' title='La Bce abbassa i tassi di interesse'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3655621475837064940</id><published>2008-11-05T00:57:00.000-08:00</published><updated>2008-11-05T01:43:58.548-08:00</updated><title type='text'>Barack Obama è Presidente degli Stati Uniti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Barack Obama è il 44esimo presidente degli Stati Uniti, il primo afro-americano ad arrivare alla Casa Bianca, in una tappa storica per l'America che volta pagina dopo gli anni di Bush.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3655621475837064940?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3655621475837064940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3655621475837064940' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3655621475837064940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3655621475837064940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/barack-obama-presidente-degli-stati_05.html' title='Barack Obama è Presidente degli Stati Uniti'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4091866199355981212</id><published>2008-11-05T00:49:00.000-08:00</published><updated>2008-11-05T01:40:00.531-08:00</updated><title type='text'>L'America volta pagina</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;L'America ha scelto Barack Obama, un giovane di 47 anni, afroamericano, sconosciuto fino a 4 anni fa, per guidarla lungo una nuova strada in un periodo fra i piu' difficili della sua storia. Si è chiusa così, ieri, con una decisione coraggiosa e rivoluzionaria per gli Stati Uniti e per il mondo intero, la più avvincente corsa elettorale degli ultimi 50 anni, una corsa epica, emozionante, travolgente che ha premiato la costanza di un candidato solido, disciplinato, carismatico e nuovo. Ma che ha anche premiato i valori di solidarietà per superare una catastrofe finanziaria ed economica che ha precedenti solo nella Grande Depressione. Sulla scia di questa vittoria, il partito democratico ha anche guadagnato anche seggi alla Camera e al Senato, creando così una doppia maggioranza democratica a Washington sia nel potere esecutivo che in quello legislativo.Ed è stato esattamente alle 10.19 ora locale a Chicago, le 5.19 del mattino ora italiana che John McCain è apparso a Phoenix in Arizona e ha fatto il suo discorso di concessione. Un discorso chiaro e generoso con il quale si è impegnato a lavorare con la prossima amministrazione: «Lo ammiro e lo applaudo e sono intristito dal fatto che sua nonna non abbia potuto vedere questo momento». A quel punto la folla qui a Chicago è letteralmente impazzita. Ci siamo trovati fra le centinaia di migliaia di persone che affollano Grant Park, si percepiva l'entusiasmo, la gioia, di chi sente di essere parte di un momento che resterà per sempre negli annali della storia. I risultati in Pennsylvania, in Florida, in Ohio, nella Carolina del Nord, in Virginia parlavano chiaro: in questi stati chiave si è affermato Obama ed è riuscito a sfondare nel sud. E' stata questa la risposta dell'America a una crisi che ha messo in ginocchio milioni di cittadini in pericolo di perdere le loro case. Che ha visto l'intero sistema finanziario vicino alla paralisi sistemica, banche storiche come Lehman Brothers fallite, istituzioni gigantesche come Fannie Mae e Freddie Mac nazionalizzate e, infine, l'intervento dello stato con un pacchetto da 700 miliardi di dollari per riportare fiducia a un pubblico che l'aveva perduta. Non c'è dubbio che l'elemento chiave per la svolta di Barack Obama verso la vittoria è stata la crisi economica. Gli ha dato un vantaggio immediato, subito dopo le convenzioni e lo ha tenuto anche grazie a uno straordinario vantaggio finanziario, in vantaggio fino all'ultimo giorno.E' questo che si è celebrato ieri a Grant Park, l'abbraccio della folla che lo aspettava a Grant Park è stato bellissimo e emozionante. Ha aiutato una giornata tiepida, anzi estiva, insolita per la stagione di questa "Wind City", normalmente freddissima, battuta dai venti che attraverso l'enorme Lago Michigan arrivano dalle pianure del Midwest. Ma tutto questo è solo il contorno. Quel che conta davvero qui a Chicago, in questa giornata dove si respira la storia, è l'abbraccio popolare dell'America per Barack Obama, figlio di un africano del Kenya e di una donna bianca del Kansas. Sono davvero venuti da ogni angolo del Paese. C'è Kelly Jacobs, vestita con una bandiera americana e stivali da cow boy, cinquantenne, è arrivata dal Mississippi, ha guidato 12 ore per essere qui in tempo. Ci sono Adam Israel, Webb Lyons e CT Stevens, studenti dell'Alabama, con i loro seggiolini pieghevoli celesti, per il picnic happening nel parco. Ci sono Hugh e Leslie Doreen, arrivati dall'Oregon e Newton Agrawal, di origine indiana che arriva da Boston e che sta per finire un dottorato in medicina. E ci sono i locali. Alex Jenkins ad esempio, 62 anni, afroamericano, è l'ex capo della polizia di Chicago: «Sento nell'aria la stessa atmosfera che ci fu quando Papa Giovanni Paolo II visitò la nostra città nel 1979. La stessa calma, lo stesso rispetto, la stessa serenità di quando qui a Grant Park è arrivato il Papa». Riuscirà Obama a battere il Papa? Allora nel 1979 a Grant Park vennero 1,2 milioni di persone. Un record. Si stima che fuori dalle transenne ci saranno un milione di persone. La festa è grande anche perché l'Illinois ha dato solo due presidenti all'America: Abramo Lincoln che iniziò la guerra civile per liberare gli schiavi, e Ulisse Grant, il generale che vinse la guerra. Obama sarebbe il terzo. Una successione che non potrebbe essere più straordinariamente simbolica come passaggio ideale della storia, da un passato di schiavitù e segregazione a un presente di emancipazione e di integrazione che va ben oltre l'ingresso nella Casa Bianca di un afroamericano. Oggi si festeggia negli slum neri dei quartieri poveri d'America, fra i derelitti che improvvisamente si rendono conto la promessa del sogno americano non è solo a parole.Fra i presidente legati all'Illinois c'è anche Ronald Reagan, ma lui è soltanto nato in Illinois, a Tampico, ma era governatore della California e dunque non conta, anche se resta una grande ispirazione per il suo stile politico per Obama. Comunque sia i presidenti legati all'Illinois erano tutti repubblicani. Obama è il primo Presidente democratico che lo stato ha dato alla Nazione. Ha atteso a casa, con trepidazione e tristezza la grande notte. Ha votato nella scuola elementare di Hyde Park ieri mattina alle 7 e venti. Poi è tornato a casa con la moglie Michelle. Per aspettare e per chiudersi per qualche ora nel lutto per la perdita della nonna Madeline che è morta lunedì, il giorno prima delle elezioni. L'ultimo elemento drammatico di una corsa elettorale epica, irripetibile, indimenticabile che è finita questa notte con l'inesorabile giudizio degli elettori americani. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;(Mario Platero pubblicato su Il Sole24ore 5 novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4091866199355981212?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4091866199355981212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4091866199355981212' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4091866199355981212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/4091866199355981212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/lamerica-volta-pagina.html' title='L&apos;America volta pagina'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-3102802593532733905</id><published>2008-11-04T05:16:00.000-08:00</published><updated>2008-11-04T05:17:08.440-08:00</updated><title type='text'>Liquidità avanti adagio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#996633;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il mercato interbancario, quello su cui le banche si sono sempre prestate i soldi l'una con l'altra, è forse il settore più eloquente per capire il paradosso di una distensione che continua ad assomigliare alla tensione. Da un lato i tassi Libor ed Euribor continuano a calare. E questo è certamente positivo per l'intera economia mondiale: si pensi che solo sul tasso americano Libor sono indicizzati mutui, prestiti e bond per un ammontare stimato da Bloomberg intorno a 360mila miliardi di dollari. Un ridimensionamento di questo tasso significa dunque rate più basse per una montagna di finanziamenti 8 volte più grande del Pil del mondo intero. Ma a ben guardare questo calo dei tassi interbancari è ancora "fittizio": le banche continuano infatti a non far circolare i soldi, a non prestarseli l'una con l'altra. Lo dimostra il fatto che ancora venerdì hanno depositato presso la Banca centrale europea 280 miliardi di euro. Lo dimostra anche il fatto che il differenziale tra l'Euribor trimestrale e il tasso di uguale scadenza "depurato" da tutti i rischi (il cosiddetto Eonia swap)&lt;/span&gt; resta elevato, anche se sotto il record di 180 punti base. La tensione, insomma, resta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-3102802593532733905?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/3102802593532733905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=3102802593532733905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3102802593532733905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/3102802593532733905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/liquidit-avanti-adagio.html' title='Liquidità avanti adagio'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-9210874065018519169</id><published>2008-11-04T05:11:00.000-08:00</published><updated>2008-11-04T05:12:38.605-08:00</updated><title type='text'>Elezioni americane: l'ultimo diaframma</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Questa sera il partito democratico americano torna sul luogo del delitto, 40 anni dopo la fine della coalizione del New Deal. Al Grant Park, nel cuore di Chicago, Barack Obama spera di celebrare la vittoria che i sondaggi, gli osservatori politici e l’umore generale del Paese gli predicono ormai da settimane. Fu qui che nell’estate del 1968, il movimento pacifista contestò la Convention democratica, scontrandosi con la polizia del sindaco Daley e dando la spallata finale all’alleanza politica e sociale, che aveva dominato la politica americana fin dal 1933. L’implosione dei democratici aprì la strada al successo della rivoluzione conservatrice, che da Nixon in poi, con la parentesi «accidentale» di Jimmy Carter e quella «minoritaria » di Bill Clinton, ha guidato l’America, per giungere al suo probabile capolinea con George Bush e con il più grave disastro finanziario ed economico dalla Grande Depressione.&lt;br /&gt;All’epoca dei fatti, Barack Obama aveva 7 anni. Ma la scelta di Grant Park, per una campagna come la sua sempre molto attenta ai simbolismi, segnala l’ansia del nuovo inizio, l’ambizione del candidato democratico di forgiare, proprio nel luogo della sconfitta, una nuova coalizione vincente intorno al vangelo del cambiamento, post-ideologico e post-razziale. Obama in altre parole guida la più recente versione di quello che Ralph Waldo Emerson già alla metà dell’Ottocento definì il Partito della Speranza, così come John McCain, a dispetto della sua biografia ribelle, è alla testa del Partito della Memoria. È una speranza moderna e complessa, quella che Barack Obama offre al Paese. Dove l’origine meticcia, «il padre dal Kenya e la madre dal Kansas», si mescola con la biografia del primo afro-americano globale: nato alle Hawaii, cresciuto in Indonesia, educato ad Harvard e vissuto per scelta a Chicago. Uno del quale, quando i nemici cercano di danneggiarlo, si scopre al massimo che ha una zia africana, immigrata clandestina negli Stati Uniti. Nei ventidue mesi di una campagna, sintesi di professionalità ed entusiasmo, Obama ha creato una «narrativa », un racconto per l’America giovane, etnicamente multiculturale emetropolitana, che esiste nei fatti ma finora è stata politicamente minoritaria e non ha ancora tradizione o icone culturali.&lt;br /&gt;Tanto moderno esotismo nulla toglierebbe al significato più profondo dell’elezione del primo afro-americano in 232 anni di Storia: se dovesse vincere Obama (attenzione a quel se: non è detto, davvero non è detto) il suo ingresso alla Casa Bianca, con il corollario strepitoso di una «first family» nera a modello della nazione, sarebbe l’esaudimento della promessa di libertà e di eguaglianza che fu all’origine degli Stati Uniti, ma che il peccato originale dello schiavismo prima e la segregazione dopo resero monca e incompleta. Ovviamente John Mc- Cain potrebbe sorprendere tutti, rimontando sul traguardo, come altre volte nella sua carriera. Ma se gli americani voteranno Obama, facendone il leader della nazione più potente al mondo, allora il cammino dell’Unione, «non perfetta ma sempre perfettibile» nella retorica obamiana, sarà stato compiuto. L’ambizione al «mondo nuovo», segnalata dal ritorno di Barack Obama e dei suoi democratici a Grant Park, ruota anche intorno a due messaggi centrali della maratona appena conclusasi. Uno è il superamento delle divisioni ideologiche, che hanno portato alla paralisi della politica di Washington.&lt;br /&gt;Come John Kennedy nel 1960, Obama ha corso per diventare il presidente di tutti gli americani, non di una sola fazione. Riuscirebbe da presidente a tradurre in pratica la bella suggestione della frase, «non ci sono Stati rossi e Stati blu, ci sono soltanto gli Stati Uniti d’America»? La promessa di nomine bipartisan in posti chiave dell’Amministrazione è già una prima indicazione. L’altro è la riscoperta del ruolo del governo, che al di là della polemica elettorale e dell’accusa di socialismo lanciata dal campo repubblicano, è già nei fatti della crisi. Lo chiedono tra mille titubanze gli americani, scottati da anni di capitalismo senza regole. Piaccia o no, parafrasando Ronald Reagan, il governo non è più «parte del problema» ma è «parte della soluzione». La regola di Obama è che un esecutivo «non debba gestire la nostra vita, ma fare quello che noi non possiamo far da soli». La tentazione di cedere nuovamente al big government sarà forte, con un Congresso dominato dai democratici. La sfida per lui sarebbe di trovare l’equilibrio tra Stato e mercato, che i tempi richiedono. (Paolo Valentino pubblicato su Corriere.it 04 novembre 2008)&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-9210874065018519169?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/9210874065018519169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=9210874065018519169' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9210874065018519169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9210874065018519169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/elezioni-americane-lultimo-diaframma.html' title='Elezioni americane: l&apos;ultimo diaframma'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5546112192380577304</id><published>2008-11-03T08:46:00.000-08:00</published><updated>2008-11-03T08:47:17.771-08:00</updated><title type='text'>Deflazione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Deflazione: “un termine che fa rabbrividire” lo definisce il New York Times. Se gli americani eleggeranno un nero alla Casa Bianca, un peso determinante lo avrà questa crisi gravissima e rara, un tipo di morbo economico che l’Occidente ha conosciuto una sola volta in un secolo. E se Obama vince dovrà cimentarsi con una sfida che un solo presidente ha affrontato prima di lui, Franklin Delano Roosevelt. La deflazione è molto più di una semplice recessione, non si esaurisce affatto in un arretramento della crescita economica. Le recessioni sono relativamente frequenti (l’ultima in America avvenne nel 2001), sono un male curabile e ben noto alle autorità di politica economica. La deflazione invece è un fenomeno difficile da capire finché non ci si è in mezzo: e allora è troppo tardi. Gli anni Trenta sono l’unico caso precedente di una deflazione globale nell’èra moderna. Quel circolo vizioso oggi viene definito come “un rischio reale” da Nouriel Roubini, l’economista della New York University che seppe prevedere con precisione il grande crac dei mutui e le sue conseguenze.La deflazione non è soltanto dis-inflazione, cioè il contrario del rincaro del costo della vita. Una disinflazione è ben vista dai consumatori perché aumenta il loro potere d’acquisto (anche se il consumatore italiano spesso è l’ultimo a beneficiarne perché monopoli, intermediari e corporazioni parassitarie sequestrano il vantaggio). La deflazione invece è distruttiva. Se stentiamo a capirne la portata reale, è proprio perché abbiamo tendenza a concentrare l’attenzione sui prezzi al consumo, le vendite al dettaglio, le etichette del supermercato, le bollette della luce e del telefono, il costo di un’automobile o di un computer. Ma ci sono altri prezzi che sono ancora più influenti per determinare lo stato di salute dell’economia. Noi consumiamo solo una piccola parte della nostra ricchezza. La spesa annua che dedichiamo ai consumi è una frazione del nostro patrimonio: quest’ultimo include la nostra casa, la liquidità depositata in banca, i risparmi investiti in Bot o in Borsa o in fondi comuni, il Tfr, la pensione già maturata, la polizza vita. A livello nazionale, il patrimonio accumulato dal paese – tutte le proprietà dello Stato, il capitale delle imprese, i portafogli di investimenti delle assicurazioni e delle banche – vale ben di più del flusso annuo che è misurato dal Pil, cioè il reddito prodotto in dodici mesi. Ecco perché bisogna prestare attenzione ai prezzi non solo dei beni di consumo, ma anche dei beni capitali. Se si abbassano sensibilmente i valori di questi patrimoni – case, titoli – noi diventiamo tutti più poveri. E ci comportiamo di conseguenza. Una massiccia deflazione globale in atto da mesi sta svalutando tre categorie fondamentali di beni. In primo luogo le case, che in America hanno perso già il 20% del valore. In secondo luogo i titoli: solo a Wall Street le azioni dell’indice più rappresentativo (S&amp;amp;P 500) sono precipitate del 46% in un anno; un’altra erosione ha colpito anche titoli mobiliari che dovevano essere molto meno rischiosi, cioè le obbligazioni emesse dalle grandi imprese. Infine la tempesta della deflazione ha travolto tutte le materie prime: il petrolio vale la metà del suo prezzo di luglio e un tracollo analogo ha colpito metalli, minerali, derrate agricole. La deflazione ha conseguenze perverse su due fronti, debiti e consumi. L’effetto sui debiti è micidiale. Lo sgonfiamento di valore di ogni bene patrimoniale – come si è visto negli ultimi mesi – destabilizza i debitori fino a spingerli verso l’insolvenza. Banche e hedge fund devono liquidare i loro portafogli, ma vendendo contribuiscono a far precipitare i valori di azioni e obbligazioni: il risultato finale è che i loro patrimoni valgono ancora meno, e il peso dei debiti alla fine si è accresciuto anziché diminuire. Di qui la corsa a chiedere la restituzione dei prestiti fatti alla clientela (imprese e famiglie), e la “glaciazione” dell’attività creditizia. Perfino le aziende più grandi e più solide oggi stentano a reperire fondi. L’impatto della deflazione sui consumi è altrettanto pericoloso. Se ne ebbe una prova in Giappone, l’unico paese ad avere sperimentato la prolungata discesa dei prezzi durante gli anni Novanta (fu tuttavia un caso di deflazione non globale, pertanto assai meno preoccupante dell’attuale). Quando tutti i valori precipitano, il riflesso razionale è di rinviare ogni spesa: non comprare oggi ciò che costerà meno domani. Infatti in una vera deflazione l’unica cosa che acquista valore col passare del tempo è la liquidità, o quella semiliquidità che sono conti correnti, libretti di risparmio, Bot. Il meccanismo è già ben visibile negli Stati Uniti sul mercato immobiliare: per quanto i prezzi siano precipitati, la clientela si convince che potranno scendere ancora. Si notano i sintomi di sciopero degli acquisti: i giapponesi lo fecero negli anni Novanta; in America da alcuni mesi la proverbiale spensieratezza dei consumatori è svaporata. Ma quell’attendismo che appare una scelta razionale per il singolo, ha spaventosi effetti sull’economia e quindi sul benessere collettivo. Lo sciopero della spesa accumula giacenze invendute, le imprese devono tagliare la produzione e gli investimenti, infine licenziano (negli Stati Uniti sono stati persi 760.000 posti di lavoro dall’inizio dell’anno) oppure fanno ampio ricorso alla cassa integrazione (in Italia). Le ripercussioni globali della deflazione sono violente. Tra le potenze emergenti quelle che si erano arricchite prevalentemente esportando materie prime – la Russia, il Golfo Persico, diversi paesi dell’America latina – entrano in una fase di serie difficoltà e turbolenze, con il rischio-bancarotta che incombe su diversi Stati sovrani. Le potenze asiatiche che sono invece delle economie di trasformazione – Cina, India – reggono meglio e tuttavia soffrono per il rattrappirsi dei mercati di sbocco. Fallimenti e licenziamenti di massa sono già in atto nel Guangdong, la regione più industrializzata della Cina. Molti produttori asiatici saranno costretti a ricorrere al dumping, vendendo sottocosto pur di smaltire le scorte. Così facendo accentueranno a loro volta la pressione deflazionistica mondiale. La punizione più crudele che viene inflitta dalla deflazione è quella che colpisce i debitori. Quando tutti i prezzi scendono, i debiti in proporzione aumentano di valore perché sono fissi in termini nominali. Perciò questi sono tempi terribili per chiunque abbia debiti: famiglie, imprese, e anche Stati. Dall’Ungheria all’Argentina, dall’Ucraina al Pakistan, le bancarotte lambiscono interi Stati sovrani. L’Italia, avendo il debito pubblico più alto d’Europa, è in una posizione fragile nonostante l’ombrello protettivo dell’euro. Le cure contro la deflazione sono lunghe e hanno efficacia limitata – lo dimostra la sindrome giapponese durata dieci anni. Ripetuti tagli dei tassi d’interesse, come quelli in atto in questi giorni, furono somministrati dalla Banca del Giappone senza risultato. Il costo del denaro può scendere a zero senza che questo sia sufficiente per invogliare imprese e consumatori a mettere in circolazione quel denaro, cioè a investire e a spendere. Essenziale è ricreare le condizioni di una crescita vigorosa che si misuri presto nel reddito di tutte le famiglie: è uno degli ingredienti del New Deal che l’America e il mondo si aspetteranno da una presidenza Obama. (F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 3 novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5546112192380577304?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5546112192380577304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5546112192380577304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5546112192380577304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5546112192380577304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/deflazione.html' title='Deflazione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-9132844905002388520</id><published>2008-11-03T02:44:00.000-08:00</published><updated>2008-11-03T02:46:28.375-08:00</updated><title type='text'>UE: stime di recessione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Due anni di crescita piatta. Le previsioni della Commissione europea disegnano questo lo scenario per l'economia italiana. Nelle previsioni d'autunno &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; indica per l'Italia una crescita del pil pari a zero per il 2008 e il 2009 e una leggera ripresa allo 0,6% per il 2010. Nelle previsioni intermedie dello scorso 10 settembre Bruxelles puntava su un debole 0,1% per l'anno in corso, in linea con le previsioni del governo che, nella nota di aggiornamento al Dpef del 23 settembre scorso, ha stimato un Pil al +0,1% nel 2008 e al +0,5% nel 2009. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ff0000;"&gt;Per quanto riguarda il debito pubblico italiano nel 2008 resterà al 104,1%, stesso livello dell'anno precedente, e nel 2009 tornerà a salire al 104,3%. Nel 2010 scenderà leggermente al 103,8%. Queste le nuove stime che spiega l'andamento con l'attesa stagnazione dell'economia italiana, ma anche con "un avanzo primario ancora troppo basso" intorno al 2,5%. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; Infine l'inflazione che, dopo aver chiuso il 2008 al 3,6%, tornerà al 2% nel 2009, grazie anche al previsto calo dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari. Previsto un leggero rialzo al 2,1% per il 2010. Eurolandia. Tagliate le stime sul Pil di Eurolandia che - secondo le nuove previsioni - nel 2009 si attesterà allo 0,1%, "vicino alla stagnazione", contro la precedente previsione dell'1,5%. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Nel 2010 è prevista una leggera ripresa allo 0,9%. L'Ue-27 crescerà dello 0,2% nel 2009 e dell'1,1% nel 2011.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-9132844905002388520?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/9132844905002388520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=9132844905002388520' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9132844905002388520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/9132844905002388520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/ue-stime-di-recessione.html' title='UE: stime di recessione'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-275339178097007084</id><published>2008-11-02T02:36:00.000-08:00</published><updated>2008-11-02T02:42:19.415-08:00</updated><title type='text'>L'Ottobre "rosso" delle Borse</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;Finalmente è finito. Il terribile «ottobre rosso», il peggiore della storia di Wall Street, è ormai alle spalle. Da sempre un mese critico per le Borse, questo periodo viene spesso ricordato per avere fatto sgretolare le speranze di guadagni di molti investitori: ad ottobre si ricordano la crisi finanziaria del 1987 e l'anniversario della Grande Depressione del 29. Quest'anno però è stato diverso, nessuno aveva assistito in diretta al violento crollo dei mercati finanziari, settimane da incubo che in molti sperano irripetibili. Ma con la festa celtica di Halloween arriva un regalo per gli investitori: ieri Wall Street ha chiuso un'altra seduta positiva con il Dow Jones a +1,8%, l'S&amp;amp;P's 500 a +1,54% e il Nasdaq a +1,39%. Tuttavia, prendendo a riferimento i livelli di lunedì scorso dell'S&amp;amp;P's 500, prima del taglio drastico dei tassi da parte della Fed, la perdita messa a segno da inizio mese aveva toccato il 27,2%, un record da annoverare tra i peggiori degli ultimi 57 anni, più ampio di quello dell'ottobre 1987, quando l'indice andò in rosso del 21,76 per cento.Un malessere quello delle Borse che ha contagiato tutti i mercati, costringendo i governi di mezzo mondo ad interventi drastici per entrare in soccorso delle banche ad un passo dall'insolvenza: soltanto il governo americano ha dovuto stanziare un piano di emergenza da 700 miliardi di dollari, entrando come azionista in molti istituti di credito, mentre la Federal Reserve è stata costretta a riacquistare titoli "tossici" per sostenere le contrattazioni, fino al taglio dei tassi di interesse scesi all'1 per cento.Ora lo spettro è quello della recessione e i dati sull'economia americana sono sotto gli occhi di tutti: a settembre la spesa per consumi è scesa dello 0,3%, il peggior risultato da giugno 2004, un dato che va di pari passo con il crollo ad ottobre dell'indice Chicago Pmi sull'attività manifatturiera ai minimi dal 2001, ovvero dai tempi dell'ultima recessione. Insomma la luce in fondo al tunnel è ancora lontana e gli operatori non si fidano di sporadiche riprese dei listini: soltanto quando questo trend si sarà stabilizzato per almeno una ventina di giorni si potrà cominciare a respirare. Fino ad allora è meglio non arrischiarsi in valutazioni azzardate che potrebbero essere smentite nel giro di poche ore.Per chi ama le statistiche si può allora dire che tra le principali Borse, il bilancio peggiore del mese va assegnato a Wall Street con l'indice S&amp;amp;P's 500 a -16,94% e il Nasdaq a -18,6 per cento, dopo avere recuperato in settimana con guadagni rispettivamente del 10,5% e del 9,7 per cento. In Europa, lo Stoxx600 ha chiuso il mese in rosso del 13,3%, mentre il bilancio degli ultimi sette giorni ha visto la rimonta delle Borse del Vecchio Continente con un balzo del 12%, il migliore dal 2001. In ottobre, è Milano ad aver accusato la peggiore performance (Mibtel -15,42%, S&amp;amp;P/Mib -16,31%)), seguita da Francoforte (Dax -14,46%), Parigi (Cac40 -13,52%) e Londra (Ftse -10,71%). Bilancio negativo anche per la Borsa di Tokyo che a fine mese mette a segno un -23,83%, con la chiusura di ieri in calo del 5,01% a seguito del taglio dei tassi d'interesse dello 0,3 per cento. Nella graduatoria dei crolli dell'ottobre rosso, la maglia nera va alla Borsa islandese, con una perdita nell'ultimo mese dell'80,82%. L'indice Micex di Mosca cede il 28,77%, mentre l'Rts denominato in dollari il 36,18 per cento.Ora si guarda all'avvio del nuovo mese con gli occhi del mercato puntati sull'esito delle elezioni negli Stati Uniti (martedì) e delle riunioni della Bce e della Banca d'Inghilterra (entrambe giovedì), dalle quali potrebbero arrivare nuovi tagli dei tassi. Intanto, a guidare i rialzi di ieri, in una giornata in cui hanno dominato cautela e volatilità, sono stati i guadagni di Francoforte (+2,44%) che ha fatto da traino dei principali listini: Londra è salita del 2%, Parigi del 2,3% e Milano del 2,8%. Ha fatto meglio soltanto Madrid chiudendo a +3,3 per cento. Dagli Usa all'Europa, sui listini hanno dominato i titoli finanziari come il balzo di Aig salita del 13,49% e quello di JP Morgan del 6,06%. Denaro anche su American Express (+4,89%) e Citigroup (+3,495). In Europa, Barclays ha ceduto il passo chiudendo a -12,8% dopo l'aumento di capitale da 7,3 miliardi di sterline, in rosso anche Commerzbank (-6,2%). A Piazza Affari Intesa Sanpaolo ha chiuso in rialzo dell'1,83%, mentre hanno accelerato UniCredit (+5,77%), Bpm (+4,77%) e il Banco Popolare (+5,3%).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#006600;"&gt;(Mara Monti pubblicato su Il Sole24ore.it 2 Novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-275339178097007084?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/275339178097007084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=275339178097007084' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/275339178097007084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/275339178097007084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/lottobre-rosso-delle-borse.html' title='L&apos;Ottobre &quot;rosso&quot; delle Borse'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2644967047768629982</id><published>2008-11-02T02:31:00.000-08:00</published><updated>2008-11-02T02:32:47.712-08:00</updated><title type='text'>L'Europa adulta e l'America</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330099;"&gt;Il nuovo Presidente degli Stati Uniti avrà a che fare con un’Europa diversa da quella di otto anni fa, quando entrò in carica George W. Bush: un’Europa che si è avvicinata agli Stati Uniti come soggetto politico e istituzionale, ma se ne è allontanata sul piano dell’opinione pubblica.&lt;br /&gt;Otto anni fa l’Unione Europea era un’«unione» ben povera di contenuti, rispetto agli Stati Uniti. Questi avevano da due secoli un mercato unico e una moneta unica; avevano completato da un secolo e mezzo l’espansione verso Ovest; avevano da mezzo secolo una leadership incontestata nel determinare le regole del gioco delle imprese sul piano globale. L’Europa non aveva niente di tutto ciò, quando Bush entrava alla Casa Bianca. Ma nel 2002 l’Unione Europea ha dato ai suoi cittadini una moneta unica. Da qualche anno ha dato alle imprese un effettivo mercato unico. Tra il 2004 e il 2007 ha completato la sua «espansione» verso Est. È divenuta punto di riferimento globale per la regolazione economica, percepito come tale anche dalle multinazionali americane.&lt;br /&gt;Certo, la Ue non è paragonabile agli Stati Uniti per unità politica, influenza strategica o potenza militare. Ma, attraverso l’integrazione, si è avvicinata ad essi per peso economico e monetario e per influenza sulla governance dell’economia.&lt;br /&gt;Al tempo stesso, gli anni di Bush hanno allontanato l’opinione pubblica europea dagli Stati Uniti. Le decisioni americane sull’Iraq hanno profondamente diviso i governi ma hanno unito le opinioni pubbliche dei diversi Paesi, contro la politica di Bush. Negli ultimi anni, secondo i sondaggi, tale avversione si sarebbe tradotta in un diffuso sentimento di freddezza o ostilità non solo verso il Presidente, ma anche verso gli Stati Uniti. A ciò hanno concorso atteggiamenti unilaterali che sono parsi non in linea con le responsabilità globali dell’America, in particolare in materia ecologica. La crisi finanziaria, propagatasi nel mondo dagli Stati Uniti, non aiuta a superare questi sentimenti.&lt;br /&gt;John McCain e Barack Obama sono consapevoli che gli Stati Uniti devono abbandonare l’unilateralismo di Bush e ricostruirsi una reputazione internazionale all’altezza della loro tradizione. L’Unione Europea, anche a livello di opinione pubblica, deve aiutare il nuovo Presidente in questo difficile compito. Una forte cooperazione transatlantica è più necessaria che mai, ora che la crisi ha aperto finalmente gli occhi sull’urgenza di dare una solida governance pubblica alla globalizzazione dei mercati.&lt;br /&gt;Rispetto a questa esigenza, gli ultimi otto anni sono stati sostanzialmente perduti: in primo luogo per la riluttanza di Bush nei confronti del multilateralismo, ma anche perché la Ue era piuttosto introversa, assorbita dall’opera di costruire se stessa. Oggi, un’America che si scrolli di dosso il velleitario manto unilaterale di Bush e un’Europa divenuta adulta come potenza economica hanno un appuntamento storico: guidare il cantiere della governance globale.&lt;br /&gt;Solo gli Stati Uniti possono apportare a questo cantiere l’impulso fondamentale della loro ritrovata volontà multilaterale. Ma l’Europa può dare due apporti altrettanto fondamentali: il know how, che solo essa ha per avere governato con successo per cinquant’anni una «globalizzazione» su scala continentale; e una credibilità che agli occhi degli altri attori da coinvolgere, a cominciare dalla Cina, è oggi probabilmente superiore a quella degli Stati Uniti. (Mario Monti pubblicato su Corriere.it 2 novembre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2644967047768629982?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2644967047768629982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2644967047768629982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2644967047768629982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2644967047768629982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/11/leuropa-adulta-e-lamerica.html' title='L&apos;Europa adulta e l&apos;America'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5792027344413891076</id><published>2008-10-31T08:00:00.000-07:00</published><updated>2008-10-31T08:09:12.757-07:00</updated><title type='text'>Petrolio: prezzi bassi, investimenti a rischio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Il greggio Brent torna oltre i 65$ al barile e il Wti per scadenza dicembre a 67,50 $/barile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;I consumatori di tutto il mondo gioiscono per il brusco calo del prezzo del petrolio che si è dimezzato in pochi mesi. Con questo livello dei prezzi però gli investimenti per lo sviluppo di nuovi giacimenti (stimati in 160 miliardi di dollari solo nei Paesi Opec) rischiano di rallentare o addirittura di fermarsi. Secondo alcuni studi si parla di un declino della produzione fra il 6 e il 9%a seconda degli investimenti che saranno realizzati. Quando la recessione in corso sarà finita e i consumi di greggio riprenderanno a salire l'offerta avrà difficoltà ad incontrare la domanda: il prezzo del petrolio potrebbe ritornare ai livelli dei mesi scorsi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5792027344413891076?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5792027344413891076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5792027344413891076' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5792027344413891076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5792027344413891076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/petrolioprezzi-bassi-investimenti.html' title='Petrolio: prezzi bassi, investimenti a rischio'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-8713266412200753740</id><published>2008-10-31T07:53:00.000-07:00</published><updated>2008-10-31T07:54:14.040-07:00</updated><title type='text'>Il calo del greggio frena l'inflazione a ottobre</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;Rallenta ancora l'inflazione a ottobre. Secondo la stima diffusa oggi dall'Istat, infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), segna una variazione congiunturale nulla, mentre su base tendenziale l'aumento è del 3,5% (era del 3,8% a settembre). Invariato il tasso di inflazione acquisito per il 2008, che si colloca al +3,4%. L'inflazione di fondo segna +2,8%; l'inflazione al netto dei prodotti energetici aumenta del 2,9%, in lieve rallentamento rispetto al +3% di settembre. L'Italia resta quindi sopra la media di Eurolandia. In ottobre, infatti, come reso noto da Eurostat nella stima flash di oggi (dato definitivo il 14 novembre), nei 15 Paesi della zona dell'euro l'inflazione è scesa al 3,2% contro il 3,6% del mese precedente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-8713266412200753740?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/8713266412200753740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=8713266412200753740' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8713266412200753740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/8713266412200753740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/il-calo-del-greggio-frena-linflazione.html' title='Il calo del greggio frena l&apos;inflazione a ottobre'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7217630129462403283</id><published>2008-10-31T07:46:00.000-07:00</published><updated>2008-10-31T07:51:36.165-07:00</updated><title type='text'>Aumentano gli interessi pagati dall'Italia sui propri BTP</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#003300;"&gt;La crisi finanziaria globale fa tornare l'Italia ai tempi della lira. Al 1997, quando il Governo lavorava per portare il Paese nell'euro. Ieri il rendimento titoli di Stato italiani decennali (BTp) ha infatti superato di un punto percentuale quello dei corrispettivi titoli tedeschi (Bund): l'Italia, insomma, è costretta a pagare l'1,02% di interessi in più della Germania per trovare qualche investitore disposto a comprare i suoi titoli di Stato. Non era mai accaduto da quando esiste l'euro. E anche i credit default swap, cioè le polizze che gli investitori usano per assicurarsi contro l'insolvenza di qualunque emittente obbligazionario, hanno raggiunto il record per il nostro Paese: 128 punti base lunedì e 115 ieri. Secondo i calcoli di StatPro, questo significa che gli investitori implicitamente calcolano una probabilità di insolvenza della Repubblica italiana del 2% nell'arco di un anno e del 10% nell'arco dei prossimi 5 anni. Segno, da un lato, che l'Italia è percepita sempre più rischiosa. Dall'altro, che il panico sta spingendo gli investitori verso i titoli più sicuri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#003300;"&gt;L'allargamento della forbice tra i rendimenti di Italia e Germania, che i tecnici chiamano spread, ha due ordini di ragioni. Innanzitutto c'è una motivazione di carattere generale. I Bund tedeschi sono storicamente considerati i titoli di Stato più sicuri d'Europa, soprattutto perché sono molto liquidi e hanno un contratto futures molto efficiente. In momenti d'incertezza, dunque, gli investitori hanno sempre acquistato più Bund che titoli italiani, spagnoli o anche francesi. Per questo la Germania ha sempre pagato, per emettere titoli di Stato, i rendimenti più bassi d'Europa. È dunque normale che in questi giorni di grande incertezza la corsa all'acquisto di Bund sia aumentata. E, di conseguenza, è normale che i rendimenti tedeschi siano scesi più degli altri.L'allargamento del cosiddetto spread, dunque, è in gran parte frutto di un movimento del mercato dettato dal panico degli investitori. E riguarda tutti i Paesi "periferici" d'Europa, non solo l'Italia: la Grecia paga oggi l'1,25% più della Germania, la Spagna lo 0,61% e il Portogallo lo 0,72%. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#003300;"&gt;La seconda motivazione è costituita dal fatto che il nostro Paese paga lo scotto di conti pubblici zavorrati da una montagna di debiti. Con un rapporto sul Pil al 103,2% (dati di Standard &amp;amp; Poor's), l'Italia è il Paese con il debito pubblico più elevato d'Europa. E questo pesa, soprattutto ora che i Governi hanno annunciato massicci interventi a sostegno del sistema bancario e finanziario. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7217630129462403283?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7217630129462403283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7217630129462403283' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7217630129462403283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7217630129462403283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/aumentano-gli-interessi-pagati.html' title='Aumentano gli interessi pagati dall&apos;Italia sui propri BTP'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7888831953674373680</id><published>2008-10-27T09:23:00.001-07:00</published><updated>2008-10-27T09:24:20.744-07:00</updated><title type='text'>E' tutta in salita la Bretton Woods 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6666cc;"&gt;Si fa presto a dire “nuova Bretton Woods”. La profondità della crisi attuale, che rimette in discussione un modello di economia globale di mercato, impone una riforma dalle fondamenta: nuove regole, sistemi di controllo planetari, apparati di vigilanza anticrisi, sanzioni e poteri in capo a istituzioni sovranazionali. Ma ne esistono le condizioni? Bisogna ricordare che cosa fu davvero la prima Bretton Woods. Nel 1944 in quella cittadina del New Hampshire vide la luce un progetto di ricostruzione dell’economia internazionale, un’architettura dei rapporti tra le monete, un accordo per resuscitare gli scambi fra le nazioni, e le istituzioni che dovevano gestire la nuova fase storica: il Fondo monetario internazionale e il Gatt, antenato dell’odierna Organizzazione mondiale del commercio (Wto). La situazione era drammatica, quasi tutte le nazioni sviluppate erano stremate dalla seconda guerra mondiale (ancora in corso) e al tempo stesso più semplice: si partiva da un livello di interconnessione delle economie ben più modesto di quello attuale; i mercati finanziari erano dei nani in confronto alla loro dimensione attuale. Altrettanto importante era la diversità di condizioni politiche. La prima Bretton Woods nacque in un momento di leadership incontrastata dell’America rooseveltiana (l’Unione sovietica di Stalin era marginale nei rapporti di forze economici); e sotto l’egemonia culturale di quel “pensiero nuovo” che era la dottrina di John Maynard Keynes. Oggi il negoziato per una Bretton Woods II si aprirebbe in condizioni molto più ostiche. L’influenza degli Stati Uniti è ridimensionata anzitutto perché il mondo è multipolare e altri blocchi hanno un peso economico rilevante: Unione europea, Cina, India, Brasile, Russia, Golfo Persico. La congiuntura politica inoltre fa sì che ci troviamo con una “presidenza vacante”: l’Amministrazione Bush è in disarmo oltre che screditata. L’Unione europea ha avuto un soprassalto di iniziativa e di compattezza: per evitare un disastro bancario ha fatto suo un piano inglese, poi adottato da Washington. Tuttavia l’unità europea costruita attorno a provvedimenti di emergenza sarebbe assai più difficile da replicare sul disegno più ambizioso di riscrivere le regole fondamentali della globalizzazione: su questo punto è già ben visibile una distanza tra le culture economiche inglese, tedesca, francese. L’indispensabile coinvolgimento delle nuove potenze emergenti complica ancora di più la sfida. La Cina è fra tutte la più importante. E’ evidente che nel lungo termine la Repubblica Popolare emergerà come la rivale strategica degli Stati Uniti. Nell’immediato tuttavia Pechino è disposta a trarre benefici graduali dalla ritirata dell’influenza americana in varie zone del mondo; ma il gruppo dirigente cinese non è affatto pronto ad assumere sulle proprie spalle una responsabilità globale analoga a quella ricoperta per mezzo secolo dall’America; inoltre il carattere autoritario del suo regime crea ostacoli e diffidenze: non è portatore di un modello altrettanto universale del keynesismo rooseveltiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#6666cc;"&gt;(F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 27 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7888831953674373680?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7888831953674373680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7888831953674373680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7888831953674373680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7888831953674373680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/e-tutta-in-salita-la-bretton-woods-2.html' title='E&apos; tutta in salita la Bretton Woods 2'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5899450689156447010</id><published>2008-10-24T05:10:00.000-07:00</published><updated>2008-10-24T05:12:12.232-07:00</updated><title type='text'>Cambi, l'Euro scende ai minimi da due anni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;L'euro scivola sotto quota 1,27 dollari per la prima volta negli ultimi due anni, andando a toccare il nuovo minimo dal 26 ottobre 2006 a 1,2662. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;"&gt;La divisa unica europea è scesa ai livelli più bassi dal 25 settembre 2002 sullo yen (120,27) e dall'inizio di aprile 2003 sul franco svizzero (1,4863). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;Sui mercati internazionali sta prevalendo il panico, come si può notare dai pesanti ribassi di Borsa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5899450689156447010?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5899450689156447010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5899450689156447010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5899450689156447010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5899450689156447010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/cambi-leuro-scende-ai-minimi-da-due.html' title='Cambi, l&apos;Euro scende ai minimi da due anni'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-144537623852315279</id><published>2008-10-24T05:07:00.002-07:00</published><updated>2008-10-24T05:08:55.538-07:00</updated><title type='text'>OPEC taglia produzione di greggio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;L'Opec ha deciso di ridurre la produzione petrolifera di 1,5 milioni di barili/giorno (Mbg) a partire dal primo novembre. Lo hanno reso noto fonti delle delegazioni dei paesi membri, a margine della riunione straordinaria che il cartello sta tenendo a Vienna. A fine settembre il ritmo globale di estrazione dell'opec era di 32,16 milioni di barili al giorno a fronte di un vecchio tetto ufficiale di 28,8 milioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-144537623852315279?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/144537623852315279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=144537623852315279' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/144537623852315279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/144537623852315279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/opec-taglia-produzione-di-greggio.html' title='OPEC taglia produzione di greggio'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-6034025863982738973</id><published>2008-10-24T05:07:00.001-07:00</published><updated>2008-10-24T05:07:22.648-07:00</updated><title type='text'>Borse asiatiche ed europee in caduta senza freni</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-6034025863982738973?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/6034025863982738973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=6034025863982738973' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6034025863982738973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/6034025863982738973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/borse-asiatiche-ed-europee-in-caduta.html' title='Borse asiatiche ed europee in caduta senza freni'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1115997816394734867</id><published>2008-10-24T05:04:00.000-07:00</published><updated>2008-10-24T05:05:19.364-07:00</updated><title type='text'>Perchè l'Euro è debole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#666600;"&gt;La lunga discesa dell’euro nei confronti del dollaro è un segnale importante: indica che il revival di decisionismo politico dei governi europei non è bastato a fugare la convinzione che noi siamo un anello debole in questa crisi. E’ singolare la dinamica della rivalutazione del dollaro: la fuga di capitali dai paesi emergenti e da tutti gli investimenti a rischio sta premiando decisamente la moneta americana, che torna ad essere vista come un rifugio in tempi di insicurezza. Pesa la convinzione che l’America, pur essendo all’origine di questa recessione, sarà la prima a uscirne, anche perché con la nuova presidenza adotterà cure energiche mirate a sostenere l’economia reale, non solo la finanza. Inoltre l’Unione europea dopo avere incassato gli effetti d’annuncio positivi dei suoi piani di salvataggio delle banche, ora è l’oggetto di esami più severi: il ritorno di statalismo comincia a preoccupare i mercati per le sue conseguenze sulle finanze pubbliche. Un segnale singolare lo dà l’Italia, dove i contratti “credit default swaps” (assicurazioni sul rischio di insolvenza) sul debito pubblico ormai costano più di quelli sulle singole banche. E’ la prova che il rischio-solvibilità del Tesoro italiano comincia a preoccupare gli investitori internazionali, visto che ormai i rischi delle singole istituzioni finanziarie fanno capo allo Stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#666600;"&gt;(F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 24 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1115997816394734867?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1115997816394734867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1115997816394734867' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1115997816394734867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1115997816394734867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/perch-leuro-debole.html' title='Perchè l&apos;Euro è debole'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7693593713812347587</id><published>2008-10-23T05:35:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T05:36:23.991-07:00</updated><title type='text'>La terza fase della crisi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;Ci sarà una terza fase della crisi, e da dove verrà? La prima ondata ha sconquassato il settore bancario innescando la precipitosa escalation di salvataggi pubblici. La seconda è la recessione che deprime l’economia reale. Il terzo capitolo potrebbe aprirsi all’insegna del rischio-paese. E stavolta gli anelli deboli del sistema sono le nazioni emergenti, l’ultimo motore ancora acceso della crescita globale. Il governo di Pechino ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita: dopo l’11,7% di aumento del Pil nel 2007, la Cina rallenta al 9%. E’ il prezzo inevitabile per il calo dei consumi in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone, le tre aree colpite dalla recessione che sono anche i tre sbocchi più importanti delle esportazioni made in China. Fin qui il danno appare contenuto: in qualunque altra parte del mondo un aumento del 9% del Pil si chiama boom. Ma un taglio netto del 2,7% alla crescita non è indolore. In una nazione di 1,3 miliardi di abitanti, dove in media 15 milioni di contadini abbandonano le campagne ogni anno per cercare lavoro in città, la stabilità sociale esige un ritmo di sviluppo molto sostenuto. Già adesso nella regione meridionale del Guangdong l’industria tessile e quella del giocattolo sono in gravi difficoltà, i licenziamenti di massa si moltiplicano, scatenando proteste violente. Per sua fortuna la Repubblica Popolare fronteggia questa crisi con una solidità finanziaria notevole. Le riserve valutarie della banca centrale di Pechino sfiorano il livello record di duemila miliardi di dollari. A differenza delle famiglie americane, quelle cinesi non sono affatto indebitate, al contrario custodiscono un immenso giacimento di risparmio: il 40% del loro reddito. Tuttavia qualche punto debole c’è, nei settori contagiati dallo stesso morbo dell’Occidente: nelle grandi città come Pechino e Shanghai si sgonfia la bolla speculativa del mercato immobiliare; il colosso finanziario Citic (controllato dallo Stato) ha dovuto rivelare un buco di bilancio di 1,9 miliardi di dollari in seguito ad azzardate speculazioni sull’euro. Proprio mentre il governo italiano si preoccupa di erigere barriere contro eventuali incursioni ostili dei fondi sovrani stranieri, a Pechino la tendenza è di segno opposto. Le holding di Stato si sono pentite per essere venute in soccorso alle banche occidentali mesi fa, acquistando partecipazioni azionarie il cui valore si è assottigliato. Ora la priorità per il fondo sovrano cinese diventa un’altra: è un’arma da tenere in riserva per sostenere l’economia nazionale, se l’impatto della crisi dovesse peggiorare. Altre nazioni emergenti affrontano la tempesta senza l’arsenale finanziario della Cina. Il Pakistan – un paese cruciale per ragioni geostrategiche – è sull’orlo dell’insolvenza e può essere costretto a chiedere l’aiuto del Fondo monetario internazionale. In Corea la moneta nazionale precipita. Il governo di Seul ha dovuto imitare europei e americani varando un piano di aiuti di Stato alle banche. Nona potenza industriale del pianeta, la Corea è colpita due volte: non solo dal calo delle esportazioni, ma anche dalla deflazione mondiale delle materie prime e dei noli marittimi, essendo un big dell’acciaio e della cantieristica navale. In India la banca centrale ha tagliato i tassi d’interesse per cercare di sostenere la domanda interna. La gravità della situazione ha indotto Cina, Giappone e i “dragoni” del sudest asiatico (Asean) a mettere da parte diffidenze e rivalità per progettare un fondo comune sovranazionale destinato ai salvataggi bancari: un’iniziativa senza precedenti, che dà la misura dell’allarme nelle capitali d’Estremo Oriente. In America latina la nazionalizzazione dei fondi pensione argentini è una misura d’emergenza per “fare cassa”: l’Argentina è di nuovo in difficoltà finanziarie e il suo Stato tampona l’emergenza mettendo le mani sulle riserve previdenziali. Il rischio-paese lambisce anche l’Europa. La bancarotta virtuale della piccola Islanda finora è stata oggetto di curiosità ironiche: salvo che in Inghilterra, dove diverse tesorerie municipali, e perfino gli amministratori delle polizie di contea, avevano affidato la loro liquidità a banche islandesi online che offrivano tassi d’interesse appetitosi. Ora lo spettro dell’insolvenza di interi Stati sovrani si estende verso paesi meno piccoli, come l’Ucraina. Non sono al riparo alcuni membri dell’Unione europea. L’Ungheria è in serie difficoltà, anche perché in anni più felici una parte della sua popolazione fu convinta a sottoscrivere mutui-casa in franchi svizzeri, il cui rimborso rincara di giorno in giorno.La Danimarca e la Polonia improvvisamente vogliono bruciare le tappe per l’ingresso nell’euro, l’unico scudo che può proteggerle da crisi di sfiducia, fughe di capitali ed emorragìe nella bilancia dei pagamenti. L’Unione europea e l’America hanno cercato di tappare le falle più vistose della crisi con dei rimedi estremi. Ora i costi di quelle terapie mettono a nudo nuovi punti deboli nel sistema globale. La corsa a rassicurare i mercati e a ricostruire la fiducia dei risparmiatori con dei vasti ombrelli di garanzia statale, rivela che la “coperta” è troppo corta. Non tutti i ministri del Tesoro del pianeta hanno gli stessi mezzi. Nella gara a chi si protegge di più dalle insolvenze bancarie, qualcuno resta staccato dal branco di testa. A furia di offrire onerose garanzie di Stato per placare la paura, è inevitabile che i mercati comincino a interrogarsi sulla solvibilità dei singoli Stati. Sono passati appena undici anni da quando le insolvenze sovrane fecero crollare come birilli i dragoni del sudest asiatico, e dieci anni dalla bancarotta della Russia. Nel momento in cui l’economia di mercato cerca rifugio sotto l’abbraccio accogliente dei governi, c’è chi si ricorda che anche gli Stati possono fallire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;(F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 22 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7693593713812347587?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7693593713812347587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7693593713812347587' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7693593713812347587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7693593713812347587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/la-terza-fase-della-crisi.html' title='La terza fase della crisi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-7735037267573599475</id><published>2008-10-22T05:53:00.000-07:00</published><updated>2008-10-22T05:55:50.310-07:00</updated><title type='text'>Eurostat: debito record per l'Italia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#ff0000;"&gt;L'Eurostat rileva come l'Italia alla fine del 2007 ha registrato un rapporto deficit/Pil dell'1,6%, mentre il debito pubblico è stato pari al 104,1%.  Nella zona dell'euro il rapporto medio deficit/Pil è stato dello 0,6%, mentre nell'Unione europea dello 0,9%. Il debito pubblico medio invece sempre alla fine del 2007 è stato del 66,3% nella zona euro e nell'Unione europea del 58,7%.&lt;br /&gt;Con un debito pari al 104,1% l'Italia è ancora al primo posto nell'Ue e resta il solo Paese con un valore che supera il 100%, anche se in calo rispetto al 106,9% del 2006 e al 105,9% del 2005. Ai livelli più bassi, l'Estonia che non supera il 3,5%. Italia sopra la media anche per il deficit, sebbene il dato sia in calo dal 4,3% del 2005 al 3,4% del 2006 all'1,6% del 2007. Per l'Italia, Eurostat precisa che il leggero aumento del deficit dal 2004 al 2006 e la riduzione del 2007 sono dovuti alla riclassificazione del Gruppo Equitalia nel settore delle amministrazioni pubbliche e ad aggiustamenti per gli interessi ed il consolidamento dei flussi tra sottosettori. Lo stesso vale per l'aumento del debito nel 2006.Quanto alla spesa pubblica, l'Istituto rileva per i 15 paesi dell'eurozona un livello del 46,1% del pil (dopo il 46,7% del 2006), per l'Italia 48,2% (dopo il 48,8% del 2006). Per l'Ue a 27 stati membri il dato è del 45,8% (dopo il 44,9%).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-7735037267573599475?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/7735037267573599475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=7735037267573599475' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7735037267573599475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/7735037267573599475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/eurostat-debito-record-per-litalia.html' title='Eurostat: debito record per l&apos;Italia'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5387834083270637324</id><published>2008-10-21T01:48:00.001-07:00</published><updated>2008-10-21T01:51:55.550-07:00</updated><title type='text'>Imposte, coraggio cercasi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;È possibile immaginare una politica fiscale che accompagni le imprese verso l'uscita da una crisi senza precedenti? Esiste un Fisco "morbido", che sappia adattarsi ai crolli finanziari e agli impatti su un'economia già con il fiato corto? Certamente sì. Ma serve una scommessa coraggiosa.Altrimenti il Fisco rischia di diventare la terza emergenza, dopo stretta al credito e recessione. Dobbiamo prendere atto di una verità evidente: la gran parte delle attuali regole fiscali è stata definita in periodi «normali». In circostanze eccezionali (quali gli effetti che la crisi dei mercati potrà avere sull'economia reale) è lecito pensare di rivedere queste regole. Si può pensare a interventi di carattere straordinario. Ma si può anche cominciare con le norme vigenti: individuando, ad esempio, voci adatte a correzioni rapide e a garantire sollievo in tempi brevi. Si potrà obiettare che esistono i vincoli del gettito: ma un'impresa che finisce ai margini del mercato fa comunque perdere gettito.Che fare, allora? Avviare, in primo luogo, una riflessione vera sull'Irap, specie sulla componente del costo del lavoro per non penalizzare ulteriormente le imprese, piccole e meno piccole, a più alta intensità di manodopera. Pensare, poi, a un nuovo meccanismo per l'accesso ai crediti di imposta, visto che quello attuale - basato sulla prenotazione del bonus - sta mostrando tutti i suoi limiti. Con il risultato che non esiste, di fatto, alcuna certezza che la prenotazione si trasformi davvero in investimento.Rivedere le modalità di applicazione degli studi di settore. Anche se depotenziati, dallo scorso anno, questi strumenti di accertamento mal si adattano a cogliere le dinamiche, sempre più veloci, dell'economia. Senza abbassare la guardia nella lotta all'evasione (che, anzi, dovrebbe essere incrementata) si dovrebbero immaginare nuove regole per chi si scosta dai risultati degli studi. Dare corso all'annunciata (ma accantonata) riforma degli ammortamenti, fermi alle tabelle del 1988. Ma la Finanziaria del 2007 ha anche soppresso gli ammortamenti anticipati: su questo oggi occorrerebbe una riflessione, per andare - in alcuni casi - verso l'ammortamento libero.Infine, l'indeducibilità degli interessi passivi. In una fase con redditività limitata e tassi di interesse elevati, le regole della Finanziaria 2008 potrebbero penalizzare fortemente molte società di capitali. Le quote non dedotte, è vero, non vanno perse ma si recuperano negli anni successivi. Ma, nello scenario attuale, questo meccanismo potrebbe rivelarsi fatale sulla tenuta delle imprese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#000099;"&gt;(Mauro Meazza e Salvatore Padula pubblicato su Il Sole24ore 21 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5387834083270637324?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5387834083270637324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5387834083270637324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5387834083270637324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5387834083270637324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/imposte-coraggio-cercasi.html' title='Imposte, coraggio cercasi'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-1926655948017379103</id><published>2008-10-20T05:41:00.000-07:00</published><updated>2008-10-20T05:43:06.171-07:00</updated><title type='text'>I sette errori dei liberisti senza regole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;Nel periodo che va dal 1915 al '29, gli anni cioè della mia infanzia, imperava il capitalismo «puro». Chi l'ha ucciso? Il presidente Hoover e il suo ministro del Tesoro furono senz'altro istigatori del reato. E chi l'ha fatto risuscitare?Quel compromesso che prende il nome di «New Deal» di Franklin Roosevelt. Per darvi corso, tuttavia, ci vollero ben sette anni a partire dal giorno dell'insediamento del presidente Roosevelt, nel marzo 1933.&lt;br /&gt;Paul SamuelsonScorriamo ora in avanti il nastro della Storia, e arriviamo in un baleno ai giorni nostri, al terremoto finanziario globale. I sistemi di mercato privi di regole sono prima o poi destinati a implodere. Siamo di fronte alla fine del sistema di mercato? Da buon portavoce di «Main Street », spero di no. Mille anni di storia dell'economia costituiscono una prova oggettiva di quanto i sistemi di mercato siano indispensabili. Marx, Lenin e Stalin erano dei poveri sprovveduti in materia di economia. Quanto a Mao, fu ancora peggio. Non parliamo poi di Castro a Cuba, Chávez in Venezuela, e di chiunque abbia stretto la Corea del Nord nella morsa della fame e della stagnazione. Che cos'è stato dunque a innescare, a partire dal 2007, il tracollo del capitalismo di Wall Street? All'origine di quello che risulta essere il peggior terremoto finanziario da un secolo a questa parte, troviamo il capitalismo libertario e all'insegna del laissez- faire di Milton Friedman e Friedrich Hayek, cui è stata permessa una crescita selvaggia e senza il rispetto di alcuna regola. È questa la causa principe delle tribolazioni odierne. Questi signori sono morti entrambi, ma il loro lascito avvelenato sopravvive ancor oggi.Le mie sono parole molto forti, delle quali dovrò fornire una giustificazione. Mi permetto, tuttavia, di premonire il lettore: la lunga e movimentata esperienza nel mondo dell'economia ha fatto del sottoscritto un inguaribile centrista. E, peggio ancora, ho imparato sulla mia pelle a coltivare un incorreggibile eclettismo. Negli anni 1932-35, ero un brillante studente dell' Università di Chicago, notoriamente conservatrice. Adoravo i miei insegnanti di economia, già di fama mondiale, i quali a loro volta mi ricoprivano di voti altissimi. Ma c'è un ma. Bastava che allungassi lo sguardo fuori dalle aule universitarie, infatti, perché balzasse agli occhi un tasso di disoccupazione del 50% circa. (La Germania pre-hitleriana navigava più o meno nelle stesse acque). Tutto ciò non quadrava per nulla con quanto era scritto nei miei libri di testo comandati. Perché, mi domando, durante gli anni dell'Università avevo trascorso tutte e quattro le estati sulle dolci spiagge del lago Michigan? La mia non era una famiglia povera, ma neppure spudoratamente ricca. Non si trovava un lavoro neppure a pagarlo, allora. No, neppure uno. Tutte (o quasi) le banche nel vicino Indiana, in Illinois o nel Wisconsin erano decotte.Come fecero il benevolo presidente Roosevelt, e il perfido Adolf Hitler, a riportare i rispettivi Paesi alla soglia della piena occupazione nei sei lunghi anni dopo i fatti del '33? Il grande trucco stava in una colossale spesa in deficit, che fece lievitare il debito pubblico! Ma non troverete alcuna traccia di questa vicenda, così come l'ho appena ricostruita, nella gran parte delle tesi di dottorato targate Ivy League e date alle stampe dopo il 1970. (Evidentemente la scienza può fare passi avanti, ma anche a ritroso).Le mie considerazioni si riallacciano direttamente alle numerose incognite che gravano sulle operazioni di salvataggio messe in campo in tutti e cinque i continenti. Innanzitutto, occorre fare chiarezza sui responsabili della deriva che, dal trend di stabilità e crescita di metà anni '90, ci ha fatto scivolare nel caos odierno, destinato a protrarsi ancora per chissà quanto.1. Mai dimenticare le scelleratezze di George Bush in ambito geopolitico. In futuro la Storia terrà conto di tutto ciò.2. Dopo l'elezione di Ronald Reagan alla Casa Bianca, nel 1980, l'America è diventata sempre più una nazione di sperperatori di denaro a) a livello familiare, b) a livello di corporation e c) a livello pubblico con i supply-siders, i fautori dell'economia dell'offerta, della destra radicale. In un futuro ancora ignoto, quando scatterà una turbolenta e micidiale corsa contro il dollaro, i trader degli hedge fund superstiti saranno i primi venditori allo scoperto del biglietto verde. Il lascito di Reagan, allora, avrà giocato un ruolo cruciale.3. Il programma che va sotto il nome di «conservatorismo compassionevole » (sic) promesso da George Bush si è sostanzialmente tradotto in un piano di consistenti sgravi fiscali diretti esclusivamente a gente ricca come i miei vicini.4. La promozione mirata della sperequazione non è servita a rilanciare la produttività totale dei fattori (Tfp) negli Stati uniti. Piuttosto, la scandalosa impennata delle remunerazioni dei top manager ha compromesso la funzionalità dell'intero sistema di governance aziendale. Spregiudicati Ceo hanno curato soltanto i propri interessi a suon di bugie sugli utili effettivi delle società. E, dopo esser stati colti in castagna, hanno alzato i tacchi e se ne sono andati per la loro strada, brindando alla manna di denaro intascata.In realtà, i vertici della Sec (la Commissione di controllo sui titoli e la Borsa), tra cui l'ex presidente Harvey Pitt, furono designati da Bush soltanto in virtù del fatto che avrebbero promosso la deregulation, anziché seguitare il più che ragionevole modello di regolamentazione centrista. Pitt fu scelto essenzialmente perché aveva prestato servizio come avvocato per le quattro più importanti società di revisione, esse stesse impegnate a congegnare parametri fuorvianti circa l'effettiva redditività.5. Portiamo i revisori sul banco dei testimoni. Questi signori venivano pagati dalle stesse persone sulle quali avrebbero dovuto vigilare; un caso lampante, questo, in cui monitoraggio e regolamentazione riflettono un'esigenza fondamentale.6. Facciamo spazio in aula anche per le tre principali agenzie di rating: Fitch, Moody's e S&amp;amp;P-McGraw Hill. Si presume che esse attribuiscano il voto AAA soltanto a entità più che solide. Se una delle tre si fosse attenuta alla verità oggettiva, tuttavia, le altre due si sarebbero spartite tutto il mercato. C'era puzza di conflitto di interessi. Deputati, prendete pure nota.7. Per non occupare troppo spazio, passerò direttamente ai nuovi «mostri diabolici alla Frankenstein» della nuova «ingegneria finanziaria». Il sottoscritto e alcuni colleghi del MIT e delle università di Chicago, Wharton, Penn e molte altre, rischiano di subire un assai rude trattamento, quando incontreranno San Pietro alle porte del Paradiso. Qual è il punto? Swap e derivati possono garantire un ragionevole risk-sharing e dunque ridimensionare il rischio totale. D'accordo. Ma possono anche cancellare qualsiasi principio di trasparenza. Collaboro da decenni con organizzazioni non-profit, e con i loro amministratori delegati, da New York alla California. Nessuno di loro ha mai capito un'acca delle formule di Black-Scholes-Merton per valutare gli asset. Sapevano soltanto, o credevano di sapere, che profit center nuovi, formidabili e immuni da qualsiasi tipo di rischio avevano letteralmente invaso i loro uffici. Meglio dell'alchimia che trasforma il letame in oro.Si direbbe che nessuno abbia messo a frutto la lezione del 1998, quando il Long Term Capital Management (Ltcm) sfiorò il collasso e richiese un salvataggio concertato dalla Federal Reserve Bank di New York. L'ingegneria finanziaria consente di passare da un' esposizione finanziaria pari a zero a un leverage 50 a 1. E quando il rischio strutturale che ne risulta esplode, i Ceo e il direttore finanziario generale dell' istituto di turno si fregano le mani e intascano montagne di denaro.Dalla sera alla mattina, la Bear Stearns ha ridotto quelli che erano i suoi miliardari allo status di semplici milionari. E se Nerone suonava mentre Roma bruciava, il gran capo di Bear Stearns si è dato ai tornei di bridge mentre i suoi azionisti abbrustolivano sulla graticola. Trattandosi di una delle società di brokeraggio che avevano gestito gran parte delle transazioni dell'Ltcm, i suoi amministratori non avrebbero dovuto imparare qualcosa dagli effetti micidiali di un leverage a dir poco eccessivo?Tiriamo le somme. La gran parte delle perdite oggi accusate saranno permanenti, come avvenne nel 1929-'32. Tuttavia, con la creazione di sufficiente denaro da parte della Fed e del Tesoro statunitense, sarà possibile imboccare la via della ripresa e della stabilità. Se si fosse seguita la "via di mezzo" di Roosevelt, Truman, Kennedy e Clinton, si sarebbe forse potuto scongiurare il caos e le bancarotte di queste ore. Nei circoli più eruditi, ancora si discute se sia stato Cristoforo Colombo a portare la sifilide nel Nuovo Mondo o viceversa. È indubbio, tuttavia, che il meltdown globale di questi giorni rechi in bella vista le parole Made in America. Le generazioni future, dall'Islanda all'Antartide, impareranno a rabbrividire al nome di Bush, Greenspan e Pitt. Sto esagerando, naturalmente. Ma non troppo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#993399;"&gt;(Paul A.Samuelson pubblicato su Corriere.it 20 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1926655948017379103?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1926655948017379103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1926655948017379103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1926655948017379103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/1926655948017379103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/i-sette-errori-dei-liberisti-senza.html' title='I sette errori dei liberisti senza regole'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-2560616175512104191</id><published>2008-10-14T00:09:00.000-07:00</published><updated>2008-10-14T00:10:55.987-07:00</updated><title type='text'>Gli errori di Washington</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330099;"&gt;IL Primo ministro britannico Gordon Brown ha salvato il sistema finanziario mondiale? La domanda forse è prematura: non conosciamo le modalità precise di intervento del piano di salvataggio in Europa né di quello negli Stati Uniti, e non abbiamo nemmeno la più pallida idea se funzioneranno davvero. Sappiamo però che Brown e Alistair Darling, il Cancelliere dello Scacchiere, hanno delineato il modello di intervento di salvataggio mondiale e le altre nazioni ricche lo stanno adottando. E' una svolta a dir poco inattesa. Il governo britannico dopotutto è un partner di recente acquisizione per ciò che concerne gli affari economici mondiali. Londra è sì uno dei centri finanziari più importanti al mondo, ma l'economia britannica è di gran lunga più piccola di quella statunitense, e la Banca di Inghilterra non ha nemmeno lontanamente l'influenza della Fed o della Bce. Non ci si aspetterebbe di vedere la Gran Bretagna assumere un ruolo leader. Il governo Brown ha mostrato di aver riflettuto con chiarezza e di voler agire sollecitamente in base alle conclusioni raggiunte. Nessun altro Paese, tantomeno il nostro, ha saputo abbinare chiarezza e determinazione con analogo successo. Come fare per attenuare la crisi? Gli aiuti ai proprietari di case, per quanto auspicabili, non servono a precludere forti perdite per i cattivi prestiti, e in ogni caso avranno effetto troppo lentamente per risultare utili nell'attuale panico. L'intervento più naturale è affrontare il problema dell'inadeguatezza di capitali facendo sì che i governi forniscano agli istituti più capitali in cambio di una quota di proprietà.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/economia/interna/1561903596/Middle/OasDefault/Googl_Adword_NwEco_SqIns_131008/google_ottobre08_180x150.gif/35346465323533383438393265333430" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330099;"&gt;Questa temporanea seminazionalizzazione è la soluzione alla crisi caldeggiata da molti economisti. Secondo alcune fonti questa era la formula segretamente preferita da Bernanke, presidente della Fed. Eppure, quando Paulson ha annunciato il programma di salvataggio ha respinto questo ovvio iter dichiarando: "Ciò è quanto si fa quando si fallisce". Egli al contrario ha esortato il governo ad acquistare pessimi titoli garantiti da prestiti ipotecari, basandosi sulla teoria che... beh, non è mai stato molto chiaro a quale teoria facesse riferimento. Nel frattempo il governo britannico è andato direttamente al nocciolo del problema e lo ha affrontato con strabiliante velocità. Mercoledì i collaboratori di Brown hanno annunciato un piano mirante a iniettare ingenti capitali nelle banche britanniche, sostenuto dalle garanzie sul debito bancario, che dovrebbe consentire alle banche di ripristinare il sistema di prestito reciproco di denaro, parte critica del meccanismo finanziario. A distanza di cinque giorni dall'annuncio arriva il primo grosso impegno di finanziamento, e le più importanti economie d'Europa si dicono pronte a seguire l'esempio della Gran Bretagna iniettando centinaia di miliardi nelle banche e a garantirne i debiti. Guarda un po', dopo aver sprecato parecchie settimane preziose, anche Paulson adesso ha cambiato idea: sta meditando di comperare partecipazioni azionarie invece di nocivi titoli garantiti da prestiti ipotecari, anche se risulta che si stia muovendo con una lentezza esasperante. Questa politica economica pare ispirata da una chiara visione di ciò che occorre fare. Il che ci porta inevitabilmente a formulare la seguente domanda: perché mai questa chiara visione è dovuta arrivare da Londra, invece che da Washington? È difficile eludere la sensazione che la reazione iniziale di Paulson sia stata distorta dall'ideologia. Non dimentichiamo che Paulson lavora per un'Amministrazione la cui filosofia di governo potrebbe essere sintetizzata in questi termini: "Il privato è bene, il pubblico è male". Da tutto il ramo esecutivo sono stati allontanati i professionisti esperti e competenti e può anche darsi che al Tesoro non sia rimasto nessuno con la levatura e il background necessari a dire a Paulson che ciò che stava facendo non aveva senso. Per buona sorte dell'economia mondiale, Gordon Brown e il suo staff hanno preso una decisione sensata e opportuna. Forse ci hanno indicato come uscire da questa crisi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#330099;"&gt;(Paul Krugman Nobel Economia 2008, traduzione di Anna Bissanti Copyright The New York Times  pubblicato su Repubblica.it 14 ottobre 2008)&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-2560616175512104191?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/2560616175512104191/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=2560616175512104191' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2560616175512104191'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/2560616175512104191'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/gli-errori-di-washington.html' title='Gli errori di Washington'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-5387016674019487260</id><published>2008-10-14T00:07:00.000-07:00</published><updated>2008-10-14T02:42:22.933-07:00</updated><title type='text'>Crisi finanziaria, un passo avanti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#990000;"&gt;Ecco un vero progresso. I salvataggi bancari concordati nel fine settimana non rappresentano, con ogni probabilità, la fine della crisi finanziaria ed economica. Ma si può dire con fiducia che quanto è avvenuto ieri in Europa e in America segnala almeno l'inizio della fine. E' un giudizio che scaturisce dalle stesse cause che sono alla base del panico. Azionisti e istituti di credito si sono affrettati a vendere, o hanno rifiutato di prestare denaro, per timore che decine, forse centinaia di banche e altri istituti si trovassero sull'orlo del fallimento. Come capita spesso in situazioni di estrema incertezza, il panico ha rischiato di rendere possibile una fine di questo genere. Ma non si è trattato di un timore irrazionale. Fintanto che era impossibile prevedere quale fosse il saldo tra le perdite segnalate nei bilanci delle società finanziarie e le riserve, nessuno era in grado di stabilire se i prestiti sarebbero stati ripagati, i depositi restituiti, o se i finanziatori avrebbero nuovamente ottenuto profitti sufficienti da distribuire agli azionisti. Come si è visto durante la crisi bancaria svedese nei primi anni Novanta, e quella giapponese durata l'intero decennio, alla fin fine solo il governo possiede le risorse necessarie a fornire capitale e garanzie per dissipare tali timori. La questione, però, è se il governo trova la volontà politica di mettere in campo tali risorse e se può contare sul sostegno dell'elettorato per farlo. Nel caso del Giappone, mancarono sia la volontà che il sostegno, e questo non fece che prolungare e aggravare la crisi di quel Paese. In quest'ultimo fine settimana, solo 14 mesi dopo le prime avvisaglie dell' attuale crisi finanziaria, abbiamo le prove della volontà politica di risolverla da parte di un largo ventaglio di governi. E visto l'allarme pubblico sul pericolo di una nuova «Grande Depressione » come quella degli anni Trenta, questa volontà sarà senz'altro sostenuta dall'elettorato. Anche perché non c'è altra scelta. Tuttavia, la ricapitalizzazione delle banche e le garanzie sul debito rappresentano solo l'inizio della fine, non la fine vera e propria della crisi. E il motivo va ricercato sia nella sfera economica che politica. Il motivo economico è che se ci farà scampare quasi certamente al pericolo di una nuova «Grande Depressione », questo salvataggio non impedirà l'instaurarsi di una pesante e dolorosa recessione.&lt;br /&gt;L'Europa e il Giappone sono già in recessione e l'America vi si avvicina a grandi passi. La caduta dei prezzi del petrolio e delle materie prime, con il corollario di una minore inflazione e di tassi d'interesse più bassi praticati dalle banche centrali, contribuirà ad attenuare la recessione. E' tuttavia ancora probabile che il processo sarà pesante e doloroso, proprio per la diffusione del panico cui abbiamo assistito. Il terrore di un crollo totale renderà i ricchi più cauti nello spendere, gli indebitati più cauti nel chiedere nuovi prestiti, e chi presta denaro più cauto nel metterlo a disposizione. La stretta creditizia e il calo dei consumi comporteranno una contrazione della produzione per un lungo periodo di tempo, fino al ritorno della fiducia. E qui si inserisce il motivo politico. La disoccupazione è destinata ad aumentare nell'Eurozona, da livelli già assai alti, mentre salirà rapidamente in America e in Gran Bretagna, rispetto ai bassi tassi goduti sinora. La perdita del posto di lavoro e la riduzione del reddito rischiano sempre di innescare un contraccolpo politico, che potrebbe spingere i governanti ad adottare misure in grado di alleviare i disagi, ma al costo di prolungare la recessione. Di solito questo avviene aumentando la spesa pubblica, e talvolta ricorrendo a barriere doganali. Il salvataggio peraltro lascia spazio, sotto questo aspetto, a un qualche ottimismo. Si è molto discusso del fatto che, come conseguenza della crisi, l'equilibrio tra governo e mercati si sposterà fortemente a favore del governo. In apparenza, questo è vero: i governi sono intervenuti massicciamente, in tutto il mondo industrializzato, entrando nell'azionariato delle banche, e sarà loro compito inasprire i controlli finanziari al termine della bufera. Ma basterà a segnare una svolta, un passaggio a lungo termine verso l'interventismo di Stato? Ne dubito, e per un semplice motivo: l'attuale massiccio intervento del governo si porta dietro un aumento altrettanto massiccio del deficit e del debito pubblici. Debiti che rappresenteranno uno scomodo fardello per i governi, sia in America che in Europa, per molto tempo ancora, a meno che non riescano a convincere l'elettorato ad accettare un inasprimento fiscale. I governi del mondo industrializzato finiranno col condividere la situazione italiana: vorranno mettere in campo molte idee e progetti, ma l'ingente debito pubblico impedirà loro di realizzarli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#990000;"&gt;(Bill Emmott pubblicato su Corriere.it 14 ottobre 2008)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-5387016674019487260?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/5387016674019487260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=5387016674019487260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5387016674019487260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4745525313738857739/posts/default/5387016674019487260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/2008/10/ecco-un-vero-progresso.html' title='Crisi finanziaria, un passo avanti'/><author><name>Giorgio Raviolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00811011282450433636</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_lAsIEVJ7bCI/SV--6X4mT8I/AAAAAAAAABw/24Q9N0hrVRQ/S220/Giorgio+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4745525313738857739.post-4319702112201988643</id><published>2008-10-14T00:05:00.001-07:00</published><updated>2008-10-14T00:06:16.407-07:00</updated><title type='text'>L'Europa ritrova la credibilità per lanciare la sua Bretton Woods</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#666600;"&gt;L'Europa unita ha fatto la differenza. Il suo piano di salvataggio ha superato il primo esame dei mercati. E' prematuro cantare vittoria contro l'epidemia virale della malafinanza. La volatilità isterica delle Borse non è un indicatore su cui costruire grandi teorie, e neppure previsioni di medio termine. I rialzi euforici di ieri del resto non cancellano le perdite accumulate nelle settimane precedenti. L'incubo non si è dissolto in una seduta: non si può escludere che questo fausto lunedì 13 sia stato un rimbalzo tecnico, l'afflusso di investitori "mordi-e-fuggi". Ma la giornata di ieri è stata comunque a suo modo storica. Per la prima volta non è Wall Street ad avere condizionato le piazze finanziarie del nostro continente. E' successo invece l'esatto contrario. Gli indici Dow Jones, Nasdaq e Standard&amp;amp;Poor hanno ricevuto l'impulso fondamentale dalle decisioni del summit domenicale di Parigi e dall'impetuoso rialzo mattutino di tutte le Borse europee. Dopo settimane di angoscia, in cui dai palazzi del potere di Washington non usciva una cura che convincesse i mercati, quella cura è stata partorita in un vertice dell'Eurozona, "ispirato" a sua volta dalla ricetta del premier britannico Gordon Brown. E' uno schiaffo all'Amministrazione Bush e al suo segretario al Tesoro Henry Paulson, che hanno estorto al Congresso 700 miliardi di dollari senza riuscire a invertire l'umore catastrofico che prevaleva sui mercati fino a venerdì scorso. La terapia europea non è radicalmente nuova né troppo diversa dalle varie "toppe" usate da Washington: gli americani per primi hanno nazionalizzato diversi colossi finanziari (Fannie Mae, Freddie Mac, Aig); anche la Federal Reserve ha inondato le banche di liquidità; anche i depositi dei risparmiatori Usa hanno ricevuto assicurazioni addizionali. L'aggiunta decisiva, che sembra avere fatto la differenza, è l'ombrello "nucleare" che gli Stati dell'Eurozona hanno steso a protezione di tutto il mercato interbancario, garantendo contro i rischi d'insolvenza anche le operazioni di finanziamento tra gli istituti di credito, il vitale mercato interbancario che era paralizzato. Inoltre i mercati sono stati favorevolmente colpiti dall'unità d'intenti, dalla strategia comune, dal fatto che improvvisamente l'Europa ha reagito compatta di fronte all'emergenza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/economia/interna/1703838550/Middle/OasDefault/Googl_Adword_NwEco_SqIns_131008/google_ottobre08_180x150.gif/35346465323533383438393265333430" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#666600;"&gt;La vittoria di ieri - forse temporanea - contro lo tsunami finanziario è stata pagata carissima. Tirando le prime somme dei numerosi piani nazionali che hanno applicato le direttive del vertice di Parigi, si arriva a un costo che in dollari raggiunge i 2.400 miliardi di dollari. E' più del triplo di quanto hanno stanziato gli Stati Uniti, che pure sono l'epicentro originario di questa crisi. Se i mercati sono stati impressionati dal sussulto di decisionismo europeo, i cittadini contribuenti dell'Unione saranno altrettanto colpiti quando comincerà ad arrivare il conto in termini di pressione fiscale. Anche perché il poderoso aumento dei deficit pubblici provocato dai salvataggi bancari si sovrappone a una congiuntura economica disastrosa, una recessione che a sua volta deprime le entrate fiscali degli Stati. E dopo avere dissanguato le casse pubbliche per rimediare agli errori dei banchieri, bisognerà trovare risorse per sostenere la crescita, alleviare le sofferenze di settori industriali in crisi, fronteggiare l'aumento dei disoccupati. Il tutto in un continente europeo già afflitto dall'invecchiamento demografico e da squilibri finanziari strutturali nei sistemi previdenziali. Una giornata di tripudio nelle Borse non deve fare abbassare la guardia neanche sul fronte della crisi bancaria. I suoi costi possono ancora lievitare. Gli stanziamenti decisi ieri nelle capitali dell'Unione sono una stima di quel che servirà, ma il vero onere lo conosceremo solo alla fine. Dopo lo scoppio della bolla speculativa di Tokyo nel 1989, la crisi bancaria degli anni Novanta costò al Giappone il 24% del suo Pil. Le grandi crisi finanziarie del passato negli Stati Uniti in media costrinsero a interventi pubblici dell'ordine del 16% del Pil. Gli interventi straordinari annunciati ieri da Berlino e Londra, Parigi e Roma, rischiano di essere solo un acconto preliminare. Senza prematuri trionfalismi, l'Europa ha comunque l'opportunità di usare questo momento di credibilità per imporre agli Stati Uniti profonde riforme di sistema. E' questa la fase per avviare la Bretton Woods II di cui si è parlato, spesso a sproposito, nei giorni scorsi. I suoi compiti sono chiari. Al primissimo posto c'è la regolamentazione del mostruoso mercato dei titoli derivati: 55.000 miliardi di dollari, quattro volte il Pil degli Stati Uniti. Le lobby dei banchieri hanno sempre neutralizzato ogni tentativo di disciplinare la "finanza ombra". In un momento in cui la credibilità dei banchieri è precipitata agli inferi, e le loro colpe saranno pagate dai contribuenti per diverse generazioni, è urgente cambiare le regole del gioco. L'Unione europea deve anche riportare al centro dell'attenzione - coinvolgendo le superpotenze Cina e India - lo squilibrio macroeconomico fondamentale che è all'origine di questa crisi: l'eccesso di debiti dell'America, favorito da politiche monetarie lassiste, e politiche fiscali irresponsabili. L'accumulo di disavanzi commerciali col resto del mondo da parte degli Stati Uniti è l'altra faccia di quei debiti delle famiglie americane che rappresentano ormai il 140% del Pil Usa. Ci sono altre lezioni che ogni paese può cominciare a trarre da questa crisi. La deflazione che ha ridimensionato pesantemente i valori di tanti beni capitali, dalle case alle azioni, ha degli effetti sui modelli di sviluppo. Finita l'èra della finanza creativa, finito il boom dei titoli esoterici, le banche sono costrette a ridurre il loro ruolo. Si stima che nell'ultimo decennio in America dietro ogni dollaro di aumento del Pil - l'aumento di reddito dell'economia reale - c'erano cinque dollari di crediti. Una montagna di attività finanziarie sovrastava la produzione di cose, di beni e servizi reali. Il Pil nazionale era solo una frazione, rispetto alla bolla dei debiti che c'era dietro. Quell'epoca è finita con i crac bancari del 2008. "Bucata" la bolla, l'economia globale è in fase di atterraggio: bruscamente ritrova l'impatto con il suolo. E' realistico prevedere che per una lunga fase il baricentro delle attività economiche tornerà a spostarsi in favore della produzione di cose, di beni reali, di servizi utili alle persone. La finanziarizzazione del capitalismo ha toccato il suo limite, e assisteremo a una retromarcia. Un mondo dove la vocazione manifatturiera e il lavoro produttivo vengono rivalutati rispetto alla finanza, è un mondo dove anche le priorità delle politiche economiche nazionali andranno riviste. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#666600;"&gt;(F.Rampini pubblicato su Repubblica.it 14 ottobre 2008)&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-4319702112201988643?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/4319702112201988643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=4319702112201988643' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 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approvato il decreto legge per la stabilità finanziaria</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:85%;color:#993399;"&gt;Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge contenente altre misure per la stabilità dei mercati, complementare a quello già adottato la settimana scorsa, per mettere in pratica le decisioni prese ieri dall'Eurogruppo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4745525313738857739-1774461612236330709?l=giorgioraviolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giorgioraviolo.blogspot.com/feeds/1774461612236330709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4745525313738857739&amp;postID=1774461612236330709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' 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